Sotto l’azzurro fitto
del cielo
qualche uccello di mare se ne va

né sosta mai
perché tutte le immagini portano scritto

“più in là!”




.

"Io dichiaro la mia indipendenza. Io reclamo il mio diritto a scegliere tra tutti gli strumenti che l'universo offre e non permetterò che si dica che alcuni di questi strumenti sono logori solo perché sono già stati usati"

Gilbert Keith Chesterton



05 aprile 2011

«It begins with us»

Hanno gia' iniziato pure qui con la campagna elettorale di Obama per le presidenziali del 2012.
Campagna elettorale dal costo stimato di 1.000.000.000 dollari. La piu' imponente di sempre.
Tutti  soldi che pero' arriveranno dalla gente comune, mica dalle lobby del petrolio come con Bush.

Non ce l'ho a morte con Obama, semplicemente trovo assurdo come i nostri media siano tutti sistematicamente schierati a suo favore e mi chiedo che senso abbia fare campagna elettorale, spendendo soldi e tempo, all'estero.
L'unica cosa che mi viene in mente e' che i viaggi di Obama a Parigi e Berlino(mi pare) quando ancora era solo un candidato, gli siano serviti oggi nella faccenda Libica per non inimicarsi l'opinione pubblica europea.
Crearsi una aurea di figaggine assoluta a quanto pare e' utile ancora oggi. Soprattutto poi se i fatti smentiscono le parole.


Ah, gia' ...
«Take it in the ass, it begins with us»

01 aprile 2011

Panico Paura.

Milano - Notizia che ha dell'incredibile dalla Corea del Nord. Secondo quando raccontato da Sergeiji Grossman, un ricercatore americano di origini Uzbeke, tornato due mesi fa proprio dalla capitale Pyongyang dove da anni lavorava come ricercatore per il governo coreano, le forze armate coreane avrebbero nel loro arsenale dei robot antropomorfi. Srgeiji, che ha lavorato proprio su questo progetto per anni, ha consegnato al Pentagono dettagliati documenti e anche un video, pare, girato durante la presentazione delle macchine tenutasi proprio nella capitale lo scorso inverno, sotto gli occhi soddisfatti del capo di governo Kim Jong-il e dei vertici militari del paese. La notizia, che e' stata lungamente smentita da Washington, ha pero' ricevuto una clamorosa conferma da immagini satellitari diffuse da un ente Svedese.

Il Generale Artur McKenzie, dell'esercito degli Stati uniti si dichiara sommamente preoccupato ai microfoni del Wall Street Journal < Sarebbe una svolta epocale per la guerra come e' stata intesa da cinquant'anni a questa parte> ammette < tuttavia per il momento non ci risulta che la tecnologia in possesso a Pyongyang  sia completamente funzionante. Non rappresentano una minaccia immediata. Sicuramente pero' dovremo accellerare le ricerche in questa direzione>.
La notizia ha fatto subito il giro del mondo, specie su internet dove migliaia di appassionati di anime, i cartoni tipicamente giapponesi e, guardacaso, coreani stanno gia' sognando ad occhi aperti.
Cosi' come gia' era successo per gli aerei e molte altre invenzioni, la fantasia e l'estro degli scrittori o, in questo caso, dei disegnatori, ha anticipato la scienza.
Mazinga e Goldrake non sono piu' cosi' lontani.

Fonte





La giornalista pensa a Mazinga o Goldrake..
Io ne ho in mente un paio un po' piu' cattivi e decisamente meno simpatici...

Vabbe', mi consola l'aver una vaga infarinatura in materia.
Potrei sopravvivere.
Un ripassino pero' non guasta.
Via, a rivedere Full Metal Panic o Neon Genesis Evangelion, senno' son cavoli amari.

29 marzo 2011

Trentino BetClic Campione d'Europa

Bolzano, 26 marzo 2011

La Trentino BetClic non scende dal tetto d’Europa su cui si trovava già stabilmente da due stagioni. La squadra di Radostin Stoytchev ha centrato stasera, davanti al proprio pubblico trasferitosi in massa al PalaOnda di Bolzano (7.500 presenze solo per la finale), uno storico tris nella CEV Champions League, la manifestazione continentale di maggior tradizione e prestigio.
Le leggendarie Ravenna e Modena, uniche squadre italiane a centrare tre vittorie di fila in questa competizione, sono state così raggiunte al termine di una prova di forza con lo Zenit Kazan che magari avrà murato e battuto meglio, almeno a leggere le statistiche (undici block a cinque e 7-3 nel computo degli ace) ma nei momenti decisivi del terzo e quarto set non è mai riuscito a mettere il proprio timbro sul match.
La squadra di Stoytchev ha così raccolto l’ennesimo successo internazionale, il quinto complessivo tenendo conto anche di due Mondiali per Club, con un valore aggiunto notevole: l’aver piegato un Kazan che fino all’ultimo ha venduto carissima la pelle appoggiandosi sulla regia del grande Ball, sui muri di Abrosimov (8 block vincenti) e sulla vena dell’opposto Mikhailov fino a quando l’opposto russo ha retto. Tutto ciò non è bastato a fermare i gialloblu, autori di uno straordinario primo set firmato principalmente da Stokr e Kaziyski e poi in seguito caratterialmente impressionanti a risalire la china dopo aver perso il secondo ed essere stati più volte sotto nei parziali successivi. A spostare l’ago della bilancia sempre più verso il versante gialloblu ci hanno pensato ancora una volta Juantorena e Kaziyski. La coppia delle meraviglie di posto 4 si è confermata letale; a dimostrarlo i 19 punti di Matey col 61% a rete e i 15 palloni vincenti di Osmany, autore del 67% in attacco e di una incisività senza pari nei momenti  clou della gara. Fra i singoli da rilevare anche la prestazione in regia di Raphael, l’efficacia a muro di Birarelli (4 block) e la costante presenza in seconda linea di Bari, per il secondo anno miglior libero della manifestazione.
La cronaca del match racconta ancora prima che della partita, di un PalaOnda gremito in ogni ordine di posto e pronto a proiettare la propria squadra del cuore verso il successo con un’atmosfera ed un sostegno incredibile. L’inizio di Trento è quindi pressoché perfetto, visto che i gialloblu scattano sul 4-0 grazie ad un Kaziyski scatenato: cinque punti in fila del fenomeno bulgaro mandano poi la Trentino BetClic sull’8-3 al primo time out tecnico. Nella parte centrale il vantaggio aumenta a dismisura; stavolta è Stokr a fare la voce grossa e a condurre i propri compagni fino al 16-7 ben ispirato da un Raphael pirotecnico. Il Kazan prova a reagire con un paio di spunti personali di  Priddy e Apalikov (21-14) ma è troppo tardi perché ci pensano Juantorena ed un muro di Riad su Mikhailov a chiudere la frazione sul 25-17.
Nel secondo set il Kazan reagisce e si porta sul 2-4 sfruttando un ace di Tetiukhin; Kaziyski si vendica e realizza la battuta vincente su Babichev che vale l’immediata parità (4-4). I russi riguadagnano margine con un muro di Abrosimov su Kaziyski ed un ace di Mikhailov su Juantorena: 7-10. Un altro muro di Abrosimov sempre su Matey offre il massimo vantaggio ai russi (8-12). Trento risale la china (15-16) con Stokr ed ottiene la parità in corrispondenza del 17-17. Il finale di set è contraddistinto dalla rotazione al servizio di Tetiukhin che con due ace diretti ed un altro paio di buone battute porta la propria squadra sul 18-21, mettendo di fatto il sigillo alla frazione che si conclude sul 20-25 con Kaziyski in difficoltà in ricezione e i gialloblu molto fallosi al servizio (6 errori in tutto il periodo).
La lotta punto a punto torna a regnare nell’avvio del terzo set con le due squadre che procedono a braccetto fino all’8-8, sfruttando le rispettive buone vene di Juantorena e Priddy. E’ allora Mikhailov a sbloccare la situazione a suon di attacchi (8-11); la Trentino BetClic reagisce (13-13) ma è di nuovo l’opposto della nazionale russa a firmare l’allungo (14-16). La squadra di Stoytchev non ci sta e sempre con Juantorena ottiene prima la parità (21-21) e poi il vantaggio grazie all’attacco di Kaziyski e ad un ace proprio di Osmany (23-21). Un punto a testa della coppia di posto 4 gialloblu offre il vantaggio a Trento: 25-23 e 2-1.
Il quarto set regala un effimero spunto iniziale alla Trentino BetClic; il 2-0 viene infatti trasformato da Abrosimov in 3-5. Stoytchev chiama time out e i suoi impattano già sul 6-6 per mano di Stokr. Un errore di Sokolov, subentrato proprio a Stokr, manda il Kazan in fuga (8-11) ma sono ancora Juantorena con la sua battuta e Kaziyski in attacco a ribaltare la situazione (14-11) con un parziale di 6-0. E’ l’allungo decisivo perché il Kazan prova a reagire ma viene messo ai bordi del ring da un Juantorena sempre più decisivo e da un PalaOnda che esplode all’errore al servizio di Mikhailov (25-20).

Di seguito il tabellino della finale di 2011 CEV Champions League giocata stasera in Alto Adige.
Trentino BetClic-Zenit Kazan 3-1(25-17, 20-25, 25-23, 25-20)
TRENTINO BETCLIC: Raphael, Juantorena 15,  Birarelli 6, Stokr 15, Kaziyski 19, Riad 4, Bari (L); Sokolov 2, Della Lunga, Colaci (L), Sala 2, Zygadlo. All. Radostin Stoytchev.
ZENIT KAZAN: Ball 3, Priddy 10, Apalikov 7, Mikhailov 17, Tetiukhin 9, Abrosimov 13, Obmochaev (L); Babichev (L), Egorchev, Pantaleymonenko 1, Cheremisin.  N.e. Babichev. All. Vladimir Alekno.
ARBITRI: Deregnaucourt (Francia) e Mokry (Slovacchia).DURATA SET: 26’, 24’, 28’, 30’ ; tot 1h e 48’.
NOTE: 7.500 spettatori. Trentino BetClic: 5 muri, 3 ace, 22 errori in battuta, 3 errori azione,  57% in attacco, 45% (31%) in ricezione. Zenit Kazan: 11 muri, 7 ace, 15 errori in battuta,  errori azione, % in attacco, % (%) in ricezione. Cartellino giallo a Priddy sul 10-11 del quarto set.


Fonte



He come fa uno poi  a tifare Gabeca, quando la squadra che ha sempre visto e' questa?




Ovviamente non rivecendo sportitalia la partita quest'anno me la sogno, anche le repliche.

27 marzo 2011

La guerra d’interesse in Libia e il ruolo delle nazioni

I punti oscuri della crisi

Dinanzi alla crisi libica un fatto appare evidente: su quello che sta realmente accadendo non sappiamo molto. Alcune fonti sono di parte, altre sono necessariamente approssimative. In mancanza di informazioni sicure, può essere utile elencare un paio di punti oscuri. Prima di tutto i ribelli. Chi sono? La vulgata dei primi giorni tendeva ad accomunarli ai manifestanti tunisini ed egiziani. Con il passare del tempo è diventato più chiaro che ci siamo coinvolti in una guerra civile: Cirenaica contro Tripolitania (le due regioni storiche della Libia), divise secondo lealtà di tipo tribale. Ciò non toglie che gli insorti vogliano rompere con una dittatura soffocante e reclamino maggiori libertà, ma suggerisce un quadro un po’ più complesso di «giovani che chiedono la democrazia». La Libia, a differenza di Egitto o Tunisia, non è uno Stato-Nazione.

Non ha un passato comune di lunga data. Non ci sono partiti politici significativi, l’esercito, a differenza dei Paesi confinanti, vede una forte presenza di mercenari e l’islam stesso era finora veicolato dall’interpretazione di Gheddafi (fatta salva la presenza clandestina degli islamici militanti, non estranei alla rivolta). Da ultimo, non è chiara neppure la reale consistenza numerica degli insorti. Tanto poco si conoscono i ribelli quanto bene il colonnello Gheddafi. Negli anni scorsi gli si perdonava tutto. Ora si è deciso di presentargli il conto. O meglio, lo ha deciso la Francia, la Gran Bretagna ha acconsentito, gli Stati Uniti hanno lasciato fare, la Germania si è astenuta, l’Italia ha pensato che era un male minore stare dentro piuttosto che stare fuori e la Lega araba ha cercato di mediare tra posizioni contrastanti al suo interno, salvo poi esprimere il proprio stupore (e quello turco) di fronte al fatto che la no-fly zone venisse imposta con l’uso della forza e non con un grazioso schiocco di dita.

Conciliare le varie posizioni ha richiesto tempo e così si sono lasciati affondare i ribelli per poi lanciare con grande precipitazione un intervento militare dai contorni mal definiti. Ufficialmente lo scopo è evitare violenze di Gheddafi su «civili e aree popolati da civili minacciate di attacco nella Jamahiriyya araba libica, Bengasi inclusa». L’unico punto chiaro nella formulazione Onu è la protezione di Bengasi, che è già stata raggiunta. Da lì ci si può allargare al resto della Cirenaica in mano ai ribelli, obiettivo in corso di raggiungimento. Il testo però si presta anche a un’interpretazione più ampia in cui le aree minacciate di attacco vengono a coincidere con l’intera Libia. In altre parole, l’obiettivo diventa la cacciata di Gheddafi.

L’esperienza della Serbia dice che difficilmente si riesce a rovesciare un regime con una serie di raid aerei mirati. Come è già stato ampiamente ricordato, l’Iraq mostra che cosa significa intervenire sul terreno. A decidere l’interpretazione della risoluzione Onu sarà perciò la reale consistenza militare dei ribelli, sempre più armati e riforniti. Se avanzano, si parlerà di guerra per la democrazia. Se non progrediscono, sarà una guerra umanitaria. Una guerra e basta, una guerra d’interesse, sembra brutta al giorno d’oggi.

Che diversi Paesi europei, prima fra tutti la Francia, cercassero un maggiore spazio economico in Libia è cosa risaputa. Per Parigi c’era anche da riscattare la pessima gestione della rivoluzione tunisina e probabilmente si è pensato di approfittare dei movimenti che percorrono il mondo arabo per regolare la faccenda.

Ma Gheddafi si è dimostrato più radicato sul terreno di quanto si pensava. Il gioco è diventato pericoloso, Francia e Gran Bretagna hanno scelto di giocarlo lo stesso e gli altri hanno seguito. I risultati finora sono confusione negli obiettivi, spregiudicatezza nei mezzi, valutazioni strategiche errate e l’inevitabile coinvolgimento di civili, mentre si fa finta di non pensare all’intervento terrestre. Non sono buone premesse e renderanno un po’ più sospette le prossime dichiarazioni di appoggio ai movimenti democratici nei Paesi arabi.
fonte




Una mia personalissima idea sulla faccenda e' che ci sono persone che, pur di andare contro Gheddafi, legato a doppio, triplo, quadruplo filo con Berlusconi, e quindi attaccare indirettamente Berlusconi stesso, sono disposte a sacrificare il bene nazionale derivante dagli ingenti accordi economici esistenti tra Italia e Libia.
Quanto scommettiamo che dopo questa guerra la Total, che in libia oggi non conta nulla, prendera' il posto della Enel?
Poi tutti a rugare con la crisi economica, ma la zappa sui piedi spesso ce la tiriamo da soli.

23 marzo 2011

Meanwhile, in Egypt

Un primo passo verso una democrazia compiuta in Egitto: i leader della rivolta contro Mubarak valutano così il risultato del referendum per la riforma costituzionale. Il “sì” ha trionfato, con il 77,2% contro il 22,8% di “no”: loro, i leader della rivolta, erano per il “no”, volevano che si scrivesse una Costituzione completamente nuova. Ora fanno buon viso a cattivo gioco, accettano il risultato, purché il rinnovamento non si fermi alla riforma. C‘è stato anche qualche broglio, ininfluente sul risultato finale: il presidente del comitato giuridico assicura che si avrà piena giustizia: “sono state presentate tutte le denunce, le procedure legali sono state avviate e agiremo contro chi ha sbagliato”.
A favore del “sì”, e molto attivi nella campagna referendaria, erano i Fratelli Musulmani.
La riforma costituzionale prevede che il Presidente possa restare in carica per due soli mandati di quattro anni, ma non modifica l’articolo due, che stabilisce che l’islam è religione di Stato e riconosce alcuni principi della legge islamica come “fonte principale” della legislazione.

Fonte

Tutti buoni a fare il tifo contro Mubarak, improvvisamente diventato cattivo, e a soffiargli contro.
Adesso pero' chi controlla e si assicura che i cattivi, quelli per davvero, non prendano il suo posto?
Chi si prendera' cura delle minoranze e delle donne?

Che diventi un nuovo Iran?
In quell'Iran, quello monarchico, quello non "democratico", era possibile questo. Oggi no.
Ovvero, il gioco vale la candela?



Cammello!
[cit.]

22 marzo 2011

Non capisco,

Stiamo facendo rispettare la No-Fly zone?
Allora perche' attacchiamo carri e caserme?

Siamo in guerra?
Allora perche' ci lamentiamo se sequestrano una nostra nave?

Boh...

Ogni articolo che leggo mi sembra sempre piu' confusionario. Giornalisti che dicono tutto e il contrario di tutto con una leggerezza disarmante.
Servizi alla tele che si contraddicono l'un l'altro.
Il tutto condito dal sorriso immancabile del telegiornalista di turno.

Davvero, non capisco.





PS: il prossimo che da del razzista/islamofobo e cazzate varie a Maroni, al governo o all'Italia e' pregato di andare a farsi fottere, perche' parla con lingua doppia.
Il suo piano per risolvere la situazione migranti? Far saltar fuori 50.000 posti per ospitarne altrettanti.
Cercate cosa fanno la Francia o la Spagna. Ole'.

20 marzo 2011

Guerra!

Ole', siamo in guerra.
Questa volta pero' la guerra e' democratica, bipartisan, necessaria.
Nulla a che vedere con le guerre imperialiste e feroci in Iraq e Afganistan.
Quelle appartengono al passato, agli anni zero.
Oggi, che siamo negli anni dieci, e' tutta un'altra storia.
Il vento che soffia e' diverso.
Sa di giustizia e di pace. Un'aria nuova, che spazza via il dittatore oppressore.
Esaudita e' la richiesta accorata di Fo, che si chiedeva che diamine stessimo aspettando per entrare in guerra, che morissero tutti?
Mantenute le aspettative di chi, in virtu' dell'amicizia con il rais nostrano, che al posto del pannolino sulla testa, come si converrebbe ad un vero leader, porta un tupino di gommalacca, aveva riconosciuto in Gheddafi il cancro del nordafrica.

Certo che, alla luce di quanto avviene oggi, Bush e i suoi strateghi sono stati degli ingenui. Avrebbero sicuramente avuto dalla loro la pubblica opinione se avessero seguito due simplci accortezze.
Comprare un abbonamento per le lampade UV per il Mr. President e pubblicare una foto con Saddam e il Silvio.
Sai allora che festa, la guerra!



Detto questo, mi auguro soltanto che le strategie post bombardamento siano diverse da quelle in Iraq e che questa prima fase, fatta di bombe(le stesse che si usano da ogni altra parte del mondo) e incursioni aeree sia il piu' breve possibile.
Un solo colpo, forte e deciso, per decapitare l'Idra...




Ovviamente avrei preferito tenermi Gheddafi con il suo petrolio e gas e le vie preferenziali tra libia e italia con tutti i vantaggi che ne conseguivano. Quindi in definitiva non mi piace questa guerra.

18.761.532



Si, nel mondo reale anche i neri fanno la guerra.
Bensvegliati.

18 marzo 2011

Cash Cash

Il test in Malawi, dove un adulto su otto è sieropositivo, funzionava così: la Banca mondiale ha formato un campione di 3.800 ragazze fra i 13 e i 22 anni e le ha divise in due gruppi. Nel primo le ragazze ricevevano in media 10 dollari al mese e il pagamento della retta scolastica a patto che frequentessero le lezioni con regolarità. Nel secondo, il cosiddetto «gruppo di controllo», nessuna riceveva niente.
Un anno e mezzo dopo l’infezione da Hiv nel primo gruppo, quello delle ragazze pagate per andare a scuola, era più basso del 60%.

All’1,2% contro il 3% delle ragazze del gruppo di controllo.

La differenza si spiega alla luce delle risposte delle giovani donne coinvolte nell’esperimento. Una su quattro fra loro ha spiegato la propria vita sessuale con il «bisogno di assistenza» o il «desiderio di denaro o regali». Nove su dieci hanno riferito che il loro partner assicurava loro un pagamento mensile in media di 6,5 dollari.

È la dinamica di quelli che in Africa si definiscono i sugar daddy, ««dolci papà»: uomini più anziani, spesso molto più anziani, che comprano o affittano amanti-teenager. In Malawi questi maschi dai trent’anni in su sono sieropositivi nel 30% dei casi. È ovvio che l’industria dei sugar daddy sia una delle principali catene di trasmissione dell’Aids. Romperla attraverso incentivi monetari alle ragazze perché si creino un’istruzione e una vita diversa ha avuto da subito effetti dirompenti. Dieci dollari valgono più di medicinali spesso carissimi. Inevitabilmente «corrompere» una persona per indurre comportamenti virtuosi è controverso. Anche in Africa sub-sahariana, dove vivono i due terzi dei sieropositivi del pianeta, molti non sono d’accordo. Ma funziona così bene che a Harare, in Zimbabwe, la Banca Mondiale ha appena introdotto un programma innovativo: pagare le teenager a patto che licenzino i loro sugar daddy. In città sono già comparsi cartelli per pubblicizzarlo. Recitano: «Il tuo futuro è più luminoso senza un dolce papà»

Fonte


A parte la minchiata colossale sul "corrompere" per indurre comportamenti virtuosi, cosa che non sta ne in cielo ne in terra, dal momento che i soldi non sono dati "per NON andare a prostituirsi" ma per sopravvivere e andare a scuola. Se una avesse voluto guadagnare altri soldi avrebbe comunque potuto vendere il culo, ma evidentemente non devono apprezzare molto questa pratica, che  viene praticata solo da chi non ha proprio altri mezzi di sostentamento. Inspiegabile, vero?
Nienete corruzione quindi.
Ma comunque, anche se le si pagasse 10€ per NON prostituirsi, quindi a detta del giornalista, per "corromperle", dove sarebbe il male?
E se ne deduce che il comportamento non "corrotto" sia invece prostituirsi.
Bah...

Ma facciam finta che.

Questa e' comunque l'ennesima dimostrazione, come se ce ne fosse bisogno, che per per controllare l'epidemia di Hiv bisogna agire principalmente sui comportamenti, limitando i rapporti a rischio il piu' possibile.
Qui abbiamo un calo del 60% delle infezioni, senza spendere un € in farmaci o presidi medici, semplicemente fornendo alle ragazze uno stile di vita migliore e piu' morale (abbiamo infatti imparato dai recenti fatti di cronaca come prostituirsi sia terribilmente amorale e contro la dignita' della donna)
Capite perche' non va bene ?

17 marzo 2011

Italia

[...]
Amo la patria!
Amo molto la patria!
Anche con la sua tristezza di salice rugginoso.

[...]