Sotto l’azzurro fitto
del cielo
qualche uccello di mare se ne va

né sosta mai
perché tutte le immagini portano scritto

“più in là!”




.

"Io dichiaro la mia indipendenza. Io reclamo il mio diritto a scegliere tra tutti gli strumenti che l'universo offre e non permetterò che si dica che alcuni di questi strumenti sono logori solo perché sono già stati usati"

Gilbert Keith Chesterton



06 dicembre 2011

Togliete alle donne ogni dignità e saranno docili. Se necessario, uccidetele.

«Una donna deve accettare la propria condizione, altrimenti è una donnaccia». Jasvinder ha 15 anni quando sua mamma le mostra la foto di un uomo che non conosce ma che dovrà sposare perché non ha scelta, perché la sua famiglia ha deciso così.
Lei fugge di casa per scampare al suo destino: non vuole abbandonare il Regno Unito, dove è nata, e non vuole cominciare una vita in India. Quando si decide a fare una telefonata per sentire la voce dei suoi, per lei non c’è nessuna clemenza: «Ci hai disonorato, per noi è come se fossi morta».
Jasvinder non è morta ed è oggi la fondatrice dell’associazione Karma Nirvana. Difende le vittime di «crimini d’onore»: ragazzine promesse in spose a uomini che non hanno mai visto, anche a nove anni o poco più. Rinchiuse in casa, da mattina a sera, se si rifiutano di accettare il matrimonio combinato. Minacciate, sequestrate, malmenate, sfregiate con l’acido, mutilate o uccise. A volte solo per aver indossato un paio di jeans, per un filo di rimmel di troppo, per un ombelico scoperto e più spesso per aver detto di no a un marito imposto dalla famiglia. Eppure questo non è il Pakistan, qui non siamo in Iran né nella Sicilia del secolo scorso.
Questa è l’avanzata, multietnica e tollerante Gran Bretagna. Ed è per questo che i numeri forniti dall’Organizzazione per i diritti delle donne iraniane e curde (Ikwro) fanno ancora più impressione: i crimini d’onore sono in rapido aumento, addirittura cresciuti del 47% in un solo anno, tra il 2009 e il 2010 in molte aree del Paese. Almeno 2.823 «incidenti» nel 2010, registrati nelle 39 stazioni di polizia che hanno partecipato alla statistica e che sommati ai 500 in cui sono intervenuti agenti di altre aree porta a oltre 3.300 il totale. A Londra sono passati da 235 a 495, a Manchester da 105 a 189. Dati agghiaccianti frutto anche del coraggio di molte ragazzine che hanno cominciato a rompere il muro e denunciare di più. Ma Jasvinder Sanghera, oggi felicemente sposata con un uomo che si è scelta da sola e madre di tre figlie, è convinta che le cifre reali, quelle che includono le denunce mai arrivate per paura di ritorsioni, potrebbero essere quattro volte più alte.
«Tradizione», «onore»: sono queste le parole che rimbombano nelle vite di migliaia di giovani donne britanniche di origini turche, curde, iraniane o pakistane. Parole che spesso si trasformano in prigione, percosse, violenza estrema. Banaz Mahmod è la Hina d’Inghilterra. Come la giovane di origini pakistane uccisa nel Bresciano per il suo stile di vita troppo «occidentale», Banaz è stata malmenata, violentata e strangolata nel 2006 - aveva appena 20 anni - da due cugini per ordine del padre e dello zio che non approvavano il suo fidanzamento d’amore e volevano che la ragazza rispettasse l’accordo siglato per lei dalla famiglia da quando aveva sedici anni: un matrimonio combinato e il ruolo di moglie e madre sottomessa.
Il supposto «onore» di alcune famiglie vale più della vita. Ma se è vero che i crimini di questo genere sono frutto della «tradizione» più che della religione, è anche vero che la crescita dell’estremismo in Gran Bretagna ha alimentato un fenomeno capace di raggiungere lo scopo dei fondamentalisti: relegare le donne all’unico ruolo di mogli accondiscendenti e silenti. Non è un caso che, oltre a indù e sikh, gli aguzzini peggiori siano soprattutto islamici, spesso iraniani, la seconda comunità più numerosa del Regno Unito dopo gli indiani. Il dilagare della sharia fai-da-te a Londra e dintorni sembra aver creato un humus ideale per questi delitti.
La scorsa estate decine di sobborghi della capitale sono stati riempiti di volantini che più espliciti non si può: «State entrando in una zona sotto il controllo della sharia». Poi tanto di simboli ben evidenti sulle «regole islamiche imposte»: niente alcol, niente fumo o droga, niente musica o concerti, niente scommesse, niente pornografia o prostituzione.
L’estremista Anjem Choudary, predicatore d’odio nella tollerante Gran Bretagna, ha rivendicato la campagna, annunciando che è solo il primo passo per la «creazione di un Emirato islamico». Prima che diventasse uno strenuo difensore della legge islamica, pare che Choudary fumasse regolarmente cannabis e abbia provato l’Lsd, oltre che aver sperimentato relazioni fugaci con molte donne. Ma le sue parole bastano a condannare le giovani donne islamiche d’Inghilterra a un destino peggiore di un burka.

Fonte



Ritengo che 3300 vittime dei delitti d'onore siano troppe.
Ritengo che 3300 vittime dei delitti d'onore in Inghilterra siano un fallimento culturale.

Ritengo che un incremento annuo del 47% sia sintomatico di una società con dei problemi.
Ritengo che un incremento annuo del 47% in Inghilterra sia sintomatico di una società che ha fallito.

05 dicembre 2011

79% delle prostitute ha meno di 18 anni. Però a Kinshasa. Per cui non mi interessa.

Nadesh ha 14 anni, non è mai stata a scuola e da quando sua madre l’ha abbandonata, due anni fa, vende il suo corpo. Madho, 16 anni, è incinta, è stata costretta a prostituirsi dopo che i suoi genitori hanno divorziato; per cinque volte è stata violentata dalle bande di ragazzi che pretendono di avere il controllo dei quartieri più derelitti. Siamo a Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo, dove circa 13.600 bambini sono costretti a vivere per strada e a guadagnarsi da vivere con ogni mezzo. Il 26% è formato da ragazzine che si vendono per un dollaro o due, un po’ di più se gli uomini non usano il preservativo. A Tshangu, uno dei quartieri più degradati della città, il 79% delle prostitute ha meno di 18 anni, il 6% è sotto i 12. Sono ragazzine per lo più analfabete, la maggior parte è stata stuprata da soldati o da poliziotti, è rimasta incinta ed ha abortito illegalmente.

Il britannico Times ci ha raccontato le loro storie attraverso gli occhi di una piccola Ong War Child che ogni notte gira per le strade con un’autoambulanza per aiutare queste povere giovani. C’è chi viene solo per avere preservativi, chi cerca consiglio o medicine. A tutte le volontarie consigliano di andare nel loro centro di accoglienza dove potranno avere vestiti, un pasto caldo e un tetto sulla testa. “La strada è una giungla – dice al Times Patricia Ngay che dirige il rifugio -, c’è molta violenza, quando le ragazze arrivano qui spesso sono aggressive, ce l’hanno con il mondo e non sopportano le regole che ci sono qui. Poi si ammorbidiscono”. Al centro lavorano tre infermiere e sei tra operatori sociali ed insegnanti. Vengono impartite lezioni basilari di lettura e scrittura. Le volontarie cercano anche di ricongiungere le ragazze con la famiglia. Alcune volte ci riescono. Il rifugio ha aperto un anno fa e da allora sono state accolte 163 ragazze di cui 25 sono tornate a vivere con i genitori. Sono numeri piccoli ma di cui l’organizzazione, che opera anche in Afhanistan, Iraq e Uganda, va fiera. Ne è un esempio Landu, 32 anni, che ha potuto riabbracciare la sua bambina di soli dieci anni, scappata di casa perché la mamma era così povera da dover dormire in una chiesa. War Child ha curato la piccola che era stata investita da una macchina e ha aiutato la madre a trovare un lavoro. Ora vivono in affitto in una capanna. La Repubblica Democratica del Congo è stata lacerata da anni di guerra. Si calcola che dal 2003 al 2010 cinque milioni di persone siano morte di cui la metà bambini. E ancora oggi il clima è teso ed instabile. E’ bello pensare che piccole organizzazioni come War Child riescano a donare un granello di speranza ai bambini di Kinshasa.

Fonte

A volte mi sembra davvero che ci siano persone scollegate dal mondo.
O che ci siano persone, e forse, anzi, no, sicuramente, è peggio, che si riempiono la bocca di parole importanti, di concetti importanti, di contenuti importanti senza aver compreso, per limiti loro o per volontaria castrazione intellettuale, l'importanza e la grandezza di ciò che stanno dicendo.

Mi va bene che si parli dei preti pedofili. Sono uno scandalo e una vergogna anche per la Chiesa e per ogni cattolico. Ma non si può ridurre la pedofilia, e di conseguenza le occasioni di affrontare questo problema, solo a questi episodi, peraltro marginali.

Mi va benissimo che si parli del giornalista di libero che ha scritto un articolo talmente insulso che è sufficiente il bagaglio culturale di un preadolescente per confutarlo senza timori di sorta e che si prenda spunto da quello per rivendicare ancora una volta i pari diritti delle donne. Ma non si può ridurre a questo inutile episodio (sinceramente, che conseguenze avrà mai questo articolo? Peso culturale zero.) un discorso talmente vasto e ampio e pieno di dolore come la violazione della dignità delle donne.

Mi viene davvero da pensare che chi si straccia le vesti per queste due cose (oddio, questo discorso vale per il secondo caso, per il primo che è davvero grave non nelle dimensioni ma nella sostanza, e' giusto farlo se non ci si dimentica del resto) in realtà se le stia stracciando per la Chiesa o per libero e che dei veri problemi di questi due episodi, non certo del mondo (anche se forse le due cose coincidono), cioè della pedofilia e della dignità offesa delle donne forse non gli interessi poi così tanto. Anzi nulla.
Perché se fosse avrei letto almeno una volta, per sfuggita, una accesa protesta nei confronti del turismo sessuale.
Perché se fosse avrei letto una ferma condanna della Shari'a e una viva preoccupazione per la situazione delle donne, chessò in Libia, dopo che uno dei primi provvedimenti è stata l'abolizione del divorzio. (Con Gheddafi una donna poteva chiedere ed ottenere il divorzio. Un mese dopo la sua caduta, come se fosse una delle urgenze della Libia, questo diritto è stato tolto. Le femministe di casa nostra si sono sentite? O devo pensare che, poverine, non hanno letto la notizia? Devo pensare che oltre a smettere di fare figli hanno smesso anche di leggere?)
Perchè se fosse avrei letto almeno un commento e una condanna agli episodi raccontati in questo articolo(apparso su corriere.it, mica i siti sfigati che leggo io, magari un po' da paolotti).

Posso anche pensare che di tutte queste cose ne parlano in pochi perché in pochi lo sanno, ci sono poche notizie.
Nell'era di Internet.
Ahahahahahahahhahahaha.

No, c'é poco da ridere, sono serio.

Forse lo sanno in pochi nell'epoca di internet. Davvero. 

Perché se è vero che le notizie sono accessibili ovunque e sempre, e che le informazioni girano con facilità disarmante, è anche vero che la quantità di dati e di notizie è impressionante e leggerle tutte è veramente impossibile.
È possibile, come sempre pero', andarsele a cercare o filtrare questa mole di dati per selezionare solo quelli che più ci interessano.
Il passaggio necessario e successivo è allora che, se una persona non legge questi fatti è perché non se ne interessa, non va a cercarseli, non vive come un vero problema quello della dignità della donna o della pedofilia.

Salvo poi ricordarsene quando questi argomenti si incrociano con quello che veramente lo preoccupano, come per esempio l'ignoranza dei giornalisti di libero.
E allora tac, si issano le bandiere per la difesa della donna e si parte per la crociata di un giorno.
Poi si ammaina la bandiera e la si ripone nel cassetto, pronta ad essere tirata fuori alla prossima occasione, quando serve.


Strumenti, non fini.
È questo che mi disgusta.

04 dicembre 2011

Così funziona il mondo.

Un uomo da da mangiare al suo pitone un gattino.
La fine del mondo.

Perché?

Su youtube ci sono centinaia di video che mostrano i più svariati animali vivi mangiare i più svariati animali vivi.
Centopiedi che mangiano topi.
Pesci che mangiano centopiedi.
Pesci che mangiano pesci.
Gatti che mangiano pesci.
Serpenti che mangiano conigli.
Gatti che mangiano uccellini.
Serpenti che mangiano topi.
Ragni che mangiano topi.
Io stesso al mio piccolissimo centopiedi(Lithobius sp.) do i ragnetti che trovo, vivi.
Mi pare la cosa più naturale al mondo.
Un carnivoro che mangia. Che fa quello per cui è stato perfezionato da millenni di evoluzione. Uccidere. 
E di certo è più naturale così che non uccidere animali vari, triturarne le carcasse, impastarle con cereali e quant'altro, fare seccare queste specie di impasto di cadaveri e poi darli al nostro gattino.

Gatto che ricordiamo essere un felide, la famiglia che tra i mammiferi, ahimé pur da amante dei cani lo devo riconoscere, è la più efficiente nella caccia(e quindi nell'uccidere).
Se un gatto è quello che è, sinuoso, agile, silenzioso, sveglio etc..., lo è per il semplice fatto che così uccide meglio, di più e con maggior efficienza.
Ah, più ancora dell'uomo, i gatti sono STRETTAMENTE carnivori.
Senza carne muoiono.
Gli animali non sono peluches.
Sono animali.



IAMS. with succulent roast Chicken

30 novembre 2011

Togliete alle donne ogni dignità e saranno docili.

Pochi giorni fa i salafiti hanno colpito Iqbal Gharbi, la prima docente di psicologia all’università tunisina della Zaytouna, ovvero l’università islamica di Tunisi che vanta una tradizione di studi e ricerca che mirano a coniugare islam e laicità. La Gharbi è una fautrice di una interpretazione in chiave moderna dell’islam e del testo coranico. Nominata dal governo di transizione direttrice responsabile di Radio Zaitouna si è vista occupare l’ufficio da un gruppo di uomini, sempre con barba lunga e tunica bianca, che si sono identificati come membri del “Comitato tunisino per la promozione del bene e la proibizione del male”
 [...]
Amel Grami, docente di Religioni comparate all’Università della Manouba, che ha denunciato non solo il peggioramento della condizione della donna dopo la rivoluzione, ma anche i numerosi casi di violenza. In un recente articolo ha scritto: «Niente più paura dopo oggi… questo è stato il motto subito dopo avere cacciato la dittatura, ma purtroppo il cerchio della paura è tornato a soffocarci. […] Non pensavamo che la dittatura avrebbe lasciato il posto a una nuova dittatura così rapidamente, non avremmo mai immaginato che la nuova dittatura, dopo la rivoluzione di cui siamo stati orgogliosi, fosse all’insegna del velo integrale e delle sale di preghiera nell’università» [...]
D’altronde un movimento islamico che tra i suoi candidati aveva Souad Abderrahim, una donna senza velo potrebbe anche schierarsi contro chi vorrebbe imporre il niqab nelle università tunisine… ma sarà difficile. La Abderrahim che ha dichiarato che al-Nahdha «non interverrà sullo stile di vita dei tunisini e delle tunisine, non intaccherà i diritti acquisiti delle donne e non ha piani segreti per l'islamizzazione del Paese», al contempo ha già sollevato polemiche nel momento in cui ha affermato che «vergogna per i paesi arabi musulmani che mostrano clemenza per donne che compiono atti abominevoli fuori dal matrimonio». «Si tratta di peccatrici - ha affermato la neoeletta -, che eticamente non avrebbero diritto di esistere»
 [...]
 
Fonte

E passa tutto come se fosse giusto e naturale. In fondo è una religione di pace e amore.

Pero' poi scatta un vespaio se un somaro che conta picche parla di togliere i libri per far tornare le donne a partorire.
Ok, va benissimo, ma resta sempre un somaro che conta picche.
Mentre a 1000km da casa nostra non si tratta di somari che contano picche che dicono stronzate, ma gente che è al potere e che comincia ad agire.

La differenza e' la stessa esistente tra un marmocchio che ti spara con le dita e fa <bang> con la bocca impiastricciata di marmellata o nutella e un rapinatore che ti punta la pistola contro e non vuol sentir ragioni.

Certo, a prendersela con il pupo non si rischia nulla.



Oppure questo.

la punizione. Uno, due, tre, dieci colpi per spezzare quella donna che gli stava sfuggendo, che «voleva cambiare vita», che aveva smesso di portare il velo, si sforzava di parlare italiano, frequentava altre mamme e aveva trovato negli ambienti della parrocchia, tra i volontari della Caritas e il gruppo ricreativo per i bambini, aiuto, solidarietà e parole nuove.
Fonte
E' forse meno grave un somaro che agisce di uno che parla?

Perchè allora ci si indigna di più per il secondo?

24 novembre 2011

La Libia è reale

e in quanto tale continua ad esistere, anche se noi non ne parliamo.
Ma cosa succede oggi in Libia? Chi ha vinto le elezioni democratiche?
Chi sta finalmente guidando il paese oramai in pace verso il meritato boom che le era precluso dalla presenza del dittatore Gheddafi?
Mistero. Non ne parla più nessuno. Come se la Libia fosse stato un passeggero sghiribizzo primaverile, assopito con il caldo dell'estate e definitivamente sfiorito sotto le piogge autunnali.
Invece no, la La libia c'è ancora e non se la passa di certo bene. Anzi, sicuramente, se dovessimo tornare indietro di 365giorni da oggi, noteremmo un deciso peggioramento.

Ma vediamo bene cosa sta succedendo...

Doveva avere un radioso avvenire di sviluppo economico e democrazia grazie anche al sostegno alla stabilizzazione della comunità internazionale. Invece, a poche settimane dalle visite trionfali a Tripoli e Bengasi di Nicolas Sarkozy, David Cameron, Recep Erdogan e Anders Fogh Rasmussen, la Libia sembra aver perso interesse per la comunità internazionale.
I leader politici occidentali non ne parlano quasi più e, a quanto sembra, neppure se ne interessano anche se i ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno sottolineato con preoccupazione che «saccheggi e vendette ancora continuano». L’ipotesi di impegnare i tredici Paesi che avevano preso parte alla Guerra contro Gheddafi in una missione di addestramento e stabilizzazione resta però congelata da veti incrociati.  Il Qatar, che ha speso miliardi di dollari per finanziare i ribelli e inviato  clandestinamente 5mila suoi soldati a prendere Tripoli, vuole il commando di una forza di pace internazionale alla quale nessuno sembra però voler partecipare agli ordini di Doha. I qatarini sono poco apprezzati anche a Bengasi per il loro evidente sostegno agli estremisti islamici che cominciano a dettare condizioni agli esponenti del Consiglio nazionale di transizione.

Tra i molti esponenti libici che accusano il Qatar di ingerenza anche l'ex ministro degli Esteri di  Gheddafi passato da subito dalla parte dei ribelli, Abdel Rahman Shalgham. «La Libia non sarà un pezzo dell’emirato del Qatar - ha affermato - il Consiglio Nazionale di Transizione ha accettato dal paese imposizioni che la maggior parte dei libici avrebbe rifiutato». L'ex premier del Cnt, Mahmoud Jibril ha accusato il Qatar di «aver giocato un ruolo più grande delle sue capacità in Libia» e di aver sostenuto le milizie islamiste dello sceicco Ali al-Salabi.

Anche gli esponenti libici contribuiscono non poco al caos che sembra dilagare nell’ex regno di Gheddafi.  «Siamo contrari alla presenza di basi militari straniere in Libia così come alla presenza di contractors stranieri per la protezione dei giacimenti petroliferi», ha affermato il premier in pectore del Cnt libico, Abdurrahim al-Keib, in un'intervista alla tv araba al-Jazira. «Esistono in Libia sistemi e organismi addetti alla protezione dei siti petroliferi siamo in grado di proteggerli benissimo da soli».  Anche se in Europa se ne parla poco o nulla la guerra in Libia non sembra infatti essere conclusa e del resto proprio il Cnt chiese invano alla Nato di prolungare le operazioni fino alla fine dell’anno.
Il Fronte di liberazione, organismo fondato e guidato dal secondogenito di Gheddafi, Seif al-Islam, controllerebbe tutto il Sud del Paese secondo la propaganda dei seguaci del Colonnello e sarebbe in grado di colpire anche in Tripolitania e Cirenaica. La cattura di Saif al-Islam e di Abdullah al-Senussi (quest’ultima non confermata), capo dell'intelligence del regime di Muhammar Gheddafi, sembrano aver concluso la guerra tra il Cnt e il regime del Colonnello anche se la conferma che saranno processati in Libia e non dal Tribunale Penale Internazionale dell’Aja lascia aperti molti dubbi. In ogni caso non è detto che con la loro cattura sia terminata anche la conflittualità in un Paese che rischia di sprofondare nel caos. Soprattutto a causa delle forti divisioni interne al Cnt dove da più parti emergono critiche pesanti alla tribù di Misurata, accusata dai cirenaici di prepotenze e di cercare di imporre la sua leadership.

Un confronto tribale che si sta spostando sul campo di battaglia. Dopo gli scontri sporadici tra bande rivali a Tripoli, in ottobre, la scorsa settimana si è combattuto nei dintorni di Zawiya dove si susseguono gli scontri tra due milizie armate che hanno provocato almeno 13 morti. Una delle milizie in campo, i cui membri fanno parte della tribù Werchefana, sono accusati di far parte della resistenza lealista e  potrebbero essere appoggiati dai clan della tribù warfalla di Bani Walid, ultima roccaforte del raìs a cadere insieme a Sirte. Oggetto del contendere è una caserma delle forze di Gheddafi piena zeppa di armi e munizioni, un vero tesoro in un momento in cui la Libia, priva di controllo a frontiere terrestri, spazi marittimi e aerei  è un vero paradiso per chi voglia arricchirsi trafficando armi come confermano i rapporti delle autorità algerine e tunisine che intercettano quasi ogni giorno carichi di armi dirette alle milizie di al-Qaeda nel Maghreb.

Come accadeva durante la guerra le informazioni fornite dal Cnt restano inaffidabili e in buona parte false ma pare evidente il fallimento del piano di smilitarizzare le bande e costituire l’embrione di un esercito libico. A questo proposito il 15 novembre è fallito il tentativo dei vertici militari libici di nominare un nuovo capo dell'esercito sono fallite miseramente.  «Ci sono ancora troppe divergenze», ha detto il colonnello Nasser Busnina. Trecento ufficiali e soldati, ai quali si sono aggiunti decine di "katayeb", i miliziani civili, si erano riuniti nella base aerea di Benina (Bengasi) ma il caos si è rapidamente impadronito della riunione. Alcuni partecipanti hanno manifestato disappunto per la presenza di alcuni ufficiali in tribuna mentre altri si sono opposti al termine di "formazione" di un esercito nazionale che era all'ordine del giorno, preferendogli quello di "riorganizzazione”.
Numerosi ufficiali si erano uniti ai ribelli durante la guerra ma vengono considerati con diffidenza e ostilità dalle milizie civili tribali che aspirano al controllo della sicurezza. Per questo il 20 novembre 150 ufficialihanno nominato il generale di divisione Khalifa Belgacem Haftar “nuovo comandante in capo" dell'esercito libico senza l’avvallo del premier, Abdulrahim el-Keib o del Cnt. Riuniti nella citta orientale di al-Baida hanno scelto all'unanimità il generale Haftar "per la sua anzianità di servizio, esperienza e capacità di comando così come per gli sforzi che ha fatto per sostenere la rivoluzione del 17 febbraio", ha dichiarato il generale Fraj Bunseira, capo del Consiglio Militare di al-Baida che a questo punto diventa l’ennesimo movimento libico. La notizia è stata accolta con un freddo silenzio a Tripoli. Il generale Haftar ha frequentato l'accademia militare di Bengasi ha proseguito l'addestramento nell'allora Unione Sovietica, e abbandonò Gheddafi negli anni '90 durante il conflitto tra la Libia e il Ciad. Trasferitosi negli Stati Uniti è tornato in Libia a marzo per unirsi agli insorti.

La vicenda fotografa il caos che regna in Libia nonostante il Cnt sia riuscito martedì a nominare un governo provvisorio la cui credibilità è tutta da verificare. «È rappresentato tutto il Paese», ha sottolineato il premier Abdulrahim el Keib annunciando la lista dei ministri, che comprende l'ex executive dell'Eni Abdulrahman Ben Yezza, nel ruolo chiave di titolare del Petrolio e il capo militare dei ribelli di Zintan, Osama al-Juwali, alla Difesa. Altri esponenti provengono da Misurata e dall'est del Paese, come Ashour Bin Hayal, nominato a sorpresa titolare degli Esteri. Il governo libico non ha riservato posti agli estremisti islamici sostenuti dal Qatar, in primis Abdelhakim Belhaj, che pretendeva alcuni ministeri. Vedremo come la prenderanno a Doha. Mentre veniva completata la compagine di governo a Tripoli una serie di incomprensioni hanno scatenato una furiosa sparatoria tra i vari gruppi.
Come ha dichiarato Saif al-Islam ai miliziani di Zintan che lo hanno catturato, «ora considerate quelli delle montagne, di Misurata o Bengasi vostri fratelli, ma dategli qualche mese, al massimo un anno e scoprirete la verità». Considerata l’attuale situazione, una facile profezia.
Fonte


Una delle guerre più anomale che ricordi.
Combattuta con il beneplacito della sinistra nostrana, non voluta dalla Lega e subita, sotto le pressioni di Napolitano, da Berlusconi e applaudita da Fo e tollerata da Vendola.

Probabilmente, annoverando anche Iraq e Afghanistan, la più ingiusta delle tre guerre del XXI secolo, quella dai tratti più marcatamente neoimperialisti.
Eppure combattuta nel silenzio della pubblica opinione.

Sarà che pur di colpire un amico di berlusconi, questa è la mia personalissima impressione, ci siamo tirati una bella, pesante, insanguinata zappa sui piedi. Forse è per questo che nessuno ne parla.
Qualcuno di voi si ricorda le dichiarazioni di Gino Strada? No.
Non ha detto niente? Nemmeno.
Si è espresso contro la guerra e... "Dai Gino, stavolta non ci serve il tuo pacifismo, stavolta ci va bene, ma no, non puoi capire, stai sereno, son cose nostre, dai, su, non fare così... dai, tranquillo... Pace forever, eh, si! Yeah! Amore e fiori, Oh yeah... dai, ciao...grandissimo Gino, mitico, mitico..."

E così, nel silenzio assoluto, sotto l'amorevole e silenziosa protezione dei media, in Libia si continua a combattere. E a morire.

Ed è tutto reale. Anche se non se ne parla.





PS: indovinate un po' come saranno le future esportazioni di petrolio? 
PPS: forse era (anche)per questo che il silvio, con un autogol mediatico, faceva tanto l'amicone del rais. 
PPPS: e forse è per questo che lo UK era così interessato a sganciare le bombe.
PPPPS: e vogliamo parlare di Egitto? Ahahahaa... 

19 novembre 2011

Staminali, dal Papa no alla ricerca

Staminali, dal Papa no alla ricerca:
«Distruzione embrioni è contro vita»


«Ingiustificabile» distruggere anche una sola vita umana per dare beneficio a un'altra



CITTÀ DEL VATICANO - «La distruzione anche di una sola vita umana non può mai giustificarsi in termini di beneficio che può plausibilmente portare a un'altra». Così il Papa ha ribadito oggi il no alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, che «nega l'inalienabile diritto alla vita di tutti gli esseri umani, dal concepimento alla morte naturale».[...]

Fonte


Ma siamo proprio sicuri che abbia detto questo? Siamo proprio sicuri che il titolo dell'articolo sia corretto?


Per fortuna il Vaticano ha un sito carino, immediato e pulito che riporta OGNI parola che dice il Papa. Per questo bastano 30 secondi 30 per trovare OGNI discorso. Non lo fa il giornalista del corriere, lo facciamo noi.


Copincollo:


Eminenza,
Cari Fratelli Vescovi,
Eccellenze, distinti ospiti, cari amici,

desidero ringraziare il Cardinale Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, per le sue cordiali parole e per aver promosso questa Conferenza Internazionale su Cellule staminali adulte: la scienza e il futuro dell’uomo e della cultura. Desidero ringraziare anche l’Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute), e il Vescovo Ignacio Carrasco de Paula, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, per il loro contributo a questo sforzo particolare. Una speciale parola di gratitudine va ai numerosi benefattori il cui sostegno ha reso possibile questo evento. A tale proposito, desidero esprimere l’apprezzamento della Santa Sede per tutta l’opera svolta da varie istituzioni per promuovere iniziative culturali e formative volte a sostenere una ricerca di massimo livello sulle cellule staminali adulte e a studiare le implicazioni culturali, etiche e antropologiche del loro uso.
La ricerca scientifica offre una opportunità unica per esplorare la meraviglia dell’universo, la complessità della natura e la bellezza peculiare dell’universo, inclusa la vita umana. Tuttavia, poiché gli esseri umani sono dotati di anima immortale e sono creati a immagine e somiglianza di Dio, ci sono dimensioni dell’esistenza umana che stanno al di là di ciò che le scienze naturali sono in grado di determinare. Se questi limiti vengono superati, si corre il grave rischio che la dignità unica e l’inviolabilità della vita umana possano essere subordinate a considerazioni meramente utilitaristiche. Tuttavia, se, invece, questi limiti vengono doverosamente rispettati, la scienza può rendere un contributo veramente notevole alla promozione e alla tutela della dignità dell’uomo: infatti in questo sta la sua utilità autentica. L’uomo, l’agente della ricerca scientifica, a volte, nella sua natura biologica, sarà l’oggetto di quella ricerca. Ciononostante, la sua dignità trascendente gli dà il diritto di restare sempre il beneficiario ultimo della ricerca scientifica e di non essere mai ridotto a suo strumento.
In questo senso, i benefici potenziali della ricerca sulle cellule staminali adulte sono considerevoli, poiché essa dà la possibilità di guarire malattie degenerative croniche riparando il tessuto danneggiato e ripristinando la sua capacità di rigenerarsi. Il miglioramento che queste terapie promettono costituirebbe un significativo passo avanti nella scienza medica, portando rinnovata speranza ai malati e alle loro famiglie. Per questo motivo, naturalmente la Chiesa offre il suo incoraggiamento a quanti sono impegnati nel condurre e sostenere ricerche di questo tipo, sempre che vengano condotte con il dovuto riguardo per il bene integrale della persona umana e il bene comune della società.
Questa condizione è della massima importanza. La mentalità pragmatica che tanto spesso influenza il processo decisionale nel mondo di oggi è fin troppo pronta ad approvare qualsiasi strumento disponibile a ottenere l’obiettivo desiderato, nonostante siano ampie le prove delle conseguenze disastrose di questo modo di pensare. Quando l’obiettivo prefissato è tanto desiderabile quanto la scoperta di una cura per malattie degenerative, è una tentazione per gli scienziati e per i responsabili delle politiche ignorare tutte le obiezioni etiche e proseguire con qualunque ricerca sembri offrire la prospettiva di un successo. Quanti difendono la ricerca sulle cellule staminali embrionali nella speranza di raggiungere tale risultato compiono il grave errore di negare il diritto inalienabile alla vita di tutti gli esseri umani dal momento del concepimento fino alla morte naturale. La distruzione perfino di una sola vita umana non si può mai giustificare nei termini del beneficio che ne potrebbe presumibilmente conseguire per un’altra. Tuttavia, in generale, non sorgono problemi etici quando le cellule staminali vengono prese dai tessuti di un organismo adulto, dal sangue del cordone ombelicale al momento della nascita o da feti che sono morti per cause naturali (cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, istruzione Dignitas personae, n. 32).
Ne consegue che il dialogo fra scienza ed etica è della massima importanza per garantire che i progressi medici non vengano mai compiuti a un prezzo umano inaccettabile. La Chiesa contribuisce a questo dialogo aiutando a formare le coscienze secondo la retta ragione e alla luce della verità rivelata. Così facendo, cerca, non di impedire il progresso scientifico, ma, al contrario, di guidarlo in una direzione che sia veramente feconda e benefica per l’umanità. Infatti, la Chiesa è convinta che tutto ciò che è umano, inclusa la ricerca scientifica, «non solamente è accolto e rispettato dalla fede, ma da essa è anche purificato, innalzato e perfezionato» (ibidem, n. 7). In questo modo, la scienza può essere aiutata a servire il bene comune di tutta l’umanità, con particolare riguardo per i più deboli e i più vulnerabili.
Nel richiamare l’attenzione sui bisogni degli indifesi, la Chiesa non pensa soltanto ai nascituri, ma anche a quanti non hanno accesso facile a trattamenti medici costosi. La malattia non è selettiva con le persone e la giustizia richiede che venga fatto ogni sforzo per porre i frutti della ricerca scientifica a disposizione di tutti coloro che sono nella condizione di averne bisogno, indipendentemente dalle loro possibilità economiche. Oltre a considerazioni meramente etiche, bisogna affrontare questioni di natura sociale, economica e politica per garantire che i progressi della scienza medica vadano di pari passo con una offerta giusta ed equa dei servizi sanitari. Qui, la Chiesa è in grado di offrire assistenza concreta attraverso il suo vasto apostolato sanitario, attivo in così tanti Paesi nel mondo e volto a una sollecitudine particolare per i bisogni dei poveri del mondo.
Cari amici, concludendo le mie osservazioni, desidero assicurarvi del mio ricordo speciale nella preghiera e affido alla intercessione di Maria, Salus infirmorum, tutti voi che lavorate tanto duramente per portare guarigione e speranza a quanti soffrono. Prego affinché il vostro impegno nella ricerca sulle cellule staminali adulte porti grandi benedizioni per il futuro dell’uomo e arricchimento autentico alla sua cultura. A voi, alle vostre famiglie e ai vostri collaboratori nonché a tutti i pazienti che possono beneficiare della vostra generosa competenza e dei risultati del vostro lavoro, imparto volentieri di tutto cuore la mia Benedizione Apostolica. Grazie molte!


Fonte
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Credo che più chiari di così si muore.
E il ragionamento non fa una grinza una.

Come sempre si parte dal presupposto che la vita parta dal concepimento.
Ma chi può negare scientificamente questo fatto?

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Ma che vantaggi ha il corriere a scrivere il falso? O meglio, che vantaggi ha il corriere(e mille altri a ruota) a scrivere il falso contro la Chiesa?
Mah...


L'agave sullo scoglio - maestrale

S'è rifatta la calma
nell'aria: tra gli scogli parlotta la maretta.
Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma
a pena svetta.

Una carezza disfiora
la linea del mare e la scompiglia
un attimo, soffio lieve che vi s'infrange e ancora
il cammino ripiglia.

Lameggia nella chiaria
la vasta distesa, s'increspa, indi si spiana beata
e specchia nel suo cuore vasto codesta povera mia
vita turbata.

O mio tronco che additi,
in questa ebrietudine tarda,
ogni rinato aspetto coi germogli fioriti
sulle tue mani, guarda:

sotto l'azzurro fitto
del cielo qualche uccello di mare se ne va;
né sosta mai: perché tutte le immagini portano scritto:
"più in là!".

16 novembre 2011

E come no?


SOCRATE - E allora, che significa tutto questo discorso? Un uomo che fa della, ginnastica deve, forse, badare alla lode o al biasimo, insomma all'opinione degli altri oppure solo a quella del suo medico o del suo allenatore?

CRITONE
- Solo a quella di quest'ultimo.

SOCRATE
- Quindi egli dovrà temere o compiacersi non del biasimo o della lode di tutti ma di uno solo.

CRITONE
- È, chiaro.

SOCRATE - Allora, in questo caso, nel suo regime di vita, nei suoi allenamenti, nella sua dieta, egli dovrà seguire soltanto il consiglio di chi se ne intende, dell'esperto e non quello di tutti quanti gli altri.

CRITONE
- Naturalmente.

SOCRATE
- Bene. Ma se gli disobbedisse, se non tenesse in alcun conto i suoi consigli e le sue lodi e badasse, invece, ai discorsi della gente che non se ne intende, non credi che sarebbe danneggiato?

CRITONE - E come no?

SOCRATE - E che genere di danno? Quali le conseguenze per chi disobbedisse?

CRITONE - È chiaro un danno fisico; è il corpo, infatti, che ne andrebbe di mezzo.

SOCRATE
- Benissimo. E, dunque, Critone, lo stesso è per le altre cose, senza bisogno di passarle in rassegna e quindi anche sul giusto e l'ingiusto, sul brutto e sul bello, sul buono e sul cattivo, che sono l'oggetto del nostro ragionamento, ci potremmo chiedere se dobbiamo seguire o temere l'opinione della gente, oppure solo quella di uno che se ne intende, - ammesso che vi sia (N.D.R.: e vi sarà...) -, che dobbiamo, quindi, rispettare e temere più di tutti gli altri. E se noi non gli ubbidissimo, rovineremmo e distruggeremmo ciò che diventa migliore con la giustizia e si corrompe con l'ingiustizia, o non è così?

CRITONE
- A me sembra di sì, Socrate.

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A trovarlo, uno che se ne intende, un Maestro di Vita.
Però, trovatolo, sarebbe oggettivamente da autolesionisti non seguirlo.

15 novembre 2011

Ayman Nabil Labib.

Evon Loga Gabrieul could no longer hold back the tears for her 17-year-old son, Ayman Nabil Labib, who was beaten to death by classmates on October 16 in an unsolved murder case that has raised the specter of sectarian violence in this industrial corner of Minya, a governorate in southern Egypt. 
Ayman was Christian and the boys who allegedly killed him are Muslims.
“It was because he was wearing the cross and refused to take it off, they killed him,” said the mother, Evon, who toured her son’s room leaving the other eight female relatives mourning his death in the hallway.
 
Fonte


Ogni tanto la rabbia, lo sconforto, il dolore mi toglono le parole di mano.
Questo è uno di quei momenti.

“ [...]
We pray for everyone, we prayed after the Qiddissin church bomb blast took place, we prayed when Maspero took place, we always pray that God makes this country safe for everyone
[...] ”

Cristo triumphans

13 novembre 2011

Game Over

Per Berlusconi e l'antiberlusconismo certamente.
Per l'Italia no.

Invito quindi chiunque pensi davvero che questo sia il "Game Over" a farsi da parte. La sua partita è finita. Si sieda in panchina, un po' di stretching se vuole, poi doccia, birretta e a nanna.

Per gli altri, per chi non ha mai identificato la Partita con Bersluconi, per chi non ha mai fatto, nel bene o nel male, di Berlusconi lo scopo della Partita, per chi non ha mai perso di  vista i veri Goal, i veri avversari, i veri compagni di squadra la partita va avanti e non si ferma.

Game over, per voi, fatevi da parte ora.

Noi si va avanti.
Per noi non c'è Game Over.