Sotto l’azzurro fitto
del cielo
qualche uccello di mare se ne va

né sosta mai
perché tutte le immagini portano scritto

“più in là!”




.

"Io dichiaro la mia indipendenza. Io reclamo il mio diritto a scegliere tra tutti gli strumenti che l'universo offre e non permetterò che si dica che alcuni di questi strumenti sono logori solo perché sono già stati usati"

Gilbert Keith Chesterton



10 novembre 2011

Nero.


04-G-2530-Ft

Sono distrutto, anche oggi il subtenente ci ha fatto sgobbare come degli sghit.
Tutto il giorno ad accompagnare civili da un settore all'altro. Civili con tutti i bagagli al seguito e ti lascio immaginare la fatica a trascinarli per i sudici pavimenti dei loro settori contaminati.
Puzzavano come capre e sono testardi come psicorobot. Abbiamo dovuto far ampio ricorso di elettrosword per farci ascoltare, maledetti.
Peggio degli animali.
Non ho ancora capito però perchè non potevamo lasciarli morire.
Ordini dall'alto, dice il subtenente.
Ogni giorno che passa mi sembra sempre più di essere su una nave di pazzi.


12-G-2530-Ft

Mi chiedo cosa stiano facendo ai piani alti.
Oggi abbiamo sganciato i 2 settori contaminati in prossimità dell'orbita di M23.
M23, capisci?
Abbiamo chiesto al subtenente se sapesse qualcosa, ma pare che nemmeno lui abbia inteso il motivo.
Non vuole dircelo chiaramente, ma anche lui è convinto che lassù stiano perdendo un po' i colpi.
Dopo aver eseguito la manovra di sganciamento, l'Ammiraglio Next ha mandato in onda un videomessaggio.
Cazzate.
Non so come facciano i suoi sottoposti a prendere ancora ordini da lui.
Dopotutto la contaminazione dei settori A1 e B1 è stata colpa della sua idea di avvicinarsi a quella fascia di detriti.


23-G-2530-Ft

Sono 5 giorni che non riceviamo ordini.
Il subtenente ci passa in rassegna ogni mattina e ci tiene sull'attenti per ore.
Se ne sta li in piedi a guardarci, non dice nulla.
Poi ci congeda e se ne va.
Il pranzo di oggi è saltato. CHIUSO era scritto sui led della sala mensa.
Chiuso. Manco fossimo al ristorante.
Per fortuna Peter aveva ancora del gommopane che ha condiviso con alcuni di noi.
Il subtenente ci guardava come se ne volesse un po' anche lui ma era già finita quando e' arrivato.
Godo, stronzo.
So che non dovrei dirlo, ma alla fine è la verità.
Sono un po' preoccupato per la missione. Assieme agli ordini non arrivano notizie.


21-H-2530-Ft

E' da quasi un mese che non trovo tempo, o non riesco, a scrivere.
Vediamo se riesco a ricordare tutto.
Il 04-H abbiamo perso anche i settori A2, B2 e B3, anche loro contaminati.
Abbiamo dovuto lasciare dei civili sul B3 prima di sganciarlo. Spero trovino dei soccorsi, ma so gia che sono spacciati.
L'Ammiraglio a quanto sembra di aver capito ha deciso di cambiare rotta.
Questo circa 5 giorni fa, il 16-H.
Questo mese è proprio un casino.
Hanno cambiato anche il subtenente, oggi.
E' arrivato un tale, russo. Peggio di quello vecchio. Non parla, non sorride e la sua bioprotesi e' tutto meno che rassicurante.
Si respira un'aria tesa. Ogni ordine dall'alto viene eseguito con disprezzo e poca voglia.
E' strano. Non mi piace come ci guardano i civili.


23-H-2530-Ft

Nikolav, il nuovo subtenente, dice che andremo a morire.
Dice che la rotta ci porterà a passare per il settore JJ-01.
Vuol dire passare a meno di 3anni luce da BlackStorm.
Non so come faccia a saperlo, ma mi sembra strano che si passi da li.
Oggi per il resto tutto bene. Abbiamo arrestato un tizio che stava per scappare su una capsula. Gli abbiamo salvato la vita. Si sarebbe sparato nello spazio e sarebbe morto li.
Nessuno passa da queste parti. Nessuno lo avrebbe raccolto.
Per il resto, ci limitiamo alle solite ronde. Continuano a non arrivare ordini.

27-H-2530-Ft

L'Ammiraglio è un folle. Siamo davvero entrati nel settore JJ-01.
Lo sappiamo solo noi delle forse armate, ai civili non è stato detto nulla.
Nikolav sembra conoscere il motivo, ma non vuole dirci nulla.
Sono preoccupato, lo ammetto, e anche Peter e tutti gli altri.
Anche oggi niente ordini.
Comincio a preoccuparmi, ma lassù che fanno?


30-H-2530-Ft

C'è qualcosa che non va. Non sappiamo cosa, ma c'è qualcosa che non va.
Da oggi inizia la razionalizzazione dell'energia.
Che vuol dire niente per i civili, qualcosina per noi, e ai piani alti tutto come prima.
Ma non è questo il punto.
Che cavolo sta succedendo alle unità coldfusionIII?
Che cavolo sta succedendo alla nave?
Nikolav sostiene moriremo tutti. Pazzo di un russo.
Non ho idea di quando potrò scrivere un'altra volta.


15-I-2530-Ft

Oggi uno dei piani alti è venuto a parlare con Nikolav. L'ho visto mentre usciva dalla sua cabina.
C'è sempre più malcontento verso l'Ammiraglio.
Oggi e' arrivato un videomessaggio dal Pretore. Solite stronzate sulla Missione, sulla nave, sull'ubbidienza.
Non mi piace.



17-I-2530-Ft

Ieri siamo rimasti del tutto senza corrente energia, anche noi.
Nikolav sembra essere sparito. Non abbiamo un superiore e non arrivano ordini.
Non sappiamo che fare. Non so che fare.
Sembra stiamo puntando direttamente verso Blackstorm.
Vorrei non essere mai partito 7 anni fa.


20-I-2530-Ft

La situazione è precipitata. Pare che l'Ammiragio si sia rinchiuso nel ponte dei comandi e che il Pretore, il Viceammiraglio, il Generale e molte alte teste grosse abbiano preso il comando.
Nikolav non si fa vedere da tre giorni e le notizie ci arrivano frammentarie dalla radio del comando.


22-I-2530-Ft

Ci stiamo avvicinando pericolosamente a Blackstorm.
Prego si faccia in tempo a cambiare rotta.
Sul ponte di comando e' battaglia.
L'Ammiraglio non vuole cedere il conando.
Non voglio morire.


23-I-2530-Ft

La battaglia continua. Non ho capito bene chi è contro chi.
Pare pero' che l'Ammiraglio avesse perso il senno in questi ultimi mesi e che il malcontento si sia diffuso tra i piani alti.
Il cambio di rotta, la manovra azzardata di due mesi fa, la confusione e l'assenza di ordini.
Tutto si spiega, ecco.
Sono riprese le comunicazioni anche se l'energia continua ad essere razionalizzata.
Strano.
Comunque tra poco dovrebbero riuscire a cambiare rotta. Siamo già troppo vicini.


24-I-2530-Ft

Non si riesce ad entrare nel ponte.
Non manca molto tempo.
Pare che abbiano portato sul ponte di comando un Exus armato da battaglia. A quanto pare non c'è davvero più tempo.
Ogni volta che guardo fuori dal finestrino una morsa nera mi attanaglia il cuore.
Non voglio morire.

25-I-2530-Ft

Fatta!
Il ponte di comando e' distrutto!
L'Ammiraglio è morto, pare, e le sue guardie si sono arrese.
Finalmente cambieremo rotta, anche se non so se faremo in tempo. Blackstorm e' vicinissimo, forse troppo.
Fa tremendamente paura. Ho scattato queste foto ma non gli rendono giustizia. E' lo spettacolo più terribile che abbia mai visto in 24 anni di navigazione. Ma è magnifico. Quel nero è tremendamente nero. Quasi ipnotico.
C'è grande euforia ed è arrivato Nikolav portando una cassa di vino.
Dice che dobbiamo festeggiare per la vittoria. Siamo salvi.
Festeggiare..


26-I-2530-Ft

Non capisco.
Non abbiamo ancora cambiato rotta.
Nikolav e' sbronzo. La gente continua a festeggiare per la morte dell'Ammiraglio.
Sono tutti impazziti. La rotte non e' cambiata eppure tutti festeggiano.
C'è poco da festeggiare
Il Pretore poco fa ha mandato un videomessaggio dove si complimentava con l'intero equipaggio e ha indetto festa per i prossimi 7 giorni.
I civili non hanno capito nulla. Festeggiano anche loro.
Ho paura.
Non voglio morire.


27-I-2530-Ft

Non voglio morire.
Fuori dal finestrino è Nero. Solo Nero.
Pare abbiano capito tutti ormai.
Chi poteva e' scappato sulle capsule, ma appena sparate fuori sono state tutte risucchiate e distrutte dal Gorgo del Blakstorm.
Tutte le 10000 capsule istantaneamente.
Piango.
Non voglio morire.


28-I-2530-Ft







09 novembre 2011

Finalmente al cuore.


Mississippi, si vota sullo status di persona per l'embrione 
 
È nato come un movimento marginale, animato da una manciata di entusiasti sostenitori ma senza troppe probabilità di arrivare alla ribalta nazionale. Alla vigilia del voto di oggi, il referendum che chiede agli elettori del Mississippi di dichiarare «persona» un ovulo fecondato ha invece ricevuto attenzione in tutt’America e all’estero, e persino il supporto «incondizionato» del più probabile candidato repubblicano alla Casa Bianca, Mitt Romney.

La realtà è che il quesito sull’embrione ha ottime probabilità di essere approvato in Mississippi, dove sarà presente sulle schede insieme ai nomi degli aspiranti governatore. E se l’iniziativa passerà il test dello Stato del Sud verrà catapultata nel dibattito politico nazionale, e con ogni probabilità arriverà sul banco della Corte Suprema. Troppa enfasi su questa battaglia contro l’aborto legale negli Usa non è in realtà gradita a tutti i gruppi americani di difesa della vita.

La Conferenza episcopale americana, ad esempio, ha lodato l’iniziativa e lasciato completa libertà di decisione ai fedeli, in base alla loro coscienza. Ma ha anche ammonito che la strategia potrebbe rivelarsi controproducente. Come ha spiegato ad Avvenire il vescovo di Jackson, la capitale del Mississippi, Joseph Latino: «Da molti anni i vescovi cattolici degli Stati Uniti si adoperano per promuovere un emendamento alla Costituzione federale che rispetti la vita umana dal momento del concepimento. La sentenza che ha legalizzato l’aborto nel 1973 è una sentenza federale, non statale. Preferiamo quindi continuare con questi sforzi piuttosto che tramite ben intenzionate e nobili iniziative come quella del Mississippi». Pur definendo il referendum «lodevole», dunque, il vescovo teme che possa «danneggiare i nostri sforzi a livello nazionale».

Non la pensa così Stephen Crampton, avvocato e fra i fondatori del gruppo “Liberty Counsel”, che promuove il referendum. «Mentre aspettiamo che sia il momento giusto di sferrare un attacco legale alla sentenza della Corte Suprema, Roe contro Wade, centinaia di migliaia di vite vengono spezzate – spiega via posta elettronica da Jackson –. Abbiamo il dovere di difenderle come possiamo, al livello dove è più facile farlo, vale a dire quello statale».

È certo che una vittoria dei sì in Mississippi costringerebbe il movimento per la vita americana (che per ora si concentra sul far approvare leggi che limitano i casi in cui l’aborto è ammesso e che ne proibiscono il finanziamento pubblico) a prendere atto della nuova strategia. Altri otto Stati, fra cui Florida, Montana e Ohio, sono infatti pronti a porre ai loro elettori la stessa domanda nel novembre 2012, l’anno delle elezioni presidenziali. La posizione di Romney, inoltre, ne garantirà l’ammissione nei dibattiti degli aspiranti alla Casa Bianca, mentre il supporto che ha ricevuto da parte di molti democratici del Sud, compreso il candidato governatore del Mississippi Johnny Dupree, ne farà un tema difficile da relegare all’interno delle linee di partito.

Se però il referendum fallisse in Mississippi, uno degli Stati della Bible Belt, la fascia più religiosa del Paese e forse lo Stato più conservatore sui temi sociali, allora la spinta per la ridefinizione della parola «persona» nelle costituzioni statali subirebbe un duro contraccolpo.

Attualmente negli Stati Uniti non esiste infatti una legge che determini quando cominci la vita umana. Ma molti precedenti federali stabiliscono che i diritti di un feto inizino quando è in grado di sopravvivere all’esterno dell’utero materno, un traguardo che il progresso scientifico ha anticipato fino alla 20esima settimana di gestazione.





Da una parte sono d'accordo con questo referendum, ovviamente nella speranza che questo status venga finalmente riconosciuto.
Alla fine, questa domanda, raggiunge finalmente il cuore della questione sull'aborto.
Se l'embrione è un essere umano è sbagliato in ogni caso ucciderlo.
Se l'embrione non è un essere umano, non c'è nulla di sbagliato nell'ucciderlo.
Punto.
Se ci fate caso, la posizione della Chiesa in merito parte proprio da questo punto. Parte, anzi, solo da questo punto; riconoscendo all'embrione la dignità di persona ed elevandolo allo status di Uomo la naturale conseguenza non può che essere un chiaro e netto no all'aborto. No ad un omicidio per un proprio tornaconto.
Posizione più che legittima, anzi, doverosa e coerente con la visione cristiana della vita e dell'uomo.

Porre finalmente al centro del dibattito il centro del problema, quindi, non può che giovare una seria trattazione della questione, senza fraintendimenti e senza incomprensioni.
Tutto il parlare che si fa sull'argomento, purtroppo, evita accuratamente(e forse di proposito) di addentrarsi così in profondità limitandosi a galleggiare in superficie e facendo passare il si o il no come due opzioni ambivalenti e puramente morali, il che, anche per colpa loro, forse, sega le gambe a chi è contrario all'aborto che ha come unico serio argomento proprio il riconoscere nell'embrione una persona.
(Anche chiamare l'aborto IVG, nome più asettico, aiuta ad allontanarci dal cuore del problema, ma questo è più che altro una mia impressione)

Se da una parte non posso non accogliere con favore, dicevo, questo referendum, dall'altra mi chiedo se questo strumento sia il più adeguato.
Possiamo infatti relegare alla decisione del popolo l'attribuzione dello status di persona ad un soggetto?
La natura dell'embrione non cambia sia che vinca il si sia che vinca il no.
La natura dell'embrione è quella a prescindere e una decisione che non la rispetti sarebbe sbagliata in un senso quanto nell'altro.
Preferirei si giungesse ad una definizione dell'embrione basata sulla natura intrinseca, scientifica, se si riuscisse e non su un voto, quindi come se fosse una questione arbitraria.
Mi sembra quindi che ridurre la questione, fondamentale, di cosa sia un Uomo ad una questione di quorum e voto sia un modo sbagliato di affrontare il problema.
Mi rendo anche conto che un approccio scientifico al problema forse non è nemmeno possibile e forse nemmeno il più corretto.
Siamo su un terreno, quello della bioetica, scivoloso e incerto, in quella terra di nessuno tra fisica e metafisica che è un po' il campo di molti e di nessuno allo stesso tempo(ed è per questo che il parere della Chiesa in merito è altrettanto autorevole di quello di altri scienziati).

Che fare quindi?
Boh.
Si sta a vedere che succede, certo.
Però possiamo riprendere ad interrogarci sul cuore della questione aborto che è però più grande della questione aborto, e andrebbe affrontato senza pensare ultimamente all'aborto, ma alla domanda in se stessa.


Perché un embrione dovrebbe essere considerato un Uomo a tutti gli effetti?

O

Cosa rende un Uomo Uomo?






"La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. Sarà una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. E una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere, non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra i quanti hanno visto eppure hanno creduto."
1905, G.K.Chesterton.




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07 novembre 2011

Noi

Se un cane dovesse improvvisamente mettersi a parlare, anzi  no, se un cane dovesse mettersi a parlare non necessariamente d'improvviso e a dare evidenti segni di doti intellettuali, di pensiero, di emozioni, lo tratteremmo come se fosse un cane qualunque?

E se un cammello dovesse improvvisamente mettersi a parlare, anzi  no, se un cammello dovesse mettersi a parlare non necessariamente d'improvviso e a dare evidenti segni di doti intellettuali, di pensiero, di emozioni, lo tratteremmo come se fosse un cammello qualunque?

E se una scimmia dovesse improvvisamente mettersi a parlare, anzi  no, se una scimmia dovesse mettersi a parlare non necessariamente d'improvviso e a dare evidenti segni di doti intellettuali, di pensiero, di emozioni, perché c'è chi vorrebbe trattarla come se fosse una scimmia qualunque?

06 novembre 2011

Shari'a portami via II.

Distruzione e morti ammonticchiati negli obitori: è la scena che si presenta nelle città del nordest della Nigeria, teatro venerdì di una serie di sanguinosi attentati rivendicati da un gruppo islamico che, secondo l'ultimo bilancio, hanno causato almeno 65 morti. Alcune fonti parlano invece di oltre 80 morti.
 Gli attacchi coordinati hanno preso di mira le sedi della polizia e le chiese nelle città di Damataru e Potiskum, dove si registrano la gran parte delle vittime. Secondo i residenti, sei chiese sono state attaccate (una è rimasta completamente distrutta dalle fiamme), così come una moschea.
[...]
"Le strade sono deserte, ho perso il conto delle vittime. Ho visto almeno 80 cadaveri all'obitorio", ha riferito all'agenzia Reuters un testimone.
[...]

Fonte


Venerdì di sangue nel nord della Nigeria. Con una serie di attacchi coordinati, miliziani armati della setta fondamentalista islamica Boko Haram (letteralmente: “Vietare l’educazione occidentale”), hanno messo a ferro e fuoco con bombe a mano e sventagliate di mitra interi quartieri a Damaturu.
[...]
L’obbiettivo di Boko Haram, è quello di imporre la sharia (la legge islamica) in tutta la Nigeria.
[...]
Boko Haram è stato fondato nel 2002 dallo sceicco Ustaz Mohammed Yusuf che predica non solo il divieto di educare con sistemi non islamici, ma sostiene, tra l’altro, che la terra è piatta, come c’è scritto nelle sacre scritture, e che la pioggia è un dono di Dio e non c’entra niente l’evaporazione dell’acqua.

Fonte



Se un uomo che non sapesse nulla di Islam, di Shari'a, di Integralisti, di Islam Moderato, etc... leggesse queste parole, converrebbe facilmente che la Shari'a tanto voluta da questi Boko Haram non sia compatibile con la cultura occidentale.
Altrimenti non avremmo letto tutto questo, semplicemente perchè non sarebbe mai successo nulla.

Invece la realtà ci racconta che nell'occidentalissima Nigeria(!) c'è chi uccide pur di imporre la propria religione agli altri, propria religione che è incompatibile con uno stile di vita e con i valori, negativi molti, positivi di più, occidentali.

La realtà ci racconta questo.
Ci racconta ancora una volta questo.

E non crediamo che la Shari'a in Libia sarà "moderata" o che quella tunisina sarà "all'occidentale".
La Shari'a, in quanto basata sul Corano che e' rivelato direttamente da Dio parola per parola è infallibile e immutabile, ogni sua edulcorazione è blasfema e inaccettabile.

E anche questi sono fatti.
Quindi chi a proposito della Libia fa spallucce, chi minimizza questo problema, chi per ignoranza o per malafede finge che non sia nulla di grave si rende in qualche modo complice di individui che la pensano come i Boko.


PS: da notare una simpatica cosa, negli articoli che vi ho segnalato.
Il corriere parla di "alcune" chiese distrutte e si affretta a dire che anche "alcune" moschee.
Avvenire parla di 6 chiese e una moschea.
Stanno parlando della stessa cosa?

PPS: ovviamente mi fido della versione di chi fornisce numeri precisi e non quantità vaghe.

31 ottobre 2011

Super eroi anzi no, solo eroi. Che vuol dire solo Uomini.


Ho iniziato da poco a leggere qualche Agiografia qua e la e sto scoprendo un mondo tutto nuovo(che non mi ha mai particolarmente interessato, anzi...) fatto di grandi personaggi che rimpiangi, forse, di non aver potuto incontrare di persona.
Un gruppetto abbastanza eterogeneo di eroi con due palle sotto da far imbarazzare Marvel&sons.
Persone esistite per davvero, che hanno davvero fatto quello che hanno fatto.
Che sono davvero morti come sono morti ma soprattutto che hanno davvero vissuto come hanno Vissuto.


Non pensavo fossero così interessanti.


PS: Andate a cercarvi la storia del Santo di cui portate il nome, così, per curiosità.

28 ottobre 2011

Assisi 2011

[...]
La critica della religione, a partire dall’illuminismo, ha ripetutamente sostenuto che la religione fosse causa di violenza e con ciò ha fomentato l’ostilità contro le religioni. Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccupare profondamente. In un modo più sottile, ma sempre crudele, vediamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappresentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione. Contro ciò si obietta: ma da dove sapete quale sia la vera natura della religione? La vostra pretesa non deriva forse dal fatto che tra voi la forza della religione si è spenta? Ed altri obietteranno: ma esiste veramente una natura comune della religione, che si esprime in tutte le religioni ed è pertanto valida per tutte? Queste domande le dobbiamo affrontare se vogliamo contrastare in modo realistico e credibile il ricorso alla violenza per motivi religiosi. Qui si colloca un compito fondamentale del dialogo interreligioso – un compito che da questo incontro deve essere nuovamente sottolineato. Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il suo nome è “Dio dell’amore e della pace” (2 Cor 13,11). È compito di tutti coloro che portano una qualche responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la religione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nonostante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo.
[...]

Assisi, Basilica di Santa Maria degli Angeli
Giovedì, 27 ottobre 2011


Se solo fosse ascoltato.
Ne avremmo bisogno tutti. E noi Cattolici per primi.

Quante volte invece ci fermiamo all'aspetto o al sentito dire o non approfondiamo i suoi discorsi come meriterebbero.
Basterebbe invece ascoltare le sue parole per scoprire ogni volta un uomo pieno di gioia e di mitezza, mai banale, di grande spessore e che quando parla che non gira intorno alle questioni divagando ma va dritto subito al nocciolo del problema e offre interessanti spunti di dialogo e di riflessione.
Volenti o nolenti, se lo si ascolta, ci si interroga.
L'ho già detto mille volte e lo ripeto una volta di più: mi piace.
Mi piace il suo stile, non cerca di convincerti che lui abbia ragione sommergendoti di dialettica, né ha l'aria di chi si deve difendere da qualcosa o deve giustificarsi da qualcuno.
Espone in modo chiaro e assolutamente coerente e razionale il suo pensiero, il pensiero della Chiesa ponendoti necessariamente, a mio avviso, in condizione di rifiutare tutto ciò che dice in quanto poggia sul nulla di un mare di menzogne o di accettarlo per intero, dalla prima all'ultima parola in quanto fondato sulla Verità. Come dev'essere.
O sbaglia tutto perché le premesse sono false, o ha ragione su tutto perché le premesse sono vere.

Ma le premesse, allora, quali sono?



26 ottobre 2011

Shari'a portami via.

A fare chiarezza ci prova il primo ministro del Cnt Mahmoud Jibril che ha spiegato che questo processo può durare da una settimana a un mese. Il presidente del Cnt si porta già avanti e annuncia senza mezzi termini che la Libia
"come nazione musulmana la sharia è alla base della legislazione: tutte le leggi che contraddicono i principi dell’Islam sono annullate".

Fonte


Occhi puntati.
Ora stiamo a vedere che succede.
E prepariamoci al peggio.


Un interessante articolo sulla Shari'a è qui---> Si, si proprio qui.


Ricordo inoltre che la Shari'a, per stessa ammissione degli Islamici non può convivere con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, in quanto non condivide praticamente nulla di quest'ultima.
Con tutte le conseguenze che ne conseguono pagate dai non mussulmani e dalle donne.

25 ottobre 2011

Sic... sich!!

Che dire di quello che è successo?
Le immagini le abbiamo viste tutti, purtroppo, aggiungo io.
Ho accuratamente evitato di farlo ma dopo 24h mi sono dovuto arrendere alla tv. Un attimo di distrazione a Studio Sport e Zac! Fregato. Non che avessi paura o schifo, semplicemente la morte di qualcuno non puo' essere spettacolarizzata. E non credo che le immagini del terribile incidente rientrino nel "diritto di cronaca". Giornalisticamente non danno nulla di più. Mi erano bastate le descrizioni scritte e la foto che dominava Corriere.it. Prima il Gheddy ora il Sic, in una tacita staffetta di offerte umane sull'altare della informazione.

Ma non è di questo che volevo parlare, mi sono uscite un po' a fiume in totale improvvisazione, e siccome mi uscivano bene dalla tastiera le ho lasciate, anche se totalmente OT rispetto alle intenzioni.
Quindi fate finta che quello di prima fosse una cosa a parte e adesso torniamo a piombo su ciò che volevo, e vorrei ancora, dire a proposito di questo avvenimento.

Eravamo partiti, anzi, ero, con una domanda. Che dire di quello che è successo?
Non credo si possano aggiungere altre parole al dolore, sul serio, per la notizia, arrivata come uno sparo mentre stavo parlando di tutt'altro.
Pero' dopo un paio di giorni, smaltita la botta e in tempi meno sospetti, posso provare ad approfondire una frase, che non credevo suscitasse così interesse, che ho detto a voce e scritto su FB e che non trovava nessuno d'accordo.
Provocatoriamente, forse esagerando, avevo paventato un "Basta con le moto, però".
Riflettendo a caldo sulla morte di Simoncelli, pilota per il quale "tifavo"(in realtà delle motoGP non è che mi interessava granchè, mi limitavo  guardare la partenza, ogni tanto, se proprio proprio mi trovavo davanti alla tele, addirittura anche gare intere e tenermi informato sui podi. E le pagelle a StudioSport) mi sono chiesto se alla fine il gioco vale la candela.
Cos'è il gioco? Uomini che a bordo di una moto sfrecciano a oltre 300km/h impegnandosi in staccate da folli portando al limite i loro mezzi.
Cos'è la candela? Tutto il Business che c'è dietro. Stipendi, sponsor, vendita di gadget, sviluppo dei mezzi. Tutto questo pero' è direttamente proporzionale al bacino di pubblico che segue lo sport. Quindi in definitiva lo scopo di tutto questo è divertire la gente a casa e gli spettatori al circuito. Se la gente si annoia, si chiude, se la gente apprezza, si va avanti.

Ora, secondo me, non è giusto che delle persone rischino la vita per regalare ad altre i brividi e le emozioni delle loro gesta.
Rischiano la vita? Beh, sì. C'è una componente si pericolosità intrinseca negli sport di velocità. Il portare al limite il mezzo, che alla fine e' quello per cui sono pagati i campioni, di piloti ordinari ce ne sono a palate, credo, significa ridurre al minimo il margine di errore. E un errore a 300km/h lo paghi. Una volta ti fratturi un osso, e ci può stare. Un'altra ti lussi la spalla, e ci può stare. Un'altra cadi e ti passano sopra 2 moto, muori e ci può... no calma, secondo me non ci può stare.
 Sono esseri umani, chiunque può sbagliare. Appunto.
 Cosa si può fare? Aumentare le protezioni o ridurre le velocità? Alla fine incidenti cosi' capiteranno sempre. Appunto.
Si possono cambiare le regole, modificare i regolamenti, ma gli interventi devono essere pesanti per poter cambiare le cose(ovvero il fatto che la morte di uno dei corridori sia un fattore non estraneo a queste competizioni). A questo punto non sarebbe quasi più MotoGP. Appunto.

Daltronde e' vero che ogni lavoro presenta un tasso minimo di rischio e che i morti sul lavoro sono una realtà quotidiana. Però è anche vero che chi lavora non mette la propria vita in pericolo per la sola soddisfazione di un pubblico pagante.
E secondo me e' qui che si gioca la differenza.
Non possiamo fermare il mondo, ogni lavoro e' rischioso, per evitare i morti.
Non è concepibile fermare, chessò, il traffico aereo perchè anche li un incidente può essere mortale. Però non possiamo, almeno per me, paragonare una gara di moto ad un volo aereo. Hanno due fini diversi, anche se gli esiti, fatali, possono coincidere.
Un aereo vola per portare merci e persone da una parte all'altra del mondo. Una frazione infinitesimale del traffico aereo è per diletto o per spettacolo. Il resto del traffico è un mezzo(di trasporto, appunto) e non un fine.
Le competizioni invece, in moto, in macchina, in aereo, sui motoscafi, sono fini a se stesse. Lo scopo del pubblico, dei piloti si gioca li, nella gara.
Ed e' questo che a mio parere stona.
Non si dovrebbe morire per una gara.
E non si dovrebbe aver piacere nel seguire uno sport che può avere come esito(non atteso, per carità, e nemmeno sicuro, ma possibile, in ogni momento della gara) la morte di uno degli atleti.

Propongo quindi la chiusura definitiva delle corse di velocità?
Boh, personalmente non ci troverei nulla di sbagliato in una decisione in questo senso.
So benissimo, d'altronde, che non ci si muoverà mai in questa direzione e che non convincerò nessuno.
Però credo sia importante riflettere, almeno noi spettatori, sul valore della vita.

La vita di un uomo 24enne, vale 2 ore la settimana di emozione?


22 ottobre 2011

Gheddy gheddy

Africa 

Primi 10
Posto Stato ISU
Nuove stime 2010 per il 2010
Alto
53 Bandiera della Libia Libia 0,755
72 Bandiera delle Mauritius Mauritius 0,701
81 Bandiera della Tunisia Tunisia 0,683
84 Bandiera dell'Algeria Algeria 0,677
Medio
93 Bandiera del Gabon Gabon 0,648
98 Bandiera del Botswana Botswana 0,633
101 Bandiera dell'Egitto Egitto 0,620
105 Bandiera della Namibia Namibia 0,606
110 Bandiera del Sudafrica Sudafrica 0,597
114 Bandiera del Marocco Marocco 0,567

Qui

Ma come?
La Libia del terribile Gheddafi messa, dall'ONU, al primo posto tra i paesi africani nella classifica dell'ISU?
(a me di norma non piacciono queste sottospecie di classifiche che pretendono di stabilire il benessere e la vivibilità in uno stato, pero' qualcosa può voler dire se addirittura viene messa al primo posto, con valori più alti di Russia e Brasile, giusto per...)

Ora, se la Libia si trova li credo che un po' di(tutto il) merito sia del Rais, anche perché il valore ha un tasso di crescita positivo, addirittura superiore a quello di qualunque altro paese europeo, e tra i primi 80 stati solo il Brasile ha un incremento del genere.

La mia non vuole essere una apologia del nostro campeggiatore preferito, le sue sparate nell'ultima sua venuta in Italia me le ricordo bene.
Cosa ha fatto da quando e' salito al potere lo si può leggere ovunque.
Che si sia arricchito approfittando della sua posizione è fuor di dubbio.
Ne ha combinate di cotte e di crude.

Pero'...

Una parte del suo popolo lo amava ancora, qualche cosa di buono in Libia per i Libici l'ha fatta. Ha nazionalizzato i pozzi di petrolio espropriandoli dalle mani delle multinazionali occidentali, per esempio. Illegale, forse, ma non mi trova del tutto contrario. Ha affrontato a muso duro un po' chiunque per salvare i suoi interessi in Libia, e probabilmente salvaguardando anche gli interessi dei Libici, pur magari non essendo questo il suo primo pensiero. Tutto sommato in Libia tanto male non si stava.
Una figura decisamente controversa.
Io stesso faccio fatica ad esprimere un giudizio definitivo sul suo operato.
Sulla sua persona una idea me la sono fatta.


Tutto questo per dire cosa?

Semplicemente che godere in sguaiatamente ed esageratamente per la morte di una persona trucidata senza processo(un giudizio definitivo e assoluto e' difficile da dare) mi pare da barbari.

Quindi al diavolo tutti i giornali, telegiornali e siti che ci hanno spiattellato le foto o peggio, i video, di un uomo rantolante, indifeso, morente.


18 ottobre 2011

V per Pagliaccio

Guardando i cortei e le varie manifestazioni degli ultimi tempi, ed in particolare quella di Sabato scorso a Roma, non ho potuto non notare un fiorire sempre più rigoglioso di maschere di Guy Fawkes, quelle del film V per Vendetta, per capirci.


Il film, carino, racconta le gesta di una "vittima del sistema", quello si dittatoriale e corrotto, una oligarchia alla Orwell, una societa' controllata dall'alto ad ogni livello. Il nostro eroe si prodiga per combattere questo governo corrotto e, tra omicidi e demolizioni varie, alla fine riesce far crollare i cattivissimi e a riportare la democrazia e la libertà in Gran Bretagna.
Il film funziona, i cattivi sono davvero cattivi: vengono a prenderti a casa manganellate a gogo, sacchetto nero in testa e tanti saluti. Se osi contraddire o protestare le autorita', o se sei gay o immigrato(mi pare), questa e' la tua fine.
Una vera dittatura nazi/comunista fatta e finita, nessuna libertà in cambio di quiete e pace, dove la figura di V  spicca salvifica e positiva e l'uso della violenza diventa quasi indispensabile contro un governo del genere.
Nel film.


Nella realtà?
Il fatto stesso che questo film esista, non sia proibito ne' messo all'indice ci pone un grado di libertà superiore a quello concesso nel film.
Ed così è per mille altre cose.


L'indossare la maschera oggi e qui perde ogni significato in questo contesto che ha poco da condividere con UK 2019. 
In Iran avrebbe senso; in Cina, in Nord Corea. 
Probabilmente anche a Cuba. 
Ed e' per questo che dubito fortemente che si possa impunemente guardare, vendere, diffondere V per Vendetta in questi regimi che non sono molto distanti da quello nel film.
Se hai visto la pellicola(o letto il fumetto), allora vivi in un contesto non paragonabile a quel mondo e immedesimarti, vestendo i suoi panni, in V e' un esercizio che va bene solo a carnevale o con spirito comunque carnevalesco.
Nel momento in cui lo fai con convinzione, con serietà, si scade nel patetico e nell'infantile.

Nel film la maschera ha un significato particolare. E' l'identità dietro alla quale si può combattere il regime, e' la difesa del mio viso, del mio volto, il tutore della mia libertà. Se protesti o contesti senza maschera, anche solo urlando uno slogan, vanno a guardarsi le registrazioni, ti identificano e nottetempo vengono a trovarti a casa. La maschera diventa quindi sussidio indispensabile.


Oggi, invece, mi sembra che chi la indossi la usi come legittimazione della propria protesta, immaginandosi una dittatura che non esiste, difendendosi da rappresaglie che non arriveranno mai, sentendosi un po' V per qualche ora a pochi metri da casa propria. 
Rivoluzionari della Domenica pomeriggio.
Rovesciatori di dittature in democrazia.










« I popoli non dovrebbero temere i propri governi: sono i governi che dovrebbero temere i loro popoli. i popoli dovrebbero essere il proprio governo.»


Mio personale punto di vista. Se poi si vuole combattere, vediamo pure questi due soggetti come in conflitto. Io preferisco vederli in sinergia. Che poi sia più facile la prima via e' un altro paio di maniche. Di sicuro seguendo la seconda si vive meglio.



PS: Nulla da dire sulla legittimità delle proteste di Sabato. A volto scoperto, con cognizione di causa.
Mi repelle il mondo della finanza e delle banche.