Sotto l’azzurro fitto
del cielo
qualche uccello di mare se ne va

né sosta mai
perché tutte le immagini portano scritto

“più in là!”




.

"Io dichiaro la mia indipendenza. Io reclamo il mio diritto a scegliere tra tutti gli strumenti che l'universo offre e non permetterò che si dica che alcuni di questi strumenti sono logori solo perché sono già stati usati"

Gilbert Keith Chesterton



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03 giugno 2012

achieve the Islamic conquest (fath) of Egypt for the second time, and make all Christians convert to Islam, or else pay the jizya,


Il candidato presidenziale dei Fratelli Musulmani ha dichiarato che “completerà la conquista islamica dell'Egitto, per la seconda volta, e obbligherà tutti i cristiani a convertirsi all'islam, o a pagare la jizya”, o a emigrare.

 Secondo il popolare sito egiziano El Bashayer, Muhammad Morsi, il candidato presidenziale dei Fratelli Musulmani ha dichiarato che “completerà la conquista islamica dell’Egitto, per la seconda volta, e obbligherà tutti i cristiani a convertirsi all’islam, o a pagare la jizya”, la tassa che in base all’islam devono pagare i fedeli delle altre fedi, cristiani ed ebrei, i cosiddetti “dhimmi”. In Egitto molti dei cristiani copti (18 milioni, secondo le cifre della Chiesa copta, una dozzina di milioni secondo altre fonti) che costituiscono il popolo originario del Paese (copto significa egiziano in greco) hanno votato al primo turno delle presidenziali per l’avversario di Morsi, Ahmed Shafiq.
Su di loro Morsi ha detto: “Devono sapere che la conquista sta arrivando, e l’Egitto sarà islamico, e che dovranno pagare la jizya o emigrare”. 

 According to the popular Egyptian website, El Bashayer, Muhammad Morsi, the Muslim Brotherhood presidential candidate, just declared that he will "achieve the Islamic conquest (fath) of Egypt for the second time, and make all Christians convert to Islam, or else pay the jizya," the traditional Islamic tax, or financial tribute, required of non-Muslim "dhimmis." In Egypt many of the Coptic Christians (18 millions, according to the Coptic Church, some 12 millions according to other sources) which constitute the original people of the country (Coptic means Egyptian in Greek) at the first round of the presidential elections voted for Morsi’s opponent, Ahmed Shafiq. About them Morsi said: "They need to know that conquest is coming, and Egypt will be Islamic, and that they must pay jizya or emigrate." 



Tutti quelli che stoltmente hanno gioito nel veder cadere Mubarak, dittatore cattivo, si rendono ora conto di cosa hanno festeggiato? Di cosa è stato scatenato?
 
No perchè sta succedendo lo stesso in Libia, ed è successo lo stesso in Iran dopo la caduta dell'Impero Persiano.
E succederà lo stesso in Afghanistan dopo il ritiro delle truppe.

Qualcuno alzerà un dito per difendere 18milioni di egiziani?
Quando la smetteremo di credere nella favola scritta col sangue non nostro che tutte le religioni in fondo sono uguali, che l'Islam dopotutto va bene, è solo un modo di chiamare Dio diversamente.

Non potrà essere solo un caso, no, se dovunque salgano partiti Islamici al governo le libertà di tutti gli altri vengono pesantemente limitate ?
Se ne renderà conto qualcuno?

L'Islam ha una certa impostazione, politica e religione sono indissolubilmente legate.
È la sua natura, basta fare spallucce.




Ah, ma i Mussulmani sono sempre stati tolleranti e aperti a tutte le religioni...


Trovatemi oggi un'altra persona che minaccia in questo modo 18.000.000 di persone e ha anche i poteri per attuare le sue minacce. Ahmadinejad escluso.
(Ah, Ahmadinejad... cosa mai avranno in comune Ahmadinejad e Morsi? Ma tu guarda... ma tu guarda... )

Chi altri?

17 maggio 2012

Laogai questo mistero.

 Laogai.
In quanti ne hanno parlato, ad oggi 17 maggio 2012:

 Corriere della sera: 3 articoli trovati.


Il Foglio: 24 articoli trovati

Il Giornale: 104 articoli trovati


Repubblica: 7 articoli trovati

L'unità: 18 articoli

Asia News: 50 articoli

Avvenire: 2 articoli, ma non capisco se funziona la ricerca o no, è proprio fatta male!


Mi ricordavo qualche articolo del Giornale ma non pensavo ne potesse trovare così tanti.
Bene il foglio, AsiaNews non fa testo, è in tre lingue e una è il cinese...
Avvenire imbarazzante, Corriere e Repubblica tacciono.
L'Unita media.

In realtà non s'è scoperchiato nulla, anche se evidentemente c'è qualcuno che se ha potuto tacere, l'ha fatto.

Ah, Laogai, qual mistero celano le tue rosse mura?

10 maggio 2012

CorSera e Scienza

C'è luce su un pianeta alieno

Una super-Terra che dista 41 anni luce dal nostro pianeta con rocce e acqua in superficie


MILANO - È la prima luce di un pianeta alieno . L’ha raccolta il telescopio spaziale Spitzer della Nasa e viene emessa da una super-Terra che ruota attorno alla stella 55 Cancri in 18 ore, lontana da noi 41 anni luce. Il pianeta che porta la sigla “55 Cancri e” era già stato scoperto diventando noto per le sue caratteristiche che lo descrivevano come un pianeta roccioso con acqua in superficie in uno stato supercritico tra il liquido e il gassoso. Il tutto circondato da una compatta atmosfera gassosa. Finora un metodo adottato per rilevare la presenza di un pianeta intorno ad una stella era quello di valutare l’attenuazione della sua luminosità provocata dal passaggio del corpo planetario. Adesso, invece, Spitzer è riuscito a misurare quanta luce infrarossa viene emessa direttamente dal pianeta stesso.  
IL RILEVAMENTO - «Il rilevamento rappresenta un passo storico nella ricerca dei segni della vita su altri pianeti», ha commentato Bill Danchi , lo scienziato alla guida delle ricerche col telescopio. Attraverso la valutazione dei dati raccolti si è precisato meglio anche il suo identikit: è il doppio della nostra Terra ma ha una massa otto volte superiore. Inoltre volge alla stella madre sempre la stessa faccia (come la nostra Luna) per cui su di essa la temperatura è stata calcolata in circa 2000 gradi Kelvin (circa 1727 gradi centigradi). La faccia nascosta e scura ha una temperatura decisamente più bassa perché gli astronomi ritengono che l’atmosfera troppo esile del pianeta non sia in grado di trasportare il calore dalla faccia calda a quella buia. L’osservatorio Spitzer era stato lanciato il 25 agosto 2003 e la sua sensibilità era stata concepita soprattutto per studiare le atmosfere dei pianeti extrasolari. Funzionando molto bene, la sua vita in orbita era stata estesa oltre il periodo stabilito ed alla Nasa sono contenti della decisione perché ha consentito di raggiungere un risultato molto importante. Ora aspettano il lancio del supertelescopio “James Webb” che partirà nel 2018 e che, specializzato nell’osservazione infrarossa, potrà scandagliare ancora più dettagliatamente il mondo alieno di “55 Cancri e” regalandosi, speriamo, qualche sorpresa in più.


Ma un giornalista che fa articoli scientifici non dovrebbe essere laureato in una facoltà scientifica?
O aver fatto almeno il liceo scientifico.
No perchè egridano vendetta di fronte al mondo.

Come specificato nell'articolo stesso, si tratta di radiazioni infrarosse, quindi "luce" è inappropriato.
E vengono emesse da un qualunque corpo che ha una temperatura sopra lo 0K. Quindi non c'è luce su un pianeta alieno. Semplicemente è la prima volta che si usano gli infrarossi, emessi spontaneamente da qualunque corpo , per cercare un pianeta. Ok fare titoli effetto ma qua si esagera. Colpa del titolista, vero, ma anche l'autore nella prima frase riporta impunemente lo stesso concetto. Mah.

Quel "MA" scritto forse senza pensarci troppo spalanca un abisso di ingnoranza senza fondo.
"è il doppio della nostra Terra ma ha una massa otto volte superiore"
Cavoli, nonostante sia solo il doppio, ha una massa otto volte superiore, chissa' che densità, chissa' di cosa sarà fatto... Platino ed oro e basta. Che stranezza! Che bizzarria!

No.

C'è una cosa che si chiama geometria che ogni persona mediodotata dovrebbe saper usare.

Il doppio è riferito al diamentro, grandezza lineare.
Otto volte superiore si riferisce alla massa e, a parità di densità, anche al volume. Ed è una grandezza cubica.
Se la terra ha diametro X, avrà volume X³(idealizziamo)
Se il pianeta ha diametro doppio, 2X, avrà volume 2³X³. 8X³. Otto volte superiore!
"È il doppio della nostra Terra ma ha una massa otto volte superiore."
Ma? Ma?
Ma "ma"non era avversativa?


Mah!






In un articolo scientifico, inserito in una rubrica dedicata, non sono errori tollerabili.



06 maggio 2012

Ma che triste.



PADOVA. Dopo otto anni di battaglie legali contro i rumori prodotti dal patronato, di cui 35 denunce personali al parroco don Francesco Tondello della chiesa di San Paolo Apostolo, due procedimenti civili, una decina di denunce ai parrocchiani e quattro denunce ad altrettanti minorenni, Silvia Cesarin, residente vicino al campetto sportivo del patronato, ha spuntato una vittoria che potrebbe mandare sul lastrico la parrocchia e tutte le sue attività sportive. Secondo un’ordinanza del tribunale infatti entro 6 mesi (a partire da marzo scorso) la parrocchia deve mettere a norma il campetto di via Giovanni Bertacchi con fondo d’erba sintetica e barriere fonoassorbenti per un costo di 42 mila euro. A suo carico anche le spese legali (15 mila euro).
Per la realtà religiosa, già gravemente indebitata con le banche per tenere testa alle continue denunce della donna, significherebbe bancarotta. In altre parole la fine di qualsiasi attività ludica, ricreativa e sociale per i bambini e i ragazzi del rione. Per la signora Cesarin in ballo c’è la salute e non è disposta a passarci sopra. Nonostante, su 13 appartamenti che affacciano sul campo, sia l’unica a lamentare rumori molesti, non indietreggia di un passo dalla sua posizione: quel patronato è una fabbrica di urla, rumori e confusione. Esattamente quella che possono produrre dei bambini della scuola materna e dei ragazzi dai 6 ai 18 anni.
Il patronato, ottemperando ad un’altra sentenza del tribunale, aveva già stabilito gli orari del campetto facendoli coincidere con quelli del patronato: 15-19 d’estate e 16-18 d’inverno. Questo proprio per venire incontro il più possibile alle esigenze della vicina. Il piccolo rettangolo di erba naturale, dove si gioca a calcetto o a pallavolo, è recintato, dunque è impossibile accedervi fuori dagli orari del patronato. Ma la donna non si è detta soddisfatta e ha ingaggiato il duello legale che, lo scorso marzo, ha portato all’ordinanza che ora preoccupa non poco. Tanto che parrocchiani, animatori e genitori si sono costituiti nel Comitato Patronando per dare man forte a don Francesco e difendere l’unico luogo di riferimento per i loro figli.
Dopo la “sconfitta” legale, il comitato ha scritto una lunga lettera indirizzata alle autorità ecclesiastiche e civili (vescovo, vicario generale e cittadino, prefetto e sindaco) per chiedere aiuto. «Il patronato», ricordano, «sorge dal 1968 in una zona densamente abitata ed è dotato di un campetto dedicato a diverse attività all’aperto. Per le lamentele di una sola persona su 13 si è creato un clima di tensione: basti pensare che le feste di compleanno sono state interrotte dall'intervento delle forze dell’ordine. Il patronato non vuole garantirsi l'esistenza nell'illegalità, e neppure avere un trattamento di privilegio, ma concentrare la propria attività nel fine sociale e religioso che si è prefisso, senza dover impiegare quantità di denaro nelle spese legali “stornandolo” da altre serie necessità della parrocchia».
Pesa una questione di fondo che potrebbe creare un precedente per tutte le comunità religiose e gli stessi luoghi pubblici: «Il rumore di bambini che giocano è un pericolo per la quiete e la salute pubblica?».

 Fonte

Ignoranza, tanto tempo libero e totale mancanza di buonsenso.
Brutto mix.

Un capolavoro poi il monologo delirante che ci da un ritratto esaustivo del soggetto in questione:
 «Ai miei tempi - continua la commercialista - le festicciole si facevano in casa. Alcuni di quei genitori riuniti in comitato sanno che i loro figli hanno frequentato la mia casa, durante le feste organizzate da mia figlia. E io mi mettevo ai fornelli, magari dopo una lunga giornata di lavoro. Ora evidentemente è più facile prendere in affitto un campo o una stanza e lasciare i giovani in autogestione: non importa se poi fumano spinelli, bevono vodka e le ragazze vestono in maniera poco conveniente e si fanno sbaciucchiare. In questi anni ho ricevuto minacce, una volta pure un proiettile, perciò ho dovuto assoldare un detective. Forse però queste cose non le sa quell'abbronzatissimo sacerdote che altro non ha da fare che mettersi in posa e rilasciare interviste...».

Festicciuole? Ma non era un campo da calcio con rumori quotidiani, etc...?
Lasciare i giovani in autogestione?
Si fanno sbaciucchiare(addrittura?)
Si vestono in maniera poco conveniente(pofferbacco)?
Ha dovuto assoldare un detective, minacciata dalla terribile gang dell'oratorio, capeggiata dall'"Abbronzatissimo Sacerdote" in persona.

Mi pare che questa abbia una gran voglia di rompere i le palle per motivi tutti suoi. Un discorso allucinato, tra il bigotto e il nostalgico, tra il rimpianto dei bei tempi andati e lo sfacelo della gioventù di oggi...

otto anni di battaglie legali contro i rumori prodotti dal patronato, di cui 35 denunce personali al parroco don Francesco Tondello della chiesa di San Paolo Apostolo, due procedimenti civili, una decina di denunce ai parrocchiani e quattro denunce ad altrettanti minorenni,

Quanto è triste una storia del genere?




Nella convinzione che in appello la sentenza venga ribaltata.

30 aprile 2012

L'Egitto fa il bis in pochi giorni

Il tribunale egiziano ha archiviato per "mancanza di prove" il processo - a carico di "ignoti" - sul massacro di Maspero del 9 ottobre scorso, in cui sono morti 27 cristiani copti e oltre 320 sono rimasti feriti. La sentenza è arrivata il 24 aprile, quando i giudici nominati dal ministero della Giustizia hanno deciso di chiudere il procedimento; illustrando il verdetto Sarwat Hammad ha sottolineato che "mancano gli elementi" per poter procedere "all'identificazione dei colpevoli" che hanno assassinato la recluta Mohammad Shata e nove manifestanti, tutti cristiani copti, a colpi di arma da fuoco, quindi hanno tentato di fare irruzione in un edificio governativo e assaltato elementi dell'esercito.

I giudici hanno lasciato cadere anche le accuse contro 28 copti e l'attivista musulmano Alaa Abdel-Fatah, arrestato in precedenza, pure in questo caso per mancanza di prove. Molti degli arrestati sono stati fermati dopo il massacro del 9 ottobre, alcuni dei quali non erano nemmeno presenti sul luogo al momento della tragedia ma sono stati indentificati e presi solo perché "cristiani".

Il paradosso è che, secondo la magistratura egiziana, sarebbero stati dei cristiani e sparare e ammazzare i propri confratelli. Dalle immagini diffuse su internet all'indomani della tragedia appariva al contrario evidente il coinvolgimento dell'esercito, che ha aperto il fuoco contro i manifestanti pacifici e investito con i propri mezzi le persone in piazza.

Commentando la decisione dei giudici, l'avvocato Said Fayez ha affermato sarcastico all'agenzia Aina: "Sono felice di sapere che abbiamo potuto provare l'innocenza degli imputati copti, che avrebbero [secondo l'accusa] ucciso i propri fratelli copti". Egli aggiunge che i diritti delle vittime e dei familiari sono stati negati da un sistema giudiziario fallimentare. Ancora più dure le parole di Vivian Magdi, fidanzata di Michael Mosad, ucciso durante la protesta da un mezzo militare che lo ha investito e schiacciato. "Aver archiviato un caso - sottolinea la donna - in cui nessuno era imputato è una vera e propria farsa". E conclude: "fin da subito abbiamo chiesto che il procedimento fosse seguito da un tribunale internazionale, perché in Egitto per i martiri è impossibile ricevere giustizia"

Fonte

Sarà discriminazione questa?
Certo, non ai livelli europei, ma discriminazione anche questa a me pare.

Choice and Prejudice: Discrimination Against Muslims in Europe

 Fonte

Certo qualcuno farà notare ad Amnesty che forse tanto discriminati non sono se continuano a restare in Europa a vivere, anzi, non solo restano ma addirittura arrivano. Quindi o io ho frainteso il significato di discriminare o forse tutta questa discriminazione non c'è.
Di contro, in Egitto, i Copti sono vessati e tartassati, subiscono nell'indifferenza occidentale le più umilianti vessazioni tanto da essere costretti a scappare dall'Egitto, già, scappare, abbandonare tutto perchè il clima è resto davvero invivibile dalle continue discriminazioni.







Etc...


Secondo voi Amnesty perde tempo a raccontare di queste mezze discriminazioni? Di queste storie poco credibili, senza vittime vere, senza veri aguzzini, senza leggi veramente discriminatorie?

No.


Amen.

Non è un problema se Amnesty non ne parla, avranno i loro motivi.
Che mi piacerebbe sapere, questo si, ma sono sicuro che sono validissimi e sensati.
Mi rifiuto di pensare che non ci sia un vero motivo sotto.




Sovrano Gesù,
proteggimi e vieni in aiuto alla mia debolezza
Abba Barsanufio (V-VI sec.)


28 aprile 2012

Rivoluzione, se... rivoluzione d'Egitto



Fare sesso con la moglie morta? In Egitto presto sarà possibile, anche legalmente. La notizia è riportata dal Daily Mail, che riprende quanto apparso su alcuni media egiziani. I mariti potranno 'consumare' con le mogli defunte fino a sei ore dopo il decesso di queste ultime.

La nuova legge dovrebbe essere inserita all'interno di un pacchetto di misure che stanno per essere approvate dal Parlamento (a maggioranza islamista). Fra queste, anche l'abbassamento a 14 anni dell'età minima per contrarre matrimonio e l'abolizione dei diritti all'istruzione e al lavoro per le donne.

Immediata la presa di posizione del National Council for Women egiziano, organizzazione che difende i diritti delle donne, che ha lanciato una campagna contro questi 'cambiamenti'. Secondo il National Council for Women, l'emarginazione e l'indebolimento dello status delle donne potrebbero influire negativamente sullo sviluppo umano dell'Egitto.


 Ma no, ma davvero?
Ma non doveve essere la rivoluzione di primavera? La rinascita dei diritti dopo la terribile dittatura di Mubarak? Il trionfo della democrazia, etc...

Ma tutti i somari che di questo periodo, un anno fa, esultava e giubilava, ora, che diranno?

Che era imprevedibile, che non si poteva... ma per piacere.
Si sapeva che avrebbe preso questa piega, lo sapevano tutti, in molti lo avevano già denunciato...

Vabbè, tanto mica ci abitano loro in Egitto, si arrangeranno.




Comunque dopo la Libia e l'Egitto quali altri stati saranno dati in pasto all'Islam (ma moderato, oh!)

Da notare come il cuore di ogni articolo in rete, al momento, sia solo sul sesso con il cadavere... mah...

27 aprile 2012

Antifascisti e antifascisteremo!


Sull'antifascimo non si può costruire nulla, il vero problema è questo.
L'antifascimo ha come solo obiettivo la distruzione di qualcosa, qualcosa di sbagliato vero, ma non ci da garanzie sul dopo.
Sull'antifascismo non si può costruire nulla.
L'antifascismo è nulla.

Sarebbe un errore pretendere di unire, di dare una identità costruttiva a una nazione su un sentimento di per se distruttivo.

Sul sentimento democratico si può costruire.
Sul Sentimento Italiano si può costruire.
Su questi due pilastri s'è fatta l'Italia, s'è combattuto, s'è vinto.

Rigetto oggi ogni ombra antifascista che può celare qualunque cosa sotto il suo velo, che è troppo vaga e senza meta, che non ha senso d'esistere oggi che il fascimo se c'è ancora ha cambiato faccia, nome, volto, oggi che il nemico vero è un'altro, antifascista anch'esso.
Rigetto l'antifascismo e tutti gli "anti" elevati cemento sociale. Non è quella la loro funzione.

È tempo di darsi una bella scrollata e soffiare via per sempre questa polvere secca che 70 anni fa sarà stata anche un bel sasso. 70 anni fa.
Le idee hanno bisogno di acqua fresca.


Un po' come l'antiberlusconismo.
Legittimo, possibile, volendo anche giusto, ma sul quale io non costruirei mai nulla. Ha una funzione che non può essere costruttiva. Si costruisce su altro.
Si dovrebbe costruire su altro.

16 aprile 2012

Guinea Bissau, golpe militare


La giunta al potere grazie al golpe del 12 aprile scorso ha annunciato il blocco delle frontiere marittime e aeree, dopo che il Portogallo ha deciso di inviare due navi e un aereo militare per una eventuale evacuazione dei propri cittadini. Il comando militare, in un comunicato, annuncia di aver deciso il blocco delle frontiere, senza precisare i termini temporali. Il Portogallo – potenza coloniale del paese africano – ha inviato la “forza di reazione immediata” nel caso si rendesse necessaria l’evacuazione di cittadini portoghesi e di altri paesi. Ma la reazione dei golpisti è stata netta.
Reazione verificatasi nonostante l’incontro – avvenuto ieri sera a Bissau – tra i golpisti ed esponenti dei partiti politici. Intanto, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Misna che cita alcuni giornalisti dell’emittente “Radio Sol Mansi”, il primo ministro Carlos Gomes Junior sarebbe stato arrestato e trasferito nella base dell’esercito a San Vicente, circa 45 chilometri a nord della capitale. Certo appare, invece, l’arresto del presidente Raimundo Pereira.
“Per ora – sottolineavano ieri sera le fonti della Misna – all’incontro stanno partecipando i rappresentanti del partito di Koumba Yala, ma non di quello di Gomes, il candidato vincitore del primo turno delle elezioni presidenziali”. In una nota diffusa nel pomeriggio i militari avevano sostenuto di convocare la riunione con i partiti con l’obiettivo di trovare “una soluzione politica” a “una situazione di caos e paura”.
La situazione resta, infatti, grave. Le frontiere via terra sono chiuse da giorni; la tv di Stato ha ripreso a trasmettere, ma manda in onda soltanto musica; le strade principali del paese restano presidiate dai militari; e la condanna dell’Unione Africana e dell’Onu tuona severa.
I golpisti avrebbero agito per stroncare un presunto piano governativo che avrebbe demolito l’esercito.

Fonte


Manette al capo dello Stato
​ «Ho sentito spari ed esplosioni di granate intorno alle 19,45 di giovedì. La residenza di Carlos Gomes Junior non è distante, stamattina (ieri per chi legge, ndr) ho provato ad avvicinarmi ma le strade erano chiuse dai militari, sono riuscito a stento ad arrivare alla sede della nostra radio, che come le altre non può però trasmettere per un divieto imposto dai golpisti». È la voce di padre Davide Sciocco, missionario del Pime, a raccontare all’agenzia Misna qualche dettaglio dell’ennesimo colpo di Stato che sta sconvolgendo la Guinea Bissau, al centro di una nuova lotta di potere a pochi giorni dal ballottaggio delle presidenziali.

L’unica nota positiva è che finora non si segnalano vittime dopo il putsch effettuato dai militari l’altra sera. Non si segnalano scontri, ma ieri molti negozi nella capitale Bissau sono rimasti chiusi mentre i soldati pattugliavano le strade. Il presidente ad interim Raimundo Pereira – in carica da gennaio, quando è morto il capo dello Stato, Malam Bacai Sanha – e il primo ministro Carlos Domingos Gomes Junior sono stati catturati dai golpisti. «Siamo stati assaliti a colpi di bazooka e siamo stati obbligati a battere in ritirata», ha dichiarato un poliziotto presente davanti all’abitazione di Gomes Junior.

Le operazioni sarebbero guidate dal capo dell’esercito, Antonio Indjai, già implicato in un golpe contro Gomes junior nel 2000. Nelle scorse settimane l’omicidio del colonnello Samba Djalo e la messa in fuga dell’ex capo di Stato maggiore José Zamora Induta (uomini entrambi vicini a Gomes) sarebbero stati messaggi precisi indirizzati dai militari al premier.

Ieri i golpisti hanno spiegato di aver agito non per ambizione di potere ma a causa di un «documento segreto», secondo il quale le forze armate rischiavano di essere attaccate da «forze militari straniere» per volontà del governo di Bissau. Con tutta probabilità il riferimento è alla missione militare angolana attualmente in corso nel Paese. In serata, poi, i golpisti hanno convocato una riunione con tutti i partiti per «trovare una via politica per uscire dall’attuale situazione», con l’obiettivo di «un rapido ritorno alla normalità».

Il golpe è avvenuto mentre il piccolo Paese africano sulle rive dell’Atlantico si preparava al secondo turno delle presidenziali, fissato per il 29 aprile. Gomes junior (quasi il 49% dei voti al primo turno) era considerato favorito rispetto al leader dell’opposizione, Kumba Yala (26% dei consensi). Yala aveva lanciato un appello al boicottaggio del voto, denunciando una serie di irregolarità. La settimana scorsa, l’Angola ha ritirato la promessa di fornire 30 milioni di dollari nell’ambito di un programma di riforma della sicurezza che avrebbe provveduto a finanziare le pensioni di migliaia di militari. Ex colonia portoghese, la Guinea Bissau è sempre stata instabile dopo l’indipendenza nel 1974 tanto che nessun presidente è mai riuscito a completare il suo mandato.

La storia del Paese è segnata da successivi colpi di Stato e continue tensioni fra il governo e i militari, sulle quali influiscono anche i traffici di cocaina proveniente dal Sudamerica. L’Unione Africana ha sottolineato che «non accetterà alcuna presa di potere per via anticostituzionale» e il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha «condannato con forza» il golpe.* Ma sono minacce deboli. Tanto che negli ultimi quattro anni questo è il sesto golpe che si registra in Africa Occidentale.

Fonte


(ANSA) - TUNISI - I militari che ieri sera hanno annunciato di avere preso il potere in Guinea Bissau avrebbero arrestato il presidente della repubblica ad interim Raimundo Pereira. Lo ha riferito, si legge su alcuni media online della regione, una radio guineana. Ieri sera un gruppo di militari, con un annuncio fatto attraverso la radio nazionale, oltre al golpe, hanno anche reso noto di avere arrestato alcuni esponenti politici.

Fonte
(si sono sprecati molto in quel di via Solferino...)

(ASCA-AFP) - Bissau, 13 apr - L'esercito della Guinea Bissau ha detto di non avere intenzione di prendere il potere nel paese, dopo l'apparente golpe militare che ha portato all'arresto del primo ministro Carlos Gomez Junior e del presidente ad interim Raimundo Perreira.

''Il comando militare non nutre alcuna ambizione per il potere. E' stato costretto ad agire per difendersi dalle manovre diplomatiche del governo, finalizzate all'utilizzo di una forza militare straniera per eliminare le forze armate della Guinea Bissau'', si legge in un comunicato dell'esercito che fa riferimento alla missione militare attualmente in corso nel paese da parte dell'Angola.

fonte


Due messaggi da una nostra amica:

"CEU E TERRAS":
La situazione per i nostri ammalati e' sempre complicata. Ci sono delle difficolta' per la distribuzione dei farmaci antiretrovirali, fondamentali per la stabilita' dei nostri pazienti e non abbiamo cibo, ne latte pediatrico da distribuire per le nostre donne e bambini.
Non sappiamo quando si trovera' un po' di stabilita' perche' risulta difficile per le nostre donne arrivare in clinica con la mancanza dei mezzi di trasporto. Loro sono debole e le distanze sono quasi insuperabili senza i mezzi publici.
L'Associazione continua a fare di tutto per non abbandonare i nostri pazienti in questi momenti difficili.
Un abbraccio e grazie della vostra solidarieta'.
Per gli aiuti in Italia contattare:
Kibinti Onlus
in Svizzera ( Patrizia Cameroni)
Associazione "Samori"
GRAZIE DI TUTTO.
Un abbraccio a tutti


  Carissimi amici
la situazione in Guinea e' complicata.
I nostri ammalati hanno bisogno di farmaci, e cibo!!!
No ce benzina per i generatori percio' non funziona nulla!!!
Speriamo che tutto possa tornare al piu' presto alla "normalita" perche' altrimenti ci saranno tante persone a soffrire le conseguenze.
Un abbraccio e grazie della solidarieta'.





* Ridicoli come solo loro sanno essere.
fonte

13 aprile 2012

Tituli 0 - S.Luigi 1

Viterbo, scompaiono i cinema E si dirà messa in sala: per evitare l'Imu

Chiusi il Lux, l'Azzurro, il Metropolitan, il San Leonardo. E adesso il Trieste: contratto scaduto con la Curia, che sembra intenzionata a trasformare lo spazio in luogo di culto


ROMA - Il cinema Lux. L'Azzurro. Il Metropolitan. Il Corso. Il San Leonardo. E l'ultimo caduto: il cinema teatro Trieste. Una via crucis sui luoghi perduti della vita culturale. Una sorta di funerale pubblico in programma il prossimo 21 aprile a Viterbo: La tappa più dolorosa è di fresca chiusura: il Trieste, che ha salutato i suoi spettatori pochi giorni fa con una proiezione gratuita di «The Artist», era l'ultimo spazio in città dove vedere film d'autore e spettacoli teatrali. Sala strapiena, commozione, racconta l'esercente Michele Sessa, che con il padre Paolo da vent'anni gestiva la sala parrocchiale che tra un film e l'altro ospitava spettacoli e laboratori teatrali.

Il pubblico in sala al «Trieste» durante una delle ultime proiezioni
I Sessa hanno restituito le chiavi alla Curia, il contratto era scaduto. Erano certi lo avrebbero rinnovato. Invece il vescovo, raccontano gli animatori del Comitato che si è formato in città in difesa del Trieste, ha fatto sapere che si riprendono le mura.
Qualcuno racconta che il sabato il vescovo ha in programma di celebrarci la Messa, trasformando quel cinema-teatro da 200 posti in un luogo di culto. Forse la ricostruzione in chiave anti-Imu è eccessiva, resta il fatto che Viterbo, città d'arte, centro storico bellissimo, perde uno spazio che offriva alternative serali ai tanti studenti anche fuorisede, oltre che ai residenti. «Il Trieste era rinato nel 1992 proprio con l'idea di assicurare alternative al nulla ai giovani: in accordo con il parroco di allora, don Sebastiano Fasone, lo gestivamo come spazio aperto alla città» ricorda Michele Sessa. «Le mura sono della Curia, hanno diritto di farne ciò che vogliono. Ma tra poco, quando chiuderà per ristrutturazione anche il cinema Genio, di proprietà comunale, qui in città non resterà nulla».
Chi vuole vedere un film a Viterbo deve prendere la macchina arrivare alla multisala di Vitorchiano, oppure fermarsi al Trento, altra sala parrocchiale dal futuro incerto. La crisi della sale indipendenti (spesso ospitate in edifici religiosi) è drammatica. Non va meglio per il teatro: quello comunale è chiuso per ristrutturazione, non si sa quando riaprirà. Bisogna spingersi a Tuscania. «Per questo ci stiamo attivando», spiegano gli animatori del Comitato «Cinema Trieste aperto», che hanno attivato un gruppo su Facebook. «Chiudere spazi per la cultura è un danno, la città rischia di morire».
Il 21 sperano di chiamare a raccolta tanti viterbesi, fedeli cinefili e non solo. L'amministrazione, raccontano con rammarico, per ora tace. Parlano invece i simpatizzanti del Trieste che rimbalzano tra radio (se n'è occupata RadioDue con Caterpillar) e Twitter. Dove Giovanni Veronesi ha lanciato un appello per il cinema Trieste: non lasciatelo morire». Il regista lancia una proposta: «Dobbiamo farlo riaprire a costo di occuparlo come il Valle». Ma non tutti a Viterbo sono pronti a seguirlo in un'eventuale occupazione. «Non siamo contro la Curia, sia chiaro». In fondo è pur sempre la città dei Papi.

Fonte

Tituli 0

Inutile sottolineare che il titolo si basa tutto su un "Qualcuno racconta"che potrebbe tranquillamente essere l'amico di mio cuggino che fa karate e se glielo dico io poi lui ti picchia.
Ma vabbè, lo sappiamo.

S.Luigi 1

Il resto dell'articolo, tutto l'articolo, parla invece di un tema interessante, la scomparsa delle sale indipendenti o comunque la loro difficoltà a sopravvivere.
Nel caso specifico probabilmente la Curia non ha rinnovato il contratto perchè non doveva essere particolarmente in attivo o perchè il canone era troppo basso, e mi pare legittima come scelta, dopotutto i soldi non crescono sugli alberi, nemmeno in Vaticano.
Tralasciamo il fatto che almeno una parte di chi si lamenta ora per la morte della cultura, etc... avrà anche manifestato affinchè la chiesa paghi l'IMU su tutto il possibile (nella pratica non cambia nulla, quello che veniva pagato prima verrà pagato anche adesso, e ciò che era esente prima è esente adesso, però è il concetto che si manda in cortocircuito da solo, pretendi cultura da chi vuoi mazziare?).

Come fare a gestire un cinema parrocchiale?
Come cavolo fanno gli altri cinema parrocchiali a funzionare, se ne esistono che funzionano? Sono sicuro che i multisala non sono solamente a Viterbo e dintorni, magari sono anche a Vimercate,  e che in ogni caso la concorrenza è forte ovunque.
Come fa un cinema, diciamo a Concorezzo, vicino a Vimercate, a sopravvivere e a continuare a proporre cultura?

Limitando le spese non pagando gli stipendi a chi ci lavora, facile.
Schiavismo? Servitù?
Volontariato.
Un esercito di volontari.
Adolescenti, universitari, adulti e pensionati che ogni giorno si danno da fare per tenere viva questa realtà.
Il bello è che nostro il cinema non si limita a vivacchiare, non annaspa sotto il pelo dell'acqua con difficoltà, spinto nell'abisso dalle Torri, stretto da debiti a da scarse entrate a corto di energie.
Se la cava egregiamente, certo, non utili stellari, non il giro di spettatori delle Torri ma si tira avanti senza preoccuparsi troppo.
E il cuore di tutto questo sono proprio i volontari (e il palinsesto teatrale, in effetti).

Non certo stacanovisti, pazzi furibondi votati alla causa della cultura fino alla morte.
Vedo mio fratello, un turno ogni due settimane circa, fatto senza particolare entusiasmo, ma fatto bene.
Oppure penso a me fino all'anno scorso, che ogni tanto qualche turno lo saltavo per dimenticanza, ma 6-7 orette al mese le trovavo senza salti acrobatici o virtuosismi dell'agenda.
E questo per citare "i meno meglio".
E penso a tutti gli altri che tutt'ora dedicano come minimo qualche sera, anche qualche Sabato sera, della loro vita per tenere aperto un cineteatro di provincia con professionalità e serietà ineccepibili.
Baristi, palchisti, macchinisti, cassieri, le sciure della pulizia, chi organizza tutto il palinsesto, chi tiene i conti, chi commenta i film d'essai, chi aggiorna il sito internet...
E un cineteatro va avanti sul loro lavoro, sul loro lavoro volontario, senza mugugni, senza occupazioni, senza rumore.

Niente concessioni, niente contratti, solo l'affetto per un luogo, l'amore per il bello e la convinzione che le cose belle meritino i nostri sforzi, con gioia.

Quindi chi protesta per la chiusura del Trieste non pensi nemmeno per un istante ad occuparlo, se lo tolga dalla mente; venga a Concorezzo al S. Luigi a vedere come si fa.
O in un'altra delle centinaia di sale che vivono rombando con lo stesso motore, con il medesimo carburante.
Poi tornino a Viterbo, gli concedo due settimane per organizzarsi, contarsi, guardarsi in faccia  e poi vadano dal parroco e si propongano di tenere loro aperto il cinema una sola sera a settimana.
Il Lunedì sera, cinema d'essai, tutto qua.
Fatto, il cinema è salvato, poi magari negli anni il gruppo si affiata, cresce, prende fiducia e si implementa la proiezione del Venerdì, del Sabato, poi due film a settimana, i volontari diventano 100, lo si apre tutte le sere...
Basta farlo.

Citare Kennedy sarebbe fin troppo banale, ma evidentemente la banalità è andata persa.


"Non chiedetevi cosa può fare il vostro paese per voi.
Chiedetevi che cosa potete fare voi per il vostro paese."
O meglio

"Non chiedetevi cosa può fare il vostro X per voi.
Chiedetevi che cosa potete fare voi per il vostro X."
Con X=cinema, città, scuola, comune, etc...


Ovviamente questo funziona se esiste un concetto di società alla base, una cultura della comunità, una comunità. Chi fa il volontario non cresce dal nulla. Anche i funghi anno bisogno come minimo di una spora e di parecchia acqua.
Oggi, nelle nostre città, acqua e spore dove stanno, se ci stanno?

Ovviamente, questo è il nostro cinema.

01 aprile 2012

Sei solo un somaro.

MILANO - Ha iniziato vendendo a molti giornali italiani (Libero, circuito QN, quotidiani locali del gruppo L’Espresso e Il Piccolo di Trieste) interviste a scrittori famosi (da Philip Roth a John Grisham, passando per Paul Auster e Gore Vidal, fino al Nobel per la letteratura del 2009 Herta Muller), ai quali attribuiva dichiarazioni perlomeno sorprendenti («Obama? Una grandissima delusione», fece dire a Roth alla fine del 2009 su Libero) ma tutte inventate *1; poi, una volta sbugiardato a livello planetario da un’indagine del New Yorker dell’aprile del 2010, iniziata dopo l’intervista (questa sì vera) rilasciata un mese prima dallo stesso Roth a Repubblica (nella quale ammetteva di non aver mai parlato con Libero), nel giugno del 2010 Tommaso Debenedetti ha raccontato allo spagnolo El Paisla sua verità. Ovvero, che è stato tutto uno scherzo, orchestrato *2 «per dimostrare che in Italia fare informazione culturale seria è impossibile, perché è tutto falso» *3. Un giochetto di cui Debenedetti, professore di italiano e storia in una scuola di Roma, figlio di Antonio e nipote di Giacomo Debenedetti (entrambi scrittori e critici letterari), si dice soddisfatto al punto di autoproclamarsi «il campione italiano della menzogna per aver inventato un genere nuovo di informazione» *4
e di annunciare il suo sbarco sul web «dove spero di poter pubblicare nuovi falsi». Detto, fatto. Lo scorso anno Debenedetti ha creato falsi profili su Facebook di Mario Vargas Llosa, Almudena Grandes, Abraham B.Yeoshua, Umberto Eco e altri «per dimostrare la vulnerabilità del social network» e poi, complice la crescente popolarità, è sbarcato anche su Twitter, dove si è inventato account tarocchi (@presMarioMonti; @CardBertone; @MinistroMontoro) per annunciare morti illustri (nell’ordine, Fidel Castro, Papa Benedetto XVI e il regista Pedro Almodovar) e per esprimere giudizi politici sull’attacco Usa contro i civili afghani (come @PresHamidKarzai) e sui documenti pubblicati dal giornale inglese Guardian contro il presidente siriano Assad (come @PresAssadSyria).
L'INTERVISTA - «Twitter funziona bene per le notizie false – racconta oggi Debenedetti proprio al Guardian – perché i social media sono la fonte di informazione meno verificabile del mondo, ma i news media ci credono per il loro bisogno di rapidità nelle informazioni. Non ho fatto quello che ho fatto per soldi, visto che ho sempre preso fra i 20 e i 40 euro ad intervista, ma per dimostrare quanto debole fosse l’informazione in Italia. Qui non si controlla nulla, *5 soprattutto se quello che scrivi è vicino alla loro linea politica: ecco perché a Libero, che è di destra, è piaciuta la storia di Roth che attaccava Obama. Ad un certo punto ho avuto anche il sospetto che i direttori sapessero che le interviste erano finte, ma che le prendessero comunque». Dopo essere stato scoperto, Debenedetti ha chiuso con le interviste e si è messo a scrivere mail ai giornali, fingendosi Umberto Eco che criticava la guerra in Libia con l’International Herald Tribune («dopo che l’hanno pubblicata, li ho chiamati per farglielo sapere») e lo scrittore marxista Paco Ignacio Taibo che celebrava il Papa sull’Avvenire (che mise la testimonianza in prima pagina, prima di ricevere la chiamata di Debenedetti che ne rivendicava la paternità). Ma, più ancora di Facebook («dove hai un accesso limitato per via degli “amici”», spiega ancora il professore), la vera svolta è stata Twitter, dove il finto giornalista ha iniziato la sua cinguettante avventura come Henning Mankell, costringendo il vero scrittore svedese a negare sui giornali di casa le considerazioni a lui attribuite sul finto account.*5
LA VERITA' SU TWITTER - «Su Twitter puoi essere sicuro che la gente ti seguirà e il social network è usato come una vera fonte di informazioni in tempo reale e senza controllo. Prendete il caso di Montoro (al secolo Cristobal Montoro, ministro delle finanze spagnolo spesso usato da Debenedetti per i suoi finti tweet, ndr): lui ha ripetuto più volte che quell’account a suo nome è falso, eppure 3mila persone continuano a seguirlo. È tutto così facile».


*1 Non è truffa? Se io compro qualcosa, mi aspetto che sia effettivamente quello che mi hai detto essere. Se non lo è, mi stai truffando. Non sei furbo, sei un criminale.

*2 Scherzo? Orchestrato? Diffondere informazioni false non è uno scherzo, ripeto, si chiama truffa. Non è una cosa da neoeroi o di cui vantarsi.

*3 Calma, ci sono stati già casi di persone interessate a smascherare la scarsa professionalità dei giornali. Hanno inventato una notizia e appena ha cominciato a diffondersi tra le testate, hanno subito smascherato la fola, loro stessi, dimostrando così la loro tesi. Qui mi pare che questo ci abbia marcito sopra per anni, vendendo, e creando lui stesso disinformazione. Si è comportato esattamente come, se non peggio, i media che vuole accusare. Ma da che pulpito?

*4 Qui siamo al delirio puro. Soddisfatto di essere il più grande contapalle d'italia? Tesoro, guarda, stai prendendo un granchio. C'è poco da essere fieri e soddisfatti. Mi pare che questo soggetto abbia totalmente perso il senno e/o ogni etica professionale.
L'oggetto poi della sua soddisfazione è poi clamoroso. Non ha inventato un "nuovo tipo di informazione". Ha riproposto il solito tipo di disinformazione. 
Emblematico il fatto che ritenga inventare interviste un normale strumento di informazione. È convinto veramente di stare informando?
È come se un medico somministrasse curaro al paziente per protestare contro i casi di malasanità e poi, non soddisfatto, si dice orgoglioso di aver inventato un nuovo metodo di cura del paziente.
Boh. Totale deriva.

*5 Ennò, nel momento in cui io compro qualcosa, a prescindere dal prezzo, mi aspetto che quella cosa sia effettivamente quella che mi viene venduta. Non posso pensare ogni volta che mi venga venduta qualcosa tocchi a me dimostrare che sia effettivamente quella cosa. Se compro della ricotta al supermercato, foss'anche iperscontata, mi aspetto di trovare, dentro la confezione, della ricotta. Magari scarsa, non eccelsa, ma ricotta. Se trovo dentro del polistirolo non è sintomo della mia creduloneria o della scarsa attenzione degli italiani nel fare la spesa. Si tratta di truffa. Poi il produttore può raccontare che si tratta di una analisi di mercato per risolvere il problema della fame nel mondo e la pace in medio oriente, ma la verità del fatto resta una. Mi hai venduto come ricotta qualcosa che ricotta non è. Io non voglio estinguere la fame nel mondo. Non voglio risolvere la crisi mediorientale. Voglio solo mangiarmi la mia benedetta ricotta.

*6 Bellissimo esempio di onestà intellettuale. Bravo.

L'ultimo paragrafo poi è tutto un capolavoro, merita di esere riletto per intero.
LA VERITA' SU TWITTER - «Su Twitter puoi essere sicuro che la gente ti seguirà e il social network è usato come una vera fonte di informazioni in tempo reale e senza controllo. Prendete il caso di Montoro (al secolo Cristobal Montoro, ministro delle finanze spagnolo spesso usato da Debenedetti per i suoi finti tweet, ndr): lui ha ripetuto più volte che quell’account a suo nome è falso, eppure 3mila persone continuano a seguirlo. È tutto così facile».
Il problema, e forse a debenedetti sfugge, è che twitter, come ogni cosa in questo mondo, FA PARTE di questo mondo.
Non ha senso parlare di Verità su twitter, come se fosse una cosa slegata o disgiunta dalla realtà.
Il grosso problema è che il paragrafo dovrebbe intitolarsi LA VERITÀ NEL MONDO.
Esiste ancora?
Ovvio, è facile truffare, inventarsi una "verità". Sicuramente più semplice che cercarla.

Il problema è che non c'è possibilità di paragone tra una "verità" e LA Verità.
Le due cose non sono ambivalenti, interscambiabili senza problema.
Una vera intervista di Eco(che personalmente non apprezzo) non è paragonabile ad una falsa intervista ad Eco. Non sono due informazioni con lo stesso valore, con la stessa importanza.

La Verità, come in tutte le cose, è una sola.
Dovremmo tutti cercarla, sinceramente e appassionatamente.
Basterebbe questo sforzo, prima ancora della risposta.


29 marzo 2012

La vera misura dell'uomo

Cari fratelli e sorelle!
«Benedetto sei tu, Signore Dio… Benedetto il tuo nome glorioso e santo» (Dn 3, 52). Questo inno di benedizione del Libro di Daniele risuona oggi nella nostra liturgia invitandoci ripetutamente a benedire e lodare Dio. Siamo parte della moltitudine di quel coro che celebra il Signore incessantemente. Ci uniamo a questo insieme di azioni di grazie, ed offriamo la nostra voce gioiosa e fiduciosa che cerca di consolidare nell'amore e nella verità il cammino della fede.
«Benedetto sia Dio» che ci riunisce in questa piazza emblematica, affinché ci immergiamo più profondamente nella sua vita. Provo una grande gioia nell’essere oggi tra voi e presiedere questa Santa Messa nel cuore di questo Anno giubilare dedicato alla Vergine della Carità del Cobre.
Saluto cordialmente il Cardinale Jaime Ortega y Alamino, Arcivescovo di L'Avana, e lo ringrazio per le cordiali parole che mi ha rivolto a nome di tutti. Estendo il mio saluto ai Signori Cardinali, ai miei fratelli Vescovi di Cuba e di altri Paesi che hanno voluto partecipare a questa solenne celebrazione. Saluto anche i sacerdoti, i seminaristi, i religiosi e tutti i fedeli qui convenuti, come pure le Autorità che ci accompagnano.
Nella prima lettura che è stata proclamata, i tre giovani, perseguitati dal sovrano babilonese, preferiscono affrontare la morte bruciati dal fuoco piuttosto che tradire la loro coscienza e la loro fede. Essi trovarono la forza di «lodare, glorificare e benedire Dio» nella convinzione che il Signore del cosmo e della storia non li avrebbe abbandonati alla morte ed al nulla. In effetti, Dio non abbandona mai i suoi figli, non li dimentica mai. Egli sta al di sopra di noi ed è capace di salvarci con il suo potere. Allo stesso tempo, è vicino al suo popolo, e per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo ha voluto porre la sua dimora tra noi.
«Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,31). Nel brano del Vangelo che è stato proclamato, Gesù si rivela come il Figlio di Dio Padre, il Salvatore, l'unico che può mostrare la verità e dare la vera libertà. Il suo insegnamento provoca resistenza ed inquietudine tra i suoi interlocutori, ed Egli li accusa di cercare la sua morte, alludendo al supremo sacrificio della Croce, ormai vicino. Ma li esorta a credere, a rimanere nella sua Parola, per conoscere la verità che redime ed onora.
In effetti, la verità è un anelito dell'essere umano, e cercarla suppone sempre un esercizio di autentica libertà. Molti, tuttavia, preferiscono le scorciatoie e cercano di evitare questo compito. Alcuni, come Ponzio Pilato, ironizzano sulla possibilità di poter conoscere la verità (cfr Gv 18,38), proclamando l'incapacità dell'uomo di raggiungerla o negando che esista una verità per tutti. Questo atteggiamento, come nel caso dello scetticismo e del relativismo, produce un cambiamento nel cuore, rendendo freddi, vacillanti, distanti dagli altri e rinchiusi in se stessi. Persone che si lavano le mani come il governatore romano e lasciano correre il fiume della storia senza compromettersi.
D'altra parte, ci sono altri che interpretano male questa ricerca della verità, portandoli all'irrazionalità e al fanatismo, per cui si rinchiudono nella «loro verità» e cercano di imporla agli altri. Sono come quei legalisti accecati che, vedendo Gesù colpito e sanguinante, gridano infuriati: «Crocifiggilo!» (cfr Gv 19,6). In realtà, chi agisce irrazionalmente non può arrivare ad essere discepolo di Gesù. Fede e ragione sono necessarie e complementari nella ricerca della verità. Dio ha creato l'uomo con un'innata vocazione alla verità e per questo lo ha dotato di ragione. Certamente non è l'irrazionalità, ma l’ansia della verità quello che promuove la fede cristiana. Ogni essere umano deve scrutare la verità ed optare per essa quando la trova, anche a rischio di affrontare sacrifici.
Inoltre, la verità sull'uomo è un presupposto ineludibile per raggiungere la libertà, perché in essa scopriamo i fondamenti di un'etica con la quale tutti possono confrontarsi e che contiene formulazioni chiare e precise sulla vita e la morte, i doveri ed i diritti, il matrimonio, la famiglia e la società, in definitiva, sulla dignità inviolabile dell'essere umano. Questo patrimonio etico è quello che può avvicinare tutte le culture, i popoli e le religioni, le autorità e i cittadini, e i cittadini tra loro, e i credenti in Cristo con coloro che non credono in Lui.
Il Cristianesimo, ponendo in risalto i valori che sostengono l'etica, non impone, ma propone l'invito di Cristo a conoscere la verità che rende liberi. Il credente è chiamato a rivolgerlo ai suoi contemporanei, come lo fece il Signore, anche davanti all’oscuro presagio del rifiuto e della Croce. L'incontro personale con Colui che è la verità in persona ci spinge a condividere questo tesoro con gli altri, specialmente con la testimonianza.
Cari amici, non esitate a seguire Gesù Cristo. In Lui troviamo la verità su Dio e sull'uomo. Egli ci aiuta a sconfiggere i nostri egoismi, ad uscire dalle nostre ambizioni e a vincere ciò che ci opprime. Colui che opera il male, colui che commette peccato, è schiavo del peccato e non raggiungerà mai la libertà (cfr Gv 8,34). Solo rinunciando all'odio e al nostro cuore indurito e cieco, saremo liberi, ed una nuova vita germoglierà in noi.
Con la ferma convinzione che Cristo è la vera misura dell'uomo, e sapendo che in Lui si trova la forza necessaria per affrontare ogni prova, desidero annunciarvi apertamente il Signore Gesù come Via, Verità e Vita. In Lui tutti troveranno la piena libertà, la luce per capire in profondità la realtà e trasformarla con il potere rinnovatore dell'amore.
La Chiesa vive per rendere partecipi gli altri dell’unica cosa che possiede, e che non è altro che Cristo stesso, speranza della gloria (cfr Col 1,27). Per poter svolgere questo compito, essa deve contare sull'essenziale libertà religiosa, che consiste nel poter proclamare e celebrare anche pubblicamente la fede, portando il messaggio di amore, di riconciliazione e di pace, che Gesù portò al mondo. E’ da riconoscere con gioia che sono stati fatti passi in Cuba affinché la Chiesa compia la sua ineludibile missione di annunciare pubblicamente ed apertamente la sua fede. Tuttavia, è necessario proseguire, e desidero incoraggiare le autorità governative della Nazione a rafforzare quanto già raggiunto ed a proseguire in questo cammino di genuino servizio al bene comune di tutta la società cubana.
Il diritto alla libertà religiosa, sia nella sua dimensione individuale sia in quella comunitaria, manifesta l'unità della persona umana che è, nel medesimo tempo, cittadino e credente. Legittima anche che i credenti offrano un contributo all'edificazione della società. Il suo rafforzamento consolida la convivenza, alimenta la speranza in un mondo migliore, crea condizioni propizie per la pace e per lo sviluppo armonioso e, contemporaneamente, stabilisce basi solide sulle quali assicurare i diritti delle generazioni future.
Quando la Chiesa mette in risalto questo diritto, non sta reclamando alcun privilegio. Pretende solo di essere fedele al mandato del suo divino Fondatore, cosciente che dove Cristo si rende presente, l'uomo cresce in umanità e trova la sua consistenza. Per questo, essa cerca di offrire questa testimonianza nella sua predicazione e nel suo insegnamento, sia nella catechesi come negli ambienti formativi ed universitari. È da sperare che presto giunga anche qui il momento in cui la Chiesa possa portare nei vari campi del sapere i benefici della missione che il suo Signore le ha affidato e che non può mai trascurare.
Esempio illustre di questo lavoro fu l'insigne sacerdote Félix Varela, educatore e maestro, figlio illustre di questa città di L'Avana che è passato alla storia di Cuba come il primo che ha insegnato al suo popolo a pensare. Il Padre Varela ci presenta la strada per una vera trasformazione sociale: formare uomini virtuosi per forgiare una nazione degna e libera, poiché questa trasformazione dipenderà dalla vita spirituale dell'uomo; infatti, «non c'è patria senza virtù» (Lettere ad Elpidio, lettera sesta, Madrid 1836, 220). Cuba ed il mondo hanno bisogno di cambiamenti, ma questi ci saranno solo se ognuno è nella condizione di interrogarsi sulla verità e si decide a intraprendere il cammino dell'amore, seminando riconciliazione e fraternità.
Invocando la materna protezione di Maria Santissima, chiediamo che ogni volta che partecipiamo all'Eucaristia diventiamo anche testimoni della carità che risponde al male con il bene (cfr Rm 12, 21), offrendoci come ostia viva a chi con amore offrì se stesso per noi. Camminiamo alla luce di Cristo, che può disperdere la tenebra dell'errore. Supplichiamolo che, con il valore e il vigore dei santi, giungiamo a dare una risposta libera, generosa e coerente a Dio, senza paure, né rancori. Amen.


 Riporto un passaggio.

In realtà, chi agisce irrazionalmente non può arrivare ad essere discepolo di Gesù. Fede e ragione sono necessarie e complementari nella ricerca della verità. Dio ha creato l'uomo con un'innata vocazione alla verità e per questo lo ha dotato di ragione. Certamente non è l'irrazionalità, ma l’ansia della verità quello che promuove la fede cristiana. Ogni essere umano deve scrutare la verità ed optare per essa quando la trova, anche a rischio di affrontare sacrifici.



Non è un segreto la mia stima per questo uomo.
Ecco perché.
È il seme di tutto il suo pontificato.

16 marzo 2012

Manca metà.

Torno ancora su Kony2012 ma solo per partire subito per la tangente, perdonatemi.

Riassunto della faccenda e antefatto.
Una ONLUS Statunitense ha girato e messo in rete un video, fatto benissimo per convincere le persone, un po' meno per informarle, dove sostanzialmente si chiede l'aiuto del popolo del web per convincere i politici ad intervenire in Uganda per fermare un signore della guerra, Kony appunto, che ha seminato panico e distruzione per 26 anni.
Bello, yeah, armiamoci e partite.

Il video esalta per i primi 10 minuti almeno, e nei 10 minuti conclusivi,(oltre il 50% dei 30 minuti di durata) il potere del web2.0 la potenza della comunicazione, la forza del popolo unito, di un movimento dal basso, di etc...
Verissimo, nulla da eccepire.
Se però mi è permesso dire la mia, questo ragionamento, per giusto che sia, è manchevole di una gamba, o di un remo.
E una barca a remi senza un remo è condannata a girare in circolo per l'eternità, cosa che, a mio parere, non dev'essere particolarmente piacevole.
Quindi un remo è potere, e ci siamo, ma l'altro, quello che manca?
L'altro è RESPONSABILITÀ.
Parola strana responsabilità. Bella e un po' minacciosa.
Responsabilità.

Innegabile il fatto che il popolo se si muove unito ha un grande potere, bisogna anche vedere se ha la responsabilità per poterlo utilizzare BENE.
Perché decidere, se non si decide bene, è una bella fregatura.

Supponiamo di essere in un futuro prossimo alternativo, 2015d.C. .
Finalmente democrazia, anzi, Democrazia.
Il popolo, grazie al web 2.0(c'è stato uno stallo nelle ricerche) può prendere parte direttamente ai processi decisionali, o meglio, è l'unico soggetto autorizzato a prenderli. Insomma, tutti votano tutto.
30.000.000 decidono che sia necessario un forte intervento per spazzare via Kony. Quel maledetto ha la pellaccia dura e coriacea ed è riuscito a scampare per ben 3 anni continuando ad arruolare bambini soldato in Uganda.
La decisione è presa, i 30.000.000 esultano, finalmente si pone fine alla questione. Il popolo è riuscito dove i governi hanno fallito.
Gli F-22(si, li abbiamo comprati, sigh) si alzano in volo, scaricano 5-6 tonnellate di missili sul rifugio di Kony e sul kilometro circostante. Un cratere unico, fumo e i 5000 soldati di Kony in purea. 5000 soldati bambino, le vittime di Kony.
Il comando militare, imbarazzato, fa sapere la notizia, doveva essere solo il bunker di Kony, da solo, invece era una base con tutto il suo esercito di minori.
Peccato.
Il web si mobilita, raccolte 40.000.000 approvazioni per inviare le condoglianze.
E 50.000.000 per farla pagare al responsabile.
Ma chi è il responsabile?
Il pilota? No, decide l'esercito.
L'esercito? No, ha deciso il popolo.
Il popolo quindi.
Ma in che proporzione? 5.000 a testa? 0,00016 a testa? Chi è il responsabile?
Boh.

Nel caso specifico, quindi tornando nella realtà, non si parla di nessun bombardamento, ma di un intervento diretto degli USA tramite l'invio di uomini(in realtà tutto questo è già avvenuto...misteri della fede).
Non cambia però la dinamica. Sotto pressione di un elevato numero di persone disinformate e senza le competenze per prendere una decisione, si vuole spronare il governo ad agire.
Rimango sempre perplesso.

Sono tutti pronti ad assumersi le proprie responsabilità?


Il web è un mezzo estremamente potente, vero, ma questo potere difficilmente si concilia con la responsabilità ad esso collegata.
E grazie al cielo, quindi, che al momento questo potere non viene esaltato come si vorrebbe.






Anche su questo manifesto avrei da ridire.
È la dimostrazione che tutto in questo movimento ruota attorno esclusivamente agli USA. È rivolta ai politici USA e ai loro elettori. Non riguarda noi e nemmeno l'Uganda.



PPS: una curiosa partizione del popolo:
Una maggioranza schiacciante è quella che vota berlusconi, guarda studio aperto e non si perde un cinepanettone, ama il becero calcio, non legge giornali, non si informa, si fa manipolare dall'alto, non è critica.
Poi c'è l'altra maggioranza schiacciante, quella che redime, che non vota berlusconi, che non guarda studio aperto, al cinema solo film d'essai, solo libri impegnati, che non guarda la tv e nel caso solo programmi intelligenti, che non ama il grezzo calcio, etc...

Ma la verità è che il popolo è uno solo, che fa tutte le cose sopra indicate e che statisticamente non prende la decisione migliore, ma solo quella media.

13 marzo 2012

'(O)NU spasso proprio.

"L'ONU IN CAMPO - Nel frattempo il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, è intervenuto per sottolineare che il governo siriano sta facendo un uso «sproporzionato» della forza in alcune città. Non solo: per il numero uno del palazzo di vetro, Damasco è responsabile di un «assalto militare» e di «operazioni vergognose». Ban Ki Moon ha poi esortato Assad a dare una risposta all'inviato speciale dell'Onu, Kofi Annan, che domenica ha chiesto la cessazione delle violenze e l'apertura di corridoi umanitari. Al tempo stesso il vertice delle Nazioni Unite auspica che il Consiglio di sicurezza riesca ad uscire dall'impasse sin qui creata dai veti di Cina e Russia e che sulla Siria inizi a parlare con voce sola. Annan, nel frattempo arrivato ad Ankara, ha sottolineato che «ie uccisioni di civili devono fermarsi adesso» e che «il mondo deve mandare un messaggio chiaro, che questa situazione è inaccettabile». Mentre Ban Ki Moon parlava a New York, al Consiglio dei diritti umani dell'Onu di Ginevra Paulo Pinheiro, presidente della Commissione d'inchiesta internazionale sulla Siria, ha presentato il suo rapporto: «L'esodo continua verso il Libano, la Giordania e la Turchia - ha spiegato Pinheiro -. La situazione disperata dei civili deve essere affrontata con urgenza assoluta». «È imperativo interrompere il ciclo di violenza in Siria - ha aggiunto - e scongiurare un escalation degli scontri armati in una guerra civile»."



In Siria è un anno che si spara sulla folla a cannonate e l'ONU cosa dice?
Che si fa un uso sproporzionato della forza.
A parte il fatto che una dichiarazione del genere sottintende l'esistenza di una soglia sotto la quale cannoneggiare la propria gente possa essere ritenuto "proporzionato", è la reazione in se stessa che è da alienati dal mondo.





12 marzo 2012

We Will Fight War.

KONY 2012

Dubbi e perplessità.

1) Sembra che prima di Kony in Africa fosse tutto fragole e panna, e che dopo Kony tornerà ad essere fragole e panna.

2) Mi scandalizza il successo che ha questo video che sembra essere davvero una novità, una cosa mai vista prima. Dovrei credere che davvero abbia successo perchè per molti la realtà è una novità?

3) Cosa principale. Nel video sostanzialmente Invisible Children richiede di sesibilizzare l'opinione pubblica per favorire la rimozione di Kony.
Mi chiedo io, ma secondo gli 80milioni di persone che condividono e divulgano, come pensate che Invisible Children voglia "rimuovere" Kony? Offrendogli un soggiorno a vita da qualche parte nei Caraibi?
Mi pare che il video chieda sostanzialmente un intervento degli USA.

Quindi:
4) Esistono guerre giuste?



Ah, già, poi anche perchè:
La motivazione che ha spinto Obama ad inviare le truppe in Uganda addirittura 24 anni dopo la nascita dello LRA (tenuto inoltre conto che il gruppo ha perso gradualmente il suo potenziale offensivo e si stima che attualmente Kony controlli solo 200/400 guerriglieri) può essere letta alla luce di un rinnovato interesse da parte degli USA alla regione centrale dell’Africa, nell’ottica di una stabilizzazione della regione e, soprattutto, di una diminuzione della crescente, anche su questa scacchiera, influenza di Shabaab. Le milizie somale, affiliate dal 2007 al network qaedista, infatti potrebbero rappresentare il vero obiettivo del dispiegamento di truppe americane nel nord dell’Uganda. Non a caso, l’invio delle truppe statunitensi è avvenuto simultaneamente all’inizio dell’intervento militare del Kenya in Somalia per combattere gli Shabaab (16 ottobre); l’amministrazione USA potrebbe aver quindi beneficiato di tale situazione favorevole per dispiegare il proprio contingente.
Negli ultimi anni, le attività delle milizie Shabaab anche al di fuori del territorio somalo (nel luglio 2010, un duplice attacco suicida ha causato la morte di 76 persone a Kampala, in Uganda), a cui si aggiunge l’instabilità politica ed economica dell’intera regione, hanno reso l’organizzazione islamista una delle principali minacce alla sicurezza del Corno d’Africa.
In questo ambito, l’obiettivo ultimo della decisione Obama potrebbe rispondere ad esigenze connesse alla sicurezza nazionale statunitense, cercando di evitare che sia gli Shabaab che gli elementi del panorama somalo connessi ad al-Qaeda possano rendersi protagonisti di ulteriori attacchi.
Ma va bene così.
Se il grand' Obama comanda,
Facciam la guerra a Libia e Uganda.



Andate al minuto 17:06 del video.


Marionette soldato.

07 marzo 2012

Il coraggio di essere

"La vera festa della donna è il coraggio di essere donna e di imporsi come tale ogni giorno, infischiandosene del giudizio. Sostiene «non del tutto a torto» (ormai parlo come Monti, scusate) una mia cara amica: il mondo avido e violento di voi maschi etero ha miseramente fallito, ora tocca a noi donne e ai gay costruirne uno più umano."



Direi che da maschio etero avido e violento(e anche insensibile e cafone) delle parole di Gramellini me ne infischio.
Però da maschio etero la cosa un po' mi infastidisce.
In pratica le donne devono essere donne ogni giorno, imponendosi(?) come tali.
Mentre gli uomini non va bene che siano tali(sono avidi e violenti) ma dovrebbero essere checche.
E la parità dei sessi?
Ovvero, un uomo non dovrebbe essere uomo ogni giorno imponendosi(?) come tale? Esattamente come vale per le donne?
A quanto pare no.
Perché uomo maschio è sinonimo di avidità e violenza.

Eppure Gramellini fino alla fine sembrava portare avanti un pensiero ragionevole.
La donna torni a fare la donna, che abbia priorità da donna, ruoli da donna, sia se stessa, non una copia di un uomo.
Poi con un salto mortale doppio male eseguito atterra di faccia e combina l'irreparabile.
L'uomo la smetta di fare l'uomo.
Incappando nello stesso errore che ha denunciato poche parole prima ma a parti inverse.

Ma un mondo dove ciascuno è libero di essere pienamente se stesso e di compiersi nella verità di se non è sufficientemente umano?
È necessario eliminare una categoria di uomini, i maschi eterosessuali, per essere più umani?



Le donne siano donne, gli uomini siano uomini e per carità, i gay siano gay.
Non col mio culo.

30 novembre 2011

Togliete alle donne ogni dignità e saranno docili.

Pochi giorni fa i salafiti hanno colpito Iqbal Gharbi, la prima docente di psicologia all’università tunisina della Zaytouna, ovvero l’università islamica di Tunisi che vanta una tradizione di studi e ricerca che mirano a coniugare islam e laicità. La Gharbi è una fautrice di una interpretazione in chiave moderna dell’islam e del testo coranico. Nominata dal governo di transizione direttrice responsabile di Radio Zaitouna si è vista occupare l’ufficio da un gruppo di uomini, sempre con barba lunga e tunica bianca, che si sono identificati come membri del “Comitato tunisino per la promozione del bene e la proibizione del male”
 [...]
Amel Grami, docente di Religioni comparate all’Università della Manouba, che ha denunciato non solo il peggioramento della condizione della donna dopo la rivoluzione, ma anche i numerosi casi di violenza. In un recente articolo ha scritto: «Niente più paura dopo oggi… questo è stato il motto subito dopo avere cacciato la dittatura, ma purtroppo il cerchio della paura è tornato a soffocarci. […] Non pensavamo che la dittatura avrebbe lasciato il posto a una nuova dittatura così rapidamente, non avremmo mai immaginato che la nuova dittatura, dopo la rivoluzione di cui siamo stati orgogliosi, fosse all’insegna del velo integrale e delle sale di preghiera nell’università» [...]
D’altronde un movimento islamico che tra i suoi candidati aveva Souad Abderrahim, una donna senza velo potrebbe anche schierarsi contro chi vorrebbe imporre il niqab nelle università tunisine… ma sarà difficile. La Abderrahim che ha dichiarato che al-Nahdha «non interverrà sullo stile di vita dei tunisini e delle tunisine, non intaccherà i diritti acquisiti delle donne e non ha piani segreti per l'islamizzazione del Paese», al contempo ha già sollevato polemiche nel momento in cui ha affermato che «vergogna per i paesi arabi musulmani che mostrano clemenza per donne che compiono atti abominevoli fuori dal matrimonio». «Si tratta di peccatrici - ha affermato la neoeletta -, che eticamente non avrebbero diritto di esistere»
 [...]
 
Fonte

E passa tutto come se fosse giusto e naturale. In fondo è una religione di pace e amore.

Pero' poi scatta un vespaio se un somaro che conta picche parla di togliere i libri per far tornare le donne a partorire.
Ok, va benissimo, ma resta sempre un somaro che conta picche.
Mentre a 1000km da casa nostra non si tratta di somari che contano picche che dicono stronzate, ma gente che è al potere e che comincia ad agire.

La differenza e' la stessa esistente tra un marmocchio che ti spara con le dita e fa <bang> con la bocca impiastricciata di marmellata o nutella e un rapinatore che ti punta la pistola contro e non vuol sentir ragioni.

Certo, a prendersela con il pupo non si rischia nulla.



Oppure questo.

la punizione. Uno, due, tre, dieci colpi per spezzare quella donna che gli stava sfuggendo, che «voleva cambiare vita», che aveva smesso di portare il velo, si sforzava di parlare italiano, frequentava altre mamme e aveva trovato negli ambienti della parrocchia, tra i volontari della Caritas e il gruppo ricreativo per i bambini, aiuto, solidarietà e parole nuove.
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E' forse meno grave un somaro che agisce di uno che parla?

Perchè allora ci si indigna di più per il secondo?

24 novembre 2011

La Libia è reale

e in quanto tale continua ad esistere, anche se noi non ne parliamo.
Ma cosa succede oggi in Libia? Chi ha vinto le elezioni democratiche?
Chi sta finalmente guidando il paese oramai in pace verso il meritato boom che le era precluso dalla presenza del dittatore Gheddafi?
Mistero. Non ne parla più nessuno. Come se la Libia fosse stato un passeggero sghiribizzo primaverile, assopito con il caldo dell'estate e definitivamente sfiorito sotto le piogge autunnali.
Invece no, la La libia c'è ancora e non se la passa di certo bene. Anzi, sicuramente, se dovessimo tornare indietro di 365giorni da oggi, noteremmo un deciso peggioramento.

Ma vediamo bene cosa sta succedendo...

Doveva avere un radioso avvenire di sviluppo economico e democrazia grazie anche al sostegno alla stabilizzazione della comunità internazionale. Invece, a poche settimane dalle visite trionfali a Tripoli e Bengasi di Nicolas Sarkozy, David Cameron, Recep Erdogan e Anders Fogh Rasmussen, la Libia sembra aver perso interesse per la comunità internazionale.
I leader politici occidentali non ne parlano quasi più e, a quanto sembra, neppure se ne interessano anche se i ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno sottolineato con preoccupazione che «saccheggi e vendette ancora continuano». L’ipotesi di impegnare i tredici Paesi che avevano preso parte alla Guerra contro Gheddafi in una missione di addestramento e stabilizzazione resta però congelata da veti incrociati.  Il Qatar, che ha speso miliardi di dollari per finanziare i ribelli e inviato  clandestinamente 5mila suoi soldati a prendere Tripoli, vuole il commando di una forza di pace internazionale alla quale nessuno sembra però voler partecipare agli ordini di Doha. I qatarini sono poco apprezzati anche a Bengasi per il loro evidente sostegno agli estremisti islamici che cominciano a dettare condizioni agli esponenti del Consiglio nazionale di transizione.

Tra i molti esponenti libici che accusano il Qatar di ingerenza anche l'ex ministro degli Esteri di  Gheddafi passato da subito dalla parte dei ribelli, Abdel Rahman Shalgham. «La Libia non sarà un pezzo dell’emirato del Qatar - ha affermato - il Consiglio Nazionale di Transizione ha accettato dal paese imposizioni che la maggior parte dei libici avrebbe rifiutato». L'ex premier del Cnt, Mahmoud Jibril ha accusato il Qatar di «aver giocato un ruolo più grande delle sue capacità in Libia» e di aver sostenuto le milizie islamiste dello sceicco Ali al-Salabi.

Anche gli esponenti libici contribuiscono non poco al caos che sembra dilagare nell’ex regno di Gheddafi.  «Siamo contrari alla presenza di basi militari straniere in Libia così come alla presenza di contractors stranieri per la protezione dei giacimenti petroliferi», ha affermato il premier in pectore del Cnt libico, Abdurrahim al-Keib, in un'intervista alla tv araba al-Jazira. «Esistono in Libia sistemi e organismi addetti alla protezione dei siti petroliferi siamo in grado di proteggerli benissimo da soli».  Anche se in Europa se ne parla poco o nulla la guerra in Libia non sembra infatti essere conclusa e del resto proprio il Cnt chiese invano alla Nato di prolungare le operazioni fino alla fine dell’anno.
Il Fronte di liberazione, organismo fondato e guidato dal secondogenito di Gheddafi, Seif al-Islam, controllerebbe tutto il Sud del Paese secondo la propaganda dei seguaci del Colonnello e sarebbe in grado di colpire anche in Tripolitania e Cirenaica. La cattura di Saif al-Islam e di Abdullah al-Senussi (quest’ultima non confermata), capo dell'intelligence del regime di Muhammar Gheddafi, sembrano aver concluso la guerra tra il Cnt e il regime del Colonnello anche se la conferma che saranno processati in Libia e non dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja lascia aperti molti dubbi. In ogni caso non è detto che con la loro cattura sia terminata anche la conflittualità in un Paese che rischia di sprofondare nel caos. Soprattutto a causa delle forti divisioni interne al Cnt dove da più parti emergono critiche pesanti alla tribù di Misurata, accusata dai cirenaici di prepotenze e di cercare di imporre la sua leadership.

Un confronto tribale che si sta spostando sul campo di battaglia. Dopo gli scontri sporadici tra bande rivali a Tripoli, in ottobre, la scorsa settimana si è combattuto nei dintorni di Zawiya dove si susseguono gli scontri tra due milizie armate che hanno provocato almeno 13 morti. Una delle milizie in campo, i cui membri fanno parte della tribù Werchefana, sono accusati di far parte della resistenza lealista e  potrebbero essere appoggiati dai clan della tribù warfalla di Bani Walid, ultima roccaforte del raìs a cadere insieme a Sirte. Oggetto del contendere è una caserma delle forze di Gheddafi piena zeppa di armi e munizioni, un vero tesoro in un momento in cui la Libia, priva di controllo a frontiere terrestri, spazi marittimi e aerei  è un vero paradiso per chi voglia arricchirsi trafficando armi come confermano i rapporti delle autorità algerine e tunisine che intercettano quasi ogni giorno carichi di armi dirette alle milizie di al-Qaeda nel Maghreb.

Come accadeva durante la guerra le informazioni fornite dal Cnt restano inaffidabili e in buona parte false ma pare evidente il fallimento del piano di smilitarizzare le bande e costituire l’embrione di un esercito libico. A questo proposito il 15 novembre è fallito il tentativo dei vertici militari libici di nominare un nuovo capo dell'esercito sono fallite miseramente.  «Ci sono ancora troppe divergenze», ha detto il colonnello Nasser Busnina. Trecento ufficiali e soldati, ai quali si sono aggiunti decine di "katayeb", i miliziani civili, si erano riuniti nella base aerea di Benina (Bengasi) ma il caos si è rapidamente impadronito della riunione. Alcuni partecipanti hanno manifestato disappunto per la presenza di alcuni ufficiali in tribuna mentre altri si sono opposti al termine di "formazione" di un esercito nazionale che era all'ordine del giorno, preferendogli quello di "riorganizzazione”.
Numerosi ufficiali si erano uniti ai ribelli durante la guerra ma vengono considerati con diffidenza e ostilità dalle milizie civili tribali che aspirano al controllo della sicurezza. Per questo il 20 novembre 150 ufficialihanno nominato il generale di divisione Khalifa Belgacem Haftar “nuovo comandante in capo" dell'esercito libico senza l’avvallo del premier, Abdulrahim el-Keib o del Cnt. Riuniti nella citta orientale di al-Baida hanno scelto all'unanimità il generale Haftar "per la sua anzianità di servizio, esperienza e capacità di comando così come per gli sforzi che ha fatto per sostenere la rivoluzione del 17 febbraio", ha dichiarato il generale Fraj Bunseira, capo del Consiglio Militare di al-Baida che a questo punto diventa l’ennesimo movimento libico. La notizia è stata accolta con un freddo silenzio a Tripoli. Il generale Haftar ha frequentato l'accademia militare di Bengasi ha proseguito l'addestramento nell'allora Unione Sovietica, e abbandonò Gheddafi negli anni '90 durante il conflitto tra la Libia e il Ciad. Trasferitosi negli Stati Uniti è tornato in Libia a marzo per unirsi agli insorti.

La vicenda fotografa il caos che regna in Libia nonostante il Cnt sia riuscito martedì a nominare un governo provvisorio la cui credibilità è tutta da verificare. «È rappresentato tutto il Paese», ha sottolineato il premier Abdulrahim el Keib annunciando la lista dei ministri, che comprende l'ex executive dell'Eni Abdulrahman Ben Yezza, nel ruolo chiave di titolare del Petrolio e il capo militare dei ribelli di Zintan, Osama al-Juwali, alla Difesa. Altri esponenti provengono da Misurata e dall'est del Paese, come Ashour Bin Hayal, nominato a sorpresa titolare degli Esteri. Il governo libico non ha riservato posti agli estremisti islamici sostenuti dal Qatar, in primis Abdelhakim Belhaj, che pretendeva alcuni ministeri. Vedremo come la prenderanno a Doha. Mentre veniva completata la compagine di governo a Tripoli una serie di incomprensioni hanno scatenato una furiosa sparatoria tra i vari gruppi.
Come ha dichiarato Saif al-Islam ai miliziani di Zintan che lo hanno catturato, «ora considerate quelli delle montagne, di Misurata o Bengasi vostri fratelli, ma dategli qualche mese, al massimo un anno e scoprirete la verità». Considerata l’attuale situazione, una facile profezia.
Fonte


Una delle guerre più anomale che ricordi.
Combattuta con il beneplacito della sinistra nostrana, non voluta dalla Lega e subita, sotto le pressioni di Napolitano, da Berlusconi e applaudita da Fo e tollerata da Vendola.

Probabilmente, annoverando anche Iraq e Afghanistan, la più ingiusta delle tre guerre del XXI secolo, quella dai tratti più marcatamente neoimperialisti.
Eppure combattuta nel silenzio della pubblica opinione.

Sarà che pur di colpire un amico di berlusconi, questa è la mia personalissima impressione, ci siamo tirati una bella, pesante, insanguinata zappa sui piedi. Forse è per questo che nessuno ne parla.
Qualcuno di voi si ricorda le dichiarazioni di Gino Strada? No.
Non ha detto niente? Nemmeno.
Si è espresso contro la guerra e... "Dai Gino, stavolta non ci serve il tuo pacifismo, stavolta ci va bene, ma no, non puoi capire, stai sereno, son cose nostre, dai, su, non fare così... dai, tranquillo... Pace forever, eh, si! Yeah! Amore e fiori, Oh yeah... dai, ciao...grandissimo Gino, mitico, mitico..."

E così, nel silenzio assoluto, sotto l'amorevole e silenziosa protezione dei media, in Libia si continua a combattere. E a morire.

Ed è tutto reale. Anche se non se ne parla.





PS: indovinate un po' come saranno le future esportazioni di petrolio? 
PPS: forse era (anche)per questo che il silvio, con un autogol mediatico, faceva tanto l'amicone del rais. 
PPPS: e forse è per questo che lo UK era così interessato a sganciare le bombe.
PPPPS: e vogliamo parlare di Egitto? Ahahahaa...