Sotto l’azzurro fitto
del cielo
qualche uccello di mare se ne va

né sosta mai
perché tutte le immagini portano scritto

“più in là!”




.

"Io dichiaro la mia indipendenza. Io reclamo il mio diritto a scegliere tra tutti gli strumenti che l'universo offre e non permetterò che si dica che alcuni di questi strumenti sono logori solo perché sono già stati usati"

Gilbert Keith Chesterton



15 aprile 2011

Son tutti froci cor culo dell'artri - Parte II

Nimby, gli italiani
si scoprono anti-rinnovabili


Aumento delle proteste soprattutto per le centrali a biomasse: «Vengono scambiate per inceneritori»




MILANO – E a pensare che sono nate da un'idea di Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica, che da sempre è un fervente sostenitore delle centrali a biomasse, perché producono energia da materiali di origine organica senza aumentare l'anidride carbonica presente nell'aria. Ma ad essere guardati con sospetto, scontando gli effetti perversi provocati dalla cultura Nimby (not in my back yard, «non nel mio giardino») ora sono anche gli impianti eolici (sono 29 le contestazioni riscontrate nel 2010) e fotovoltaici (nove manifestazioni di protesta da parte di comitati di varia estrazione nell'anno passato). L'INDAGINE – A rivelarlo l'Osservatorio Nimby, il termometro delle contestazioni ambientali in Italia, promosso dall'istituto di ricerca Aris. Che mette subito in risalto come la nascita di fenomeni spontanei, la creazione di comitati in seno alla società civile, spesso la sponda dei partiti politici, stia aumentando anno per anno la massa critica (e la capillarità sul territorio) delle contestazioni in materia ambientale. Nell'occhio del ciclone soprattutto il settore elettrico (il 58% del monte complessivo dei fenomeni di agitazione provengono da qui), a seguire i rifiuti (nel 32,5% dei casi) e molto di meno – e questo è un paradosso – le infrastrutture (5,3%) e gli impianti industriali (4,1%), quelli che teoricamente presentano un maggiore impatto ambientale.
LE RAGIONI – Popolo disinformato o semplicemente animato da una smania di rivalsa nei confronti di una classe politica che percepisce distante? Oppure una patria di sobillatori pronti a contestare ogni progetto sul territorio? Dice Alessandro Beulcke, presidente Aris, che il tutto è frutto di una serie di concause: «poca comunicazione, media disinformati, aziende reticenti, scarsa partecipazione ai progetti e soprattutto politica del consenso a breve termine». Se i corpi intermedi non svolgono il ruolo di depositari delle richieste dal basso e finiscono per canalizzare il dissenso, colpa è anche della poca conoscenza riguardo all'impatto ambientale degli impianti. Scrive il report di Aris che «le centrali a biomasse vengono confuse con gli inceneritori e la logica della contestazione tout court colpisce soprattutto i progetti ancora da realizzare (nel 62,8% dei casi, ndr.), spesso in attesa di ricevere le autorizzazioni necessarie o addirittura al mero stato di ipotesi».
LA POLITICA – Il termine chiave qui è Nimto (Not in my term of office, «non durante il mio mandato elettorale»), il trionfo del consenso a breve termine: sono sempre più i movimenti politici sul territorio a strumentalizzare la sindrome Nimby per fini elettorali. Ingolfando così la macchina amministrativa e provocando una serie di veti incrociati tra gli enti pubblici interessati alla realizzazione di un'opera in una determinata comunità. E se nella percezione dell'opinione pubblica i campioni del dissenso sono da sempre movimenti ambientalisti e no-global (culturalmente più vicini alla sinistra, per questo definita antagonista) la ricerca Aris finisce per smentire anche quest'ultimo luogo comune: le giunte comunali di centro-destra sono contrarie percentualmente quasi come quelle di centro-sinistra (19,1% contro 20,8%). Ma i campioni del Nimby sono soprattutto le liste civiche, che nascono trasversalmente agli schieramenti e alle ideologie e finiscono per polarizzare la protesta, sedimentando le spinte carsiche provenienti dalla società civile.


Fonte


Siamo pieni di soluzioni che restan tali solo se le osserviamo da lontano.
Quando si avvicinano di tot kilometri ecco la metamorfosi. Problemi.
Salvo poi compiere la metamorfosi in senso inverso appena raggiungono una adeguata distanza.



Un fenomeno che ha del magico.

13 aprile 2011

Una storia triste.


Tenta il suicidio e perde la bambina
Ora dovrà rispondere di omicidio 

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Fermiamoci al titolo. Ci immaginimo una donna che prova a suicidarsi. Per sua fortuna non ci riesce ma nel fare questo la piccola che porta in grembo muore.



Riprendiamo a leggere...
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L'America si divide sulla storia di Bei Bei Shuai. «Persecuzione». «No, contano di più i diritti del feto»

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Si parla anche qui di feto. Scopriremo solo piu' avanti che invece...
Continuamo la lettura.

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dal nostro inviato  MASSIMO GAGGI





NEW YORK – Sopravvissuta a un tentativo di suicidio, persa la bimba che aveva in grembo*, depressa, dopo un mese di cure in clinica, Bei Bei Shuai, 34enne proprietaria di un ristorante cinese di Indianapolis, a metà marzo ha tentato di tornare ad una vita normale. Ma, arrivata al suo ristorante, ha trovato ad accoglierla non un assistente sociale ma la polizia. Che l’ha arrestata con una doppia imputazione: omicidio e tentativo di sopprimere un feto. In carcere da quasi un mese, Bei Bei è diventata l’oggetto di una lotta furibonda tra, da un lato, leghe per i diritti civili e organizzazioni femminili** che considerano quella in atto un’ingiusta persecuzione, visto che in Indiana il tentato suicidio non è perseguito come reato, e, dall’altro, il tribunale che, invece, ha concentrato la sua attenzione sui diritti del feto. Violati dalla Shuai secondo i giudici. La Corte di Indianapolis si è riunita per decidere se rilasciare su cauzione la donna dopo una settimana di testimonianze dalle quali è emerso il quadro di un dramma umano che, però, non ha commosso gli arcigni magistrati.  
IL TENTATO SUICIDIO - Alla vigilia di Natale Bei Bei, alla 33esima settimana di gravidanza***, si sente dire dal fidanzato (e futuro padre) che tutto quello che gli ha raccontato fin lì è falso: non la sposerà e non riconoscerà il bambino. Lui è già sposato e non ha alcuna intenzione di abbandonare la sua famiglia. Fatta la sua confessione in un parcheggio, l’ormai ex partner se ne va, lasciandola da sola, in ginocchio, in lacrime. Quando alza gli occhi, la donna disperata vede un davanti a sé un negozio di ferramenta. Entra, compra del veleno per topi e si avvelena. Ma, con sua sorpresa, non muore. All’inizio non si sente nemmeno male. Qualche ora dopo incontra amici ai quali confessa quella che ha fatto, mentre il veleno comincia a fare effetto.
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Attenzione adesso arriva la parte interessante...

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Viene ricoverata: le salvano la vita ma il feto soffre. Alla vigilia di Capodanno i medici la fanno partorire. La neonata viene battezzata. Ma Angel sopravvive a fatica, deve essere intubata.
IL DECESSO DELLA BIMBA - Il due gennaio Bei Bei la tiene con sè, fuori dall’incubatrice, per cinque ore. La piccola muore. E’ questa parte della storia, probabilmente******, che ha ispirato la durezza dei giudici*******. Ma con la donna cinese si sono schierate anche le organizzazioni dei medici per le quali i diritti del feto**** non possono cancellare i diritti civili dei genitori ai quali, in condizioni estreme, tocca decidere se «staccare la spina»*****. Un giudizio assurdamente severo, avvertono i medici, rischia di allontanare dagli ospedali le donne che vivono gravidanze problematiche.

Fonte

Allora, procediamo con calma...

*La bambina non era in grembo. Era stata fatta nascere ed e' stata prelevata dall'incubatrice dove lottava contro la morte dalla mamma che soffriva di depressione.


**Ovviamente del fatto che la piccolA erA unA bambinA, e quindi FEMMINA fottesega a nessuno. Diciamocelo, alle femministe interessano solo le donne emancipate e forti. Quelle deboli, cazzi loro...


*** praticamente all'8 mese. Wiki ci dice che nascere alla 33esima settimana puo' succedere. L'ostetrica di famiglia conferma. Ovvio, non va bene, ma si sopravvive senza troppe complicazioni se seguiti in ospedale. Sempre da wiki apprendo che:  >26 settimane: prognosi molto buona.

**** e ridaje. E' nata, nemmeno troppo prematuramente. Non e' piu' un feto. E' una bambina! Era. Forse sarebbe morta comunque. Forse sarebbe sopravvissuta.

***** genitori un cazzo, staccare la spina un cazzo. Se secondo voi una donna talmente depressa da tentare il suicidio, che esce da una storia non serena e' in grado di intendere e di volere, e' in pieno possesso delle proprie facolta'... bah... io ho i miei dubbi.

******ma solo probabilmente, non si sa mai cosa gli passa nella testa a questi giudici un po' pazzerelli...

*******pazzerelli e duri. Molto duri. Quasi dispotici. Sicuramente chissa' che lavaggio della testa hanno subito. In ogni caso hanno torto. E puzzano.

Detto questo, mi pare evidente che della donna e della bambina interessi poco o nulla ai sedicenti enti per i diritti umani. Si sta cercando di abbassare ancora un po' l'astina "etica" giusto per rosicchiare qualcosa ancora.

Detto questo, mi pare che questo articolo sia stato scritto da una angolatura ben precisa e un po' con il culo. E il titolo ancora peggio.





PS:Tra l'altro, il titolo che appare nella home e' diverso da quello poi dell'articolo.
Indovinate un po' che titolo sara' mai?
Eh... immancabile il corrierone. Che sia per avere piu' clik? Io in effetti ho abboccato come un pollo.

PPS: ma i polli perche' abboccano?

Fantacalcio 2011

Mexico 201446
LA SUPER NEO-PROMOSSA43
Mugiwara41
F.C. Vergate sul Membro40
F.C.SPONGEBOB40
A.C. Flynet38
Muppets36
KakàOkaka17


Ed e' podio.
Muguwara Team riesce nel disperato tentativo non perdere altre posizioni in classifica dopo essere scivolato dal gradino piu' alto in zona di piu' che pericolo.

Grande festa nella casa del presidente che ai microfoni di sky ha risposto così, pungolato dai giornalisti : < Per noi e' una gioia immensa. Certo, rimane il rammarico di aver guidato la classifica per parecchio tempo ma va bene cosi', l'importante e' qualificarsi per l'europa. Speriamo di fare meglio l'anno prossimo.>
Grande festa anche dei tifosi che dopo anni di vacche magre hanno ritrovato la fiducia nel club e nella dirigenza.

Sul sito ufficiale della squadra e' apparsa questa nota, a firma dell'allenatore:

< Ringrazio tutti i miei giocatori, uno a uno. In particolare voglio ringraziare Ibrahimovic per i cartellini, Maccarone per i rigori non segnati. Palacio per i gol fatti dalla panchina. La difesa tutta per aver evitato con cura di segnare quando schierata. Il centrocampo per le prestazioni magre e al limite della carita'. Hernandez ed Eder per aver mantenuto le promesse. Binho per l'inizio di stagione. Boriello per la fine di stagione. Tutti i giornalisti per i voti.  >

Grande soddisfazione quindi, ma piedi ben piantati a terra e lo sguardo rivolto gia' alla prossima stagione.






12 aprile 2011

La biblioteca di Babele

Da "Finzioni" di Jorge Luis Borges

L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d'un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato', coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella d'una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un'altra galleria, identica alla prima e a tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli. Uno permette di dormire in piedi; l'altro di soddisfare le necessità fecali. Di qui passa la scala spirale, che s'inabissa e s'innalza nel remoto. Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la Biblioteca non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria?), io preferisco sognare che queste superfici argentate figurino e promettano l'infinito... La luce procede da frutti sferici che hanno il nome d lampade. Ve ne sono due per esagono, su una traversa. La luce che emettono è insufficiente, incessante. Come tutti gli uomini della Biblioteca, in gioventú io ho viaggiato; ho peregrinato in cerca di un libro, forse del catalogo dei cataloghi; ora che i miei occhi quasi non posso decifrare ciò che scrivo, mi preparo a morire a poche leghe dall'esagono in cui nacqui. Morto, non mancheranno pietosi che mi gettino fuori della ringhiera; mia sepoltura sarà l'aria insondabile; il mio corpo affonderà lungamente e si corromperà e dissolverà nel vento generato dalla caduta, che è infinita. Io affermo che la Biblioteca è interminabile. Gli idealisti argomentano che le sale esagonali sono una forma necessaria dello spazio assoluto o' per lo meno della nostra intuizione dello spazio. Ragionano che è inconcepibile una sala triangolare o pentagonale. (i mistici tendono di avere, nell'estasi, la rivelazione d'una camera circolare con un gran libro circolare dalla costola continua che fa il giro completo delle pareti; ma la loro testimonianza è sospetta; le loro parole, oscure. Questo libro ciclico è Dio). Mi basti, per ora, ripetere la sentenza classica: " La Biblioteca è una sfera il cui centro esatto è qualsiasi esagono, e la cui circonferenza è inaccessibile". A ciascuna parete di ciascun esagono corrispondono cinque scaffali; ciascuno scaffale contiene trentadue libri di formato uniforme; ciascun libro è di quattrocentodieci pagine; ciascuna pagina, di quaranta righe; ciascuna riga, quaranta lettere di colore nero. Vi sono anche delle lettere sulla costola di ciascun libro; non, però, che indichino o prefigurino ciò che diranno le pagine. So che questa incoerenza, un tempo, parve misteriosa. Prima d'accennare soluzione (la cui scoperta, a prescindere dalle sue tragiche proiezioni, è forse il fatto capitale della storia) voglio rammentare alcuni assiomi. Primo: La Biblioteca esiste ab aeterno. Di questa verità, il cui corollario immediato è l'eternità futura del mondo, nessuna mente ragionevole puo' dubitare. L'uomo, questo imperfetto bibliotecario, può essere opera del caso o di demiurghi malevoli; l'universo, con la sua elegante dotazione di scaffali, di tomi enigmatici, di infaticabili scale per il viaggiatore e di latrine per il bibliotecario seduto, non può essere che l'opera di un dio. Per avvertire la distanza che c'è tra il divino e l'umano, basta paragonare questi rozzi, tremuli simboli che la mia fallibile mano sgorbia sulla copertina d'un libro, con le lettere organiche dell'interno: puntuali, delicate, nerissime, inimitabilmente simmetriche. Secondo: Il numero dei simboli ortografici è di venticinque. Questa constatazione permise, or sono tre secoli, di formulare una teoria generale della Biblioteca e di risolvere soddisfacentemente il problema che nessuna congettura aveva permesso di decifrare: la natura informe e caotica di quasi tutti i libri. Uno di questi, che mio padre vide in esagono del circuito quindici novantaquattro, constava le lettere M C V, perversamente ripetute dalla prima all'ultima riga. Un altro (molto consultato in questa zona) è mero labirinto di lettere, ma l'ultima pagina dice Ah tempo le tue piramidi. E' ormai risaputo: per una riga ragionevole, per una notizia corretta, vi sono leghe di insensate cacofonie, di farragini verbali e di incoerenze. (So d'una regione barbarica i cui bibliotecari ripudiano la superstiziosa e vana abitudine di cercare un senso nei libri, e la paragonano a quella di cercare un senso nei sogni o nelle linee caotiche della mano... Ammettono che gli inventori della scrittura imitarono i venticinque simboli naturali, ma sostengono che questa applicazione è casuale, e che i libri non significano nulla di per sé. Questa affermazione, lo vedremo, non è del tutto erronea). Per molto tempo si credette che questi libri impenetrabili corrispondessero a lingue preterite o remote. 0ra è vero che gli uomini piú antichi, i primi bibliotecari, parlavano una lingua molto diversa da quella che noi parliamo oggi: è vero che poche miglia a destra la lingua è già dialettale, e novanta piani piú sopra è incomprensibile. Tutto questo, lo ripeto, è vero, ma quattrocentodieci pagine di inalterabili M C V non possono corrispondere ad alcun idioma, per dialettale o rudimentale che sia. Altri insinuarono che ogni lettera poteva influire sulla seguente, e che il valore di MCV nella terza riga della pagina 71 non era lo stesso di quello che la medesima serie poteva avere in altra riga di altra pagina; ma questa vaga tesi non prosperò. Altri pensarono ad una crittografia; quest'ipotesi è stata universalmente accettata, ma non nel senso in cui la formularono i suoi inventori. Cinquecento anni fa, il capo d'un esagono superiore trovò un libro tanto confuso come gli altri, ma in no quasi due pagine di scrittura omogenea, verosimilmente leggibile. Mostrò la sua scoperta a un decifratore ambulante, e questo gli disse che erano scritte in portoghese; altri dissero che erano scritte in yiddish. Poté infine dire dopo ricerche che durarono quasi un secolo, che si trattava d'un dialetto samoiedo-lituano del guaraní, con inflessioni di arabo classico. Si decifrò anche il contenuto; nozioni di analisi combinatoria, illustrate con esempi di permutazioni a ripetizione illimitata. Questi esempi permisero a un bibliotecario di genio di scoprire la legge fondamentale della Biblioteca. Questo pensatore osservò che tutti i libri, per diversi che fossero, constavano di elementi eguali: lo spazio il punto, la virgola, le ventidue lettere dell'alfabeto. Stabilí inoltre, un fatto che tutti i viaggiatori hanno confermato: non vi sono, nella vasta Biblioteca, due soli libri identici. Da queste premesse incontrovertibili dedusse che la Biblioteca è totale, e che i suoi scaffali registrano tutte le possibili combinazioni dei venticinque simboli ortografici (numero anche se vastissimo, non infinito) cioè tutto ciò che è dato esprimere, in tutte le lingue. Tutto: la storia minuziosa dell'avvenire, le autobiografie degli arcangeli, il catalogo fede della Biblioteca, migliaia e migliaia di cataloghi falsi, la dimostrazione della falsità di questi cataloghi, la dimostrazione della falsità del catalogo autentico, l'evangelo gnostico di Basilide, il commento di questo evangelo, il commento del commento di questo evangelo, il resoconto veridico della tua morte, la traduzione di ogni libro in tutte le lingue, le interpolazioni di ogni libro in tutti i libri. Quando si proclamò che la Biblioteca comprendeva tutti i libri, la prima impressione fu di straordinaria felicità. Tutti gli uomini si sentirono padroni di un tesoro intatto e segreto. Non v'era problema personale o mondiale la cui eloquente soluzione non esistesse: in un qualche esagono. L'universo era giustificato, l'universo attingeva bruscamente le dimensioni illimitate della speranza. A quel tempo si parlò molto delle Vendicazioni: libri di apologia e di profezia che giustificavano per sempre gli atti di ciascun uomo dell'universo e serbavano arcani prodigiosi per il suo futuro. Migliaia di ambiziosi abbandonarono il dolce esagono natale e si lanciarono su per le scale, spinti dal vano proposito di trovare la propria Vendicazione. Questi pellegrini s'accapigliavano negli stretti corridoi, proferivano oscure minacce, si strangolavano per le scale divine, scagliavano i libri ingannevoli nei pozzi senza fondo, vi morivano essi stessi, precipitativi dagli uomini di regioni remote. Molti impazzirono... Le Vendicazioni esistono (io ne ho viste due, che si riferiscono a persone da venire, e forse non immaginarie), ma quei ricercatori dimenticavano che la possibilità che un uomo trovi la sua, o qualche perfida variante della sua, è sostanzialmente zero. Anche si sperò, a quel tempo, nella spiegazione dei misteri fondamentali dell'umanità: l'origine della Biblioteca e del tempo. È verosimile che di questi gravi misteri possa darsi una spiegazione in parole: se il linguaggio dei filosofi non basta, la multiforme Biblioteca avrà prodotto essa stessa l'inaudito idioma necessario, e i vocabolari e la grammatica di questa lingua. Già da quattro secoli gli uomini affaticano gli esagoni... Vi sono cercatori ufficiali, inquisitori. Li ho visti nell'esercizio della loro funzione: arrivano sempre scoraggiati; parlano di scale senza un gradino, dove per poco non s'ammazzarono; parlano di scale e di gallerie con il bibliotecario; ogni tanto, prendono il libro piú vicino e lo sfogliano, in cerca di parole infami. Nessuno, visibilmente, s'aspetta di trovare nulla. Alla speranza smodata, com'è naturale, successe una eccessiva depressione. La certezza che un qualche scaffale d'un qualche esagono celava libri preziosi e che questi libri preziosi erano inaccessibili, parve quasi intollerabile. Una setta blasfema suggerí che s'interrompessero le ricerche e che tutti gli uomini si dessero a mescolare lettere e simboli, fino a costruire, per un improbabile dono del caso, questi libri canonici. Le autorità si videro obbligate a promulgare ordinanze severe. La setta sparí, ma nella mia fanciullezza ho visto vecchi uomini che lungamente s'occultavano nelle latrine, con dischetti di metallo in un bossolo proibito, e debolmente rimediavano al divino disordine. Altri, per contro, credettero che l'importante fosse di sbarazzarsi delle opere inutili. Invadevano gli esagoni, esibivano credenziali non sempre false, sfogliavano stizzosamente un volume e condannavano scaffali interi: al loro furore igienico, ascetico, si deve l'insensata distruzione di milioni di libri. Il loro nome è esecrato, ma chi si dispera per i "tesori" che la frenesia di coloro distrusse, trascura due fatti evidenti. Primo: la Biblioteca è cosí enorme che ogni riduzione d'origine umana risulta infinitesima. Secondo: ogni esemplare è unico, insostituibile, ma (poiché la Biblioteca è totale) restano sempre varie centinaia di migliaia di facsimili imperfetti, cioè di opere che non differiscono che per una lettera o per una virgola. Contrariamente all'opinione generale, credo dunque che le conseguenze delle depredazioni commesse dai Purificatori siano state esagerate a causa dell'orrore che quei fanatici ispirarono. Li sospingeva l'idea delirante di conquistare i libri defl'Esagono Cremisi: libri di formato minore dei normali; onnipotenti, illustrati e magici. Sappiamo anche d'un'altra superstizione di quel tempo: quella dell'Uomo del Libro. In un certo scaffale d'un certo esagono (ragionarono gli uomini) deve esistere un libro che sia la chiave e il compendio perfetto di tutti gli altri: un bibliotecario l'ha letto, ed è simile a un dio. Nel linguaggio di questa zona si conservano tracce del culto di quel funzionario remoto. Molti peregrinarono in cerca di Lui, si spinsero invano nelle piú lontane gallerie. Come localizzare il venerando esagono segreto che l'ospitava? Qualcuno propose un metodo regressivo: per localizzare il libro A, consultare previamente il libro B; per localizzare il libro B, consultare previamente il libro C; e cosí all'infiníto... In avventure come queste ho prodigato e consumato i miei anni. Non mi sembra inverosimile che in un certo scaffale dell'universo esista un libro totale; prego gli dèi ignoti che un uomo - uno solo, e sia pure da migliaia d'anni! - l'abbia trovato e l'abbia letto. Se l'onore e la sapienza e la felícità non sono per me, che siano per altri. Che il cielo esista, anche se il mio posto è all'inferno. Ch'io sia oltraggiato e annientato, ma che per un istante, in un essere, la Tua enorme Biblioteca si giustifichi. Affermano gli empi che il nonsenso è normale nella Biblioteca, e che il ragionevole (come anche l'umile e semplice coerenza) è una quasi miracolosa eccezione. Parlano (lo so) della "Biblioteca febbrile' i cui casuali volumi corrono il rischio incessante di mutarsi in altri, e tutto affermano, negano e confondono come una divinità in delirio". Queste parole, che non solo denunciano il disordine, ma lo illustra. no, testimoniano generalmente del pessimo gusto e della di sperata ignoranza di chi le pronuncia. In realtà, la Biblioteca include tutte le strutture verbali, tutte le variazioni permesse dai venticinque simboli ortografici, ma non un solo nonsenso assoluto. Inutile osservarmi che il miglior volume dei molti esagoni che amministro s'intitola Tuono pettinato, un altro Il crampo di gesso e un altro Axaxaxas mló. Queste proposizioni, a prima vista incoerenti, sono indubbiamente suscettibili d'una giustificazione crittografica o allegorica; questa giustificazione è verbale, e però, ex hypothesi, già figura nella Biblioteca. Non posso immaginare alcuna combinazione di caratteri

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che la divina Biblioteca non abbia previsto, e che in alcuna delle sue lingue segrete non racchiuda un terribile significato. Nessuno può articolare una sillaba che non sia piena di tenerezze e di terrori; che non sia, in alcuno di quei linguaggi, il nome poderoso di un dio. Parlare è incorrere in tauto-logie. Questa epistola inutile e verbosa già esiste in uno dei trenta volumi dei cinque scaffali di uno degli innumerabili esagoni - e cosí pure la sua confutazione. (Un numero n di lingue possibili usa lo stesso vocabolario; in alcune, fl simbolo biblioteca ammette la definizione corretta di sistema duraturo e ubiquitario di gallerie esagonali, ma biblioteca sta qui per pane, o per piramide, o per qualsiasi altra cosa, e per altre cose stanno le sette parole che la definiscono. Tu che mi leggi, sei sicuro d'intendere la mia lingua?) Lo scrivere metodico mi distrae dalla presente condizione degli uomini, cui la certezza di ciò, che tutto sta scritto, annienta o istupidisce. So di distretti in cui i giovani si prosternano dinanzi ai libri e ne baciano con barbarie le pagine, ma non sanno decifrare una sola lettera. Le epidemie, le discordie eretiche, le peregrinazioni che inevitabilmente degenerano in banditismo, hanno decimato la popolazione. Credo di aver già accennato ai suicidi, ogni anno piú frequenti. M'inganneranno, forse, la vecchiezza e il timore, ma sospetto che la specie umana - l'unica - stia per estinguersi, e che la Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta. Aggiungo: infinita. Non introduco quest'aggettivo per un abitudine retorica; dico che non è illogico pensare che il mondo sia infinito. Chi lo giudica limitato, suppone che in qualche luogo remoto i corridoi e le scale e gli esagoni possano inconcepibilmente cessare; ciò che è assurdo. Chi lo immagina senza limiti, dimentica che è limitato il numero possibile dei libri. lo m'arrischio a insinuare questa soluzione: La Biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore la traversasse in una direzione qualsiasi, constaterebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l'Ordine). Questa elegante speranza rallegra la mia solitudine.









Certe coincidenze mi affascinano.
E non posso fare a meno che assecondarle.

11 aprile 2011

La «terza via» inglese parla cristiano
La stampa britannica l’ha soprannominato il «re filosofo» di David Cameron, il guru al quale il primo ministro deve la sua ideologia di Big society, ma Phillip Blond sostiene che la sua proposta andava oltre la divisione fra destra e sinistra. «Ci troviamo nel mezzo di un cambiamento di paradigma – dice –, assistiamo alla fine del progetto neoliberale come trent’anni fa abbiamo visto la fine delle teorie keynesiane». Quello che seguirà, spera l’ideologo di Cameron, sarà un nuovo conservatorismo comunitario e civico. Anglicano praticante e seguace del movimento di ortodossia radicale, che vuole riportare il cristianesimo dentro la società britannica, troppo individualista e secolarizzata, Blond è un grande ammiratore di Chesterton e Belloc e nel suo pensiero si respira la dottrina sociale cattolica, della quale si dice grande ammiratore: «Penso che il protestantesimo abbia reso la religione un fatto privato da vivere individualmente e che ciò abbia avuto un effetto negativo sulla nostra società». Nel suo volume-manifesto Red Tory, pubblicato nei mesi scorsi, questo ex professore di filosofia e teologia dell’Università di Lancaster sostiene che la destra, con la fede cieca nel libero mercato, e la sinistra, con la promozione del welfare come soluzione a tutti i mali sociali, hanno finito per minare la società britannica. Divisa tra una minoranza molto ricca e una sottoclasse che non riesce a uscire dalla trappola dei sussidi di Stato. Oggi soltanto il 30% dei cittadini britannici ha fiducia negli altri e nella società, a paragone del 56% del 1959, uno dei tassi più bassi in Europa.
Professor Blond, il Times ha ripreso un articolo nel quale lei esprime dubbi sul fatto che la proposta della "Big society" (sostenuta da Cameron), cioè una società dove il ruolo dello Stato viene ridotto a favore della società civile, possa realizzarsi, perché i tagli fatti in queste settimane dal governo rischiano di impedirlo…<+tondo>«Il ministero del Tesoro e delle Finanze non è abbastanza innovativo nella sua politica economica da pensare alla riduzione del deficit come a una possibilità per introdurre la sussidiarietà e dare un nuovo ruolo ai cittadini. In realtà le due cose – i tagli che sono necessari per ridurre l’inefficienza e una maggiore partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica – potrebbero sincronizzarsi, ma in questo momento non succede».
Perché? E cosa ne pensa?
«Penso che questo progetto non sia ancora stato accettato da tutti i settori del governo e alcuni non lo approvano ancora; il che mi preoccupa. Ma penso anche che la "Big Society" abbia un forte impatto e continuerà a diffondersi».
In che cosa consiste esattamente quest’idea, che giornalisti inglesi hanno definito troppo vaga?«La "Big Society" non consiste soltanto nel volontariato, come banalmente è stato detto, ma nell’idea che i servizi che vengono gestiti dallo Stato possano essere organizzati con meno costi e maggiore efficienza da associazioni, centri, charities gestite dai cittadini. È la rottura della concentrazione di potere nello Stato e nell’economia per ridistribuire il capitale e le capacità nella nostra società, così da generare tanti centri di ricchezza, innovazione e proprietà. Esistono molti costi legati alla burocrazia che possono essere tagliati. Lo Stato tassa troppo ed è troppo inefficiente».
Può fare un esempio pratico di come la "Big Society" può sostituire lo Stato?«Il Sandwell Community Caring Trust, nel nord dell’Inghilterra: una charity che si occupava di assistere portatori di handicap e anziani a casa loro e in strutture d’accoglienza e che nel 1997 ha assorbito diversi ruoli svolti fin allora dall’autorità locale. I costi di amministrazione sono calati enormemente: in passato la cura degli anziani costava all’autorità locale 657 sterline a persona per settimana; la nuova gestione ha ridotto il costo a 328 sterline e gli anziani sono più contenti di prima. Un altro esempio è il progetto di Charlie Elphicke per far gestire il porto di Dover a un trust controllato dagli abitanti anziché privatizzarlo».
Lei è un anglicano praticante. Quanto è importante la religione nella sua vita? «È molto importante nello spingermi a combattere le ingiustizie sociali e in particolare le condizioni di quella sottoclasse che, nel Regno Unito, dipende dai sussidi dello Stato per vivere e non ha possibilità di lavoro e di migliorare la propria condizione».
Ritiene che anche le Chiese rivestano un ruolo importante nel progetto della «Big Society»?«Sì, certamente. Penso che le Chiese non debbano essere estranee alla sfera pubblica, anzi che possano e debbano indicare ai cittadini come si può vivere una vita buona in tutti i settori dell’esistenza».
Eppure nella società britannica di oggi è in un atto uno scontro tra i valori religiosi e quelli del politicamente corretto, che vogliono confinare le Chiese in un ambito privato.«È vero, ma questo non significa che la religione non sia importante. In un recente sondaggio il 70% degli inglesi ha detto di essere credente. E a livello globale la religione è in aumento in tutto il mondo».

Fonte






Interessante articolo.

Eh, ma per gli italiani voi cosa fate?

Stop, calma, riavvolgiamo un attimo il nastro e riviviamo la scena dall'inizio.

Piazza della Chiesa, Concorezzo, ore 10 e qualcosa, quasi 10:30.
Si stanno vendendo colombe su un banchetto sgangherato.
Due cartelli scritti male spiegano in parole povere il perche':

Raccogliere fondi da mandare in Myanmar, all'orfanotrofio di Myitkyina, dove sono stati ordinati preti i nostri amici birmani Agostin e Vincent e dove un allegro gruppo di Concorezzesi si e' recato in viaggio due anni fa, e raccogliere fondi per aiutare i 50 scapestrati nostrani a raggiungere Madrid 2011.

Un duplice fine, in rapporto di 4:1. In pratica la gran parte dei fondi andra' in Birmania, noi tratterremo solo lo stretto necessario per pagare la benzina del furgone di appoggio.

Si stava, dicevamo, vendendo qualche colomba quando ecco arrivare il nostro soggetto.
Si avvicina con sguardo altero e saputo e domanda con un filo di voce, cosa facciamo. Iniziamo a spiegargli e ci interrompe con una osservazione acuta, -furbi, andate in Spagna a vedere il Papa quando lo abbiamo qui ?- eh, ma signore, e' Lui che ci chiama a Madrid - ... - ci osserva squadrandoci da dietro le sue gayssime lenti da sole azzurre. - poi, sa, in realta' la maggior parte dei fondi li mandiamo in Myanmar- ? - La Birmania - ? - In Asia... - Ah... in asia... eh... bravi voi... ma per gli italiani voi cosa fate? ... - probabilmente poi ha aggiunto qualcos'altro di altrettanto intelligente, non ricordo di preciso, o meglio, ho smesso proprio di ascoltarlo.

Dopo  poco si allontana borbottando qualcosa, forse non ha preso bene il mio invito a mettere giu' lui un banchetto con le colombe per aiutare lui gli italiani, nessuno glielo vieta, anzi.

Sparisce, non v'è traccia piu' dell'individuo. Puff...

Dopo meno di due ore nemmeno delle quasi 200 colombe c'è piu' traccia. Tutte vendute.



Il nervoso m'è durato fin troppo. Colpa mia, me la prendo per davvero quando incontro questi soggetti un po' tristi ma molto saccenti.

09 aprile 2011

Iehud !

Libia, l'antisemitismo
(senza ebrei) dei rivoluzionari

I ribelli: «I carri armati di Gheddafi sono costruiti in Israele». E «Iehud» è l'offesa che si fa a Gheddafi

Dal nostro inviato AJDABYA - La Nato sbaglia obbiettivi e colpisce le camionette del rivoluzionari? Niente paura, loro hanno una spiegazione. «Sono piloti ebrei. Il Mossad aiuta Gheddafi», affermano quasi fosse un fatto assodato, indiscutibile. Come del resto è evidente che Gheddafi sia figlio di una donna ebrea e per giunta prostituta, elemento questo che in se stesso spiegherebbe la sua perfidia, il suo desiderio di derubare il popolo libico, la sua doppiezza. I più fantasiosi aggiungono che il padre sarebbe stato un «fascista italiano».
Sulla linea del fronte tra la cittadina petrolifera di Brega e quella sul nodo stradale di Ajdabya quando le bombe nemiche cadono più fitte e il rischio di una nuova ritirata si fa imminente, i soldatini in erba giustificano la superiorità avversaria dicendosi a vicenda che «i carri armati di Gheddafi sono costruiti in Israele, persino le tavolette di cioccolato dei suoi carristi vengono da Tel Aviv». Ma non si scoraggiano. «Dopo Brega, Sirte e Tripoli libereremo Gaza e Gerusalemme», sostenevano venerdì tra i gipponi fermi ai lati della strada, una decina di chilometri dalle pattuglie avanzate di Gheddafi.

ANITSEMITISMO SENZA EBREI - Curioso questo antisemitismo senza ebrei. Gli slogan della rivoluzione libica ne sono uno specchio fedele. Sui muri di Bengasi la parola “Iehud”, ebreo in arabo, si spreca. I bambini disegnano dovunque la matematica del disprezzo: stella di Davide più croce uncinata uguale Gheddafi. Oppure una sola, grande stella, con nel cuore marcata di odio la parola “Mohammar”. Al Cairo l’immagine di Mubarak era stata distorta con corna e denti aguzzi in quella di diavolo sovrastato dall’immancabile “Iehud”. Qui lo stesso avviene con quella del Colonnello. Troneggia nella vie del centro di Bengasi, di fronte alle vecchie basi militari, sui muraglioni attorno al porto, soprattutto nei corridoi del tribunale, diventato uno delle sedi del governo rivoluzionario temporaneo. E’ talmente diffusa che occorre uno sforzo di concentrazione per farci caso. “Iehud” sta sugli edifici-simbolo più odiati della dittatura: la sede della polizia, le celle dove si torturava, le ville di Gheddafi, le abitazioni dei suoi fedelissimi. Nelle librerie “Mein Kampf” resta il testo più diffuso. Ma sin qui nulla di nuovo. E’ dall’epoca di Nasser che il libello hitleriano accompagna nel mondo arabo la vulgata composta da antisionismo laico, pregiudizio razziale e odio religioso.
LA CONVIVENZA - Da molti decenni ormai l’antica tradizione di convivenza tollerante tra ebraismo sefardita e civiltà islamica ha cessato di esistere in Medio Oriente. La novità è che il tradizionale atteggiamento anti-sionista, in voga sin dagli anni Trenta ed esploso dopo il 1948, resta invariato anche tra i ranghi della rivolta che chiede libertà, democrazia e guarda ai modelli di vita occidentali come obiettivi da raggiungere. «E’ tutta colpa della propaganda anti-isrealiana che è stata martellante durante i 42 anni della dittatura», minimizzano all’università di Bengasi. In realtà il fenomeno appare fortemente radicato nella cultura e nei modi di pensare del Paese. Molto più profondo degli slogan di Gheddafi. Vi si trova un misto di pregiudizio religioso anti-giudaico e odio per Israele che proprio la nuova libertà imperante nelle regioni della rivoluzione fa proliferare ulteriormente. «E’ il Mossad che con la Cia detta gli equilibri del Medio Oriente. Lo stesso Gheddafi venne sostenuto da loro ai tempi del golpe contro re Idris nel 1969», afferma sicuro tra i tanti e in perfetto italiano Sadik al Ghallal, noto commerciante locale i cui figli hanno ruoli dirigenziali nel nuovo governo a Bengasi. Curioso, perché la pur antichissima comunità ebraica libica (se ne trovano le prime tracce tra le Pentapolis nella Cirenaica del terzo secolo Avanti Cristo) iniziò a lasciare il Paese appena dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tra il 1948 e il 1951, circa 31.000 ebrei libici immigrarono in Israele sotto la minaccia dei pogrom. Appena dopo la guerra del 1967 ne partirono altri 7.000, con l’assenso di re Idris e la collaborazione della marina militare italiana. Due anni dopo, appena salito al potere Gheddafi ordinò la confisca dei beni ebraici. Nel 1974 solo 20 ebrei erano segnalati a Tripoli. Dal 2003 sembra non se sia rimasto neppure uno.


Fonte


Mi raccomando, e' importante armare i ribelli.

Yeah.


Son cose che non si possono leggere.




PS: Per chi si chiedesse con che diritto Israele esiste, la sottolineatura potrebbe essere un indizio.

Interpretazioni diverse del trattato di Schengen. Primi rimpatri, disordini a Lampedusa.
Italia-Francia, intesa sui pattugliamenti.
Maroni: «Azione comune per fermare il flusso». Napolitano critica la Ue: «Le regole servivano da tempo»



MILANO - «Per sollecitare la Ue a contrastare l'immigrazione clandestina abbiamo concordemente deciso un pattugliamento comune sulle coste tunisine fra Italia e Francia per bloccare le partenze dalla Tunisia». Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine dell'incontro bilaterale nella prefettura di Milano con l'omologo transalpino Claude Guéant, preceduto alla vigilia da dichiarazioni tutt'altro che concilianti tra i due Paesi. Il governo francese aveva minacciato di rimandare in Italia tutti gli immigrati che valicheranno la frontiera in possesso del solo permesso temporaneo di soggiorno che le autorità italiane hanno deciso di rilasciare agli immigrati sbarcati nelle ultime settimane a seguito delle crisi nord-africane. E Maroni aveva replicato spiegando che «mettere le truppe, come a Risiko, alla frontiera tra noi e la Francia è la cosa più sbagliata» e che c'è un solo modo per i francesi di impedire che i migranti circolino liberamente anche nel loro territorio: «Che la Francia esca da Schengen o sospenda il trattato». Dopo il faccia a faccia milanese sembra invece profilarsi un clima di collaborazione, anche se sull'applicazione delle norme europee in materia di accoglienza le posizioni restano distanti.
DIVERGENZE SU SCHENGEN - La disputa maggiore era proprio sull'interpretazione del trattato di Schengen, che prevede la libera circolazione entro i confini dei Paesi che vi aderiscono. La Francia aveva fin dall'inizio sostenuto che il solo permesso di soggiorno temporaneo non sarebbe stato sufficiente e che i migranti avrebbero dovuto avere con sè quantomeno un passaporto valido e le risorse economiche necessarie al proprio sostentamento. «I permessi temporanei di soggiorno rilasciati dal governo italiano - ha precisato Guéant al termine dell'incontro con Maroni - aprono la possibilità di libera circolazione ma nel rispetto dell'articolo 5 di Schengen, che prevede il possesso di risorse finanziarie e documenti». Il ministro di Sarkozy ha poi sottolineato che «spetta ad ogni paese verificare queste condizioni». Non sembra dunque essere passata la linea italiana che con i permessi temporanei riteneva di avere trovato la chiave per far sì che anche altre nazioni facessero la propria parte nell'accoglienza ai migranti. Molti dei quali, tra l'altro, hanno dichiarato di essere sbarcati in Italia per questioni di vicinanza ma di essere in realtà interessati a raggiungere altri Paesi, in primis proprio la Francia, punto di riferimento naturale (a causa del suo passato coloniale) per tutte le popolazioni dell'area maghrebina. Ma proprio per questo il governo di Sarkozy teme una vera e propria invasione e di conseguenza ha stabilito ulteriori restrizioni per l'ingresso di stranieri sul proprio territorio. «Sulla questione che ha determinato polemiche sulla libera circolazione si applicano le regole di Schengen e gli accordi bilaterali Italia-Francia secondo le regole che ci sono» ha invece ribadito Maroni lasciando intendere che l'interpretazione delle norme, da parte italiana, è differente. «Le autorità francesi - ha aggiunto Maroni - sono libere di verificare, in rapporto di leale collaborazione. Tutte le questioni potranno essere risolte».
GERMANIA CRITICA - Non c'è soltanto Parigi che mantiene la linea dura sugli ingressi degli immigrati provvisti del permesso temporaneo per motivi umanitari (via libera soltanto se hanno anche documenti e soldi); fa sentire la propria critica anche la Germania. E promette di intervenire per bloccare l'iniziativa italiana per far passare le frontiere italiane ai migranti verso altri Paesi Ue. Il portavoce del ministro dell'Interno tedesco, infatti, fa sapere che Berlino infatti considera la decisione dell'Italia di accordare permessi temporanei per motivi umanitari ai migranti tunisini «contraria allo spirito di Schengen» e che il governo tedesco solleverà la questione lunedì alla riunione ministeriale Ue di Lussemburgo. Sull'argomento l'interpretazione del ministero dell'Interno italiano e del governo Berlusconi è diversa da quella che fin qui la Francia ( e ora la Germania ) hanno dato. La norma italiana che prevede i «permessi temporanei per motivi umanitari» è stata recepita al momento dell'adesione al trattato di Schengen. Per questo il ministro Maroni ha già sostenuto, nei riguardi della Francia, che per non rispettarla un Paese aderente al patto ha solo due possibilità: sospendere il l'applicazione del trattato o uscirne definitivamente. Ma bisognerà vedere se questa posizione di «diritto» reggerà all'opposizione politica di altri Paesi, specie se importanti come Francia e Germania.
I PERMESSI - L'Italia ha comunque stabilito con un Decreto del Presidente del Consiglio che il permesso di soggiorno temporaneo di 6 mesi per i cittadini nordafricani, giunti in Italia fra il primo gennaio ed il 5 aprile, da richiedere entro il 16 aprile, consentirà «all'interessato, titolare di un documento di viaggio, la libera circolazione nei Paesi Ue, conformemente alle previsioni dell'Accordo di Schengen e della normativa comunitaria». Lo si legge nel Dpcm, pubblicato venerdì sera sulla Gazzetta Ufficiale. Secondo l'Italia, una volta ottenuto il permesso di soggiorno temporaneo, l'unico limite per poter accedere negli altri Paesi Ue sarà la titolarità di un documento di viaggio.
INCONTRO MARONI-BOSSI - Maroni si è anche incontrato con il leader della Lega Umberto Bossi che gli ha manifestato «Piena intesa sull'immigrazione». Al colloquio era presente anche il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. Sempre a quanto si è appreso, Bossi, Maroni e Calderoli hanno fatto il punto sulle soluzioni individuate per affrontare l'emergenza migranti e su quanto resta da fare. In questi giorni è stata proprio la difficile gestione dell'emergenza immigrazione a far salire la tensione all'interno della Lega. Oggi il colloquio tra i tre leghisti da cui sarebbe emersa appunto la «piena intesa» sul percorso fin qui seguito e sulle prossime mosse da fare.

Immigrati, tra rimpatri e tensioni
NAPOLITANO - Sul tema immigrazione è intervenuto anche il Presidente della Repubblica, che ha criticato la Ue e ha rivolto un invito: «C'è bisogno di scelte più coese da molto tempo». Il Capo dello Stato anche detto che si è fatta fatica a rendere efficaci delle regole comuni in materia sia di immigrazione, sia di asilo che sono due fenomeni che spesso si confondono ma restano diversi», ha spiegato il capo dello Stato. «L'immigrazione è un processo di lungo periodo al di là dell'emergenza - ha sottolineato Napolitano - i dati dimostrano che continua il processo di invecchiamento della popolazione europea mentre prosegue l'iniezione di forza lavoro giovane dal di fuori dei Paesi dell'Unione».
PATTUGLIAMENTO- Intanto lo Stato maggiore della Difesa rende noto che «In applicazione dell'intessa italo-tunisina relativa all'emergenza immigrazione, la Marina militare, nella serata odierna, avvierà le operazioni di sorveglianza e monitorizzazione in prossimità delle acque territoriali tunisine mediante l'impiego della corvetta Minerva. All'attività prenderà anche parte un aereo da pattugliamento marittimo Atlantic».
LA RICERCA DEI DISPERSI - Nel frattempo, sul fronte del soccorso ai migranti che hanno affrontato il viaggio attraverso il Canale di Sicilia, va registrato che restano purtroppo senza esito le ricerche di dispersi del naufragio avvenuto martedì notte a 39 miglia ad sud di Lampedusa. Sarebbero almeno 250 le persone che ancora mancano all'appello. Le operazioni sono andate avanti per tutta la giornata di giovedì e proseguiranno anche venerdì. L'area del mare Mediterraneo, dove si è verificata la tragedia, è stata battuta da elicotteri, aerei e navi di ogni reparto. La Guardia di finanza e la Capitaneria di porto si sono avvicendate nelle operazioni ma l'impeto del mare non ha dato loro alcuna speranza. I corpi dei dispersi sono quasi sicuramente sul fondo del mare e non riaffioreranno fino a quando le condizioni meteo non saranno migliorate e le forti correnti sparite.
IL PRIMO RIMPATRIO - È invece salpata attorno alle 7,30 fa dal molo di Cala Pisana, a Lampedusa, la nave «Flaminia» della Tirrenia, con a bordo diverse centinaia di migranti. La nave, secondo quanto di apprende, dovrebbe approdare oggi prima a Catania e poi a Livorno. Con il trasferimento di questa notte, nel centro di accoglienza dell'isola rimangono ormai soltanto alcune decine di migranti. Giovedì notte, invece, è decollato dall'aeroporto dell'isola un aereo con una trentina di migranti diretti a Tunisi: si tratta del primo rimpatrio dopo la firma dell'accordo italo-tunisino di martedì scorso. I tunisini rimpatriati avrebbero tutti dei precedenti penali, secondo quanto riferito da alcune fonti all'Ansa. Secondo le stesse fonti sarebbero state le stesse autorità tunisine a fornire l'elenco di chi aveva precedenti con la giustizia. Ci sono stati però momenti di tensione al centro di accoglienza di contrada Imbriacola dopo la diffusione della notizia del rimpatrio forzato. Nel timore di essere rimpatriati anche loro, i 74 tunisini che erano arrivati mercoledì assieme a quelli adesso espulsi, hanno protestato animatamente e solo a tarda notte le forze dell'ordine hanno riportato la calma. L'ultimo sbarco di tunisini è avvenuto nell'isola alle 0.30 della notte di mercoledì, quando sono arrivati 104 migranti su un barcone soccorso dalla Guardia costiera.
TUNISINI GETTATI IN MARE - In mattinata è poi arrivata la notizia di quaranta tunisini gettati in mare dagli scafisti che pilotavano il loro barcone, nel tentativo di fuggire alla Guardia costiera che aveva intercettato il natante a poca distanza dall'isola di Pantelleria (Trapani). I migranti sono stati soccorsi, mentre due motovedette si sono messe all'inseguimento del barcone che è stato raggiunto dopo tre miglia. Arrestati i tre scafisti.
ARRIVATO BARCONE CON 600 PERSONE - In serata una vecchia nave, con a bordo centinaia di migranti che secondo una prima stima sarebbero circa 600, è appena attraccata al molo di Lampedusa. L'imbarcazione era stata avvistata a una ventina di miglia dall'isola ed è poi stata scortata in porto dalle motovedette della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza. La nave proverrebbe dalla Libia.
Fonte



Eccoli, pronti a pontificare sull'accoglienza, e anche a riprendere con vigore chi non accoglie, ma quando poi si bussa alle loro porte... Nah...
Finche' son laureati, tecnici e professionisti va bene, porte aperte. Quando arrivano col gommone meglio lasciarli in Italia.

Possiamo anche tenerli, non e' questo il punto.

Il nocciolo della questione e' che siamo presi per il culo da tutta europa, e questo a me non piace.

Poi oh, tutti in piazza per l'Unita' d'Italia con bandiere e coccarde al petto.

05 aprile 2011

«It begins with us»

Hanno gia' iniziato pure qui con la campagna elettorale di Obama per le presidenziali del 2012.
Campagna elettorale dal costo stimato di 1.000.000.000 dollari. La piu' imponente di sempre.
Tutti  soldi che pero' arriveranno dalla gente comune, mica dalle lobby del petrolio come con Bush.

Non ce l'ho a morte con Obama, semplicemente trovo assurdo come i nostri media siano tutti sistematicamente schierati a suo favore e mi chiedo che senso abbia fare campagna elettorale, spendendo soldi e tempo, all'estero.
L'unica cosa che mi viene in mente e' che i viaggi di Obama a Parigi e Berlino(mi pare) quando ancora era solo un candidato, gli siano serviti oggi nella faccenda Libica per non inimicarsi l'opinione pubblica europea.
Crearsi una aurea di figaggine assoluta a quanto pare e' utile ancora oggi. Soprattutto poi se i fatti smentiscono le parole.


Ah, gia' ...
«Take it in the ass, it begins with us»

01 aprile 2011

Panico Paura.

Milano - Notizia che ha dell'incredibile dalla Corea del Nord. Secondo quando raccontato da Sergeiji Grossman, un ricercatore americano di origini Uzbeke, tornato due mesi fa proprio dalla capitale Pyongyang dove da anni lavorava come ricercatore per il governo coreano, le forze armate coreane avrebbero nel loro arsenale dei robot antropomorfi. Srgeiji, che ha lavorato proprio su questo progetto per anni, ha consegnato al Pentagono dettagliati documenti e anche un video, pare, girato durante la presentazione delle macchine tenutasi proprio nella capitale lo scorso inverno, sotto gli occhi soddisfatti del capo di governo Kim Jong-il e dei vertici militari del paese. La notizia, che e' stata lungamente smentita da Washington, ha pero' ricevuto una clamorosa conferma da immagini satellitari diffuse da un ente Svedese.

Il Generale Artur McKenzie, dell'esercito degli Stati uniti si dichiara sommamente preoccupato ai microfoni del Wall Street Journal < Sarebbe una svolta epocale per la guerra come e' stata intesa da cinquant'anni a questa parte> ammette < tuttavia per il momento non ci risulta che la tecnologia in possesso a Pyongyang  sia completamente funzionante. Non rappresentano una minaccia immediata. Sicuramente pero' dovremo accellerare le ricerche in questa direzione>.
La notizia ha fatto subito il giro del mondo, specie su internet dove migliaia di appassionati di anime, i cartoni tipicamente giapponesi e, guardacaso, coreani stanno gia' sognando ad occhi aperti.
Cosi' come gia' era successo per gli aerei e molte altre invenzioni, la fantasia e l'estro degli scrittori o, in questo caso, dei disegnatori, ha anticipato la scienza.
Mazinga e Goldrake non sono piu' cosi' lontani.

Fonte





La giornalista pensa a Mazinga o Goldrake..
Io ne ho in mente un paio un po' piu' cattivi e decisamente meno simpatici...

Vabbe', mi consola l'aver una vaga infarinatura in materia.
Potrei sopravvivere.
Un ripassino pero' non guasta.
Via, a rivedere Full Metal Panic o Neon Genesis Evangelion, senno' son cavoli amari.